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Giorgio Alleva

Avant-propos - Prefazione

Giorgio Alleva
Prof. ordinario di Statistica
Direttore del Dipartimento MEMOTEF
(Metodi e modelli per l’economia, il territorio e la finanza)
“Sapienza” - Università di Roma
giorgio.alleva@uniroma1.it




Partecipo volentieri a questa iniziativa sul plurilinguismo e credo che sia certamente utile una riflessione su questo tema da parte delle strutture preposte alla formazione universitaria. Da sempre Roma è caratterizzata dal multilinguismo, e anche il nostro Paese attrae in modo più o meno temporaneo flussi di persone da ogni continente, ma le competenze di plurilinguismo dei cittadini, delle imprese e delle istituzioni devono migliorare ancora molto. Nella nostra facoltà il multilinguismo è sempre più forte, cresce il numero degli studenti stranieri che parlano diverse lingue, e per noi è una necessità quella di creare un ambiente favorevole alla valorizzazione del plurilinguismo.

Da questo punto di vista, essendo presenti nel mio dipartimento gli insegnamenti delle principali lingue europee, nel tempo ho imparato dalle mie colleghe diverse cose; ad esempio che non è importante la sola conoscenza dell’inglese, tipico luogo comune di tante famiglie che puntano su questo elemento come elemento fondamentale per dare più chance ai propri figli. Ho imparato che gli insegnanti delle lingue non si occupano di una materia come tutte le altre, ma sono inseriti in un processo più largo, più importante, che è quello di favorire un orientamento internazionale, sempre più richiesto nelle strutture preposte alla formazione come competenza trasversale. È dunque importante la presenza delle lingue in un percorso formativo, ma ben più importante prevedere lo sviluppo di esperienze e competenze di carattere internazionale. E’ importante questo passaggio di considerare le lingue non più solamente come uno degli elementi, spesso anche un orpello, dei percorsi formativi, ma invece di inserirle a pieno titolo in un processo volto al plurilinguismo. Dobbiamo quindi progettare non solo una formazione in lingua, ma favorire occasioni interculturali.

Poco tempo fa partecipando a un convegno su “quali competenze per competere” ho avuto la possibilità di conoscere i risultati di un’indagine recente, il Progetto europeo REFLEX (New Demands on Higher Education in Europe: The Flexible Professional in the Knowledge Society). Si tratta di un progetto finanziato nell’ambito del Sesto Programma Quadro, svolto in 15 diversi paesi, tra i quali l’Italia, finalizzato ad individuarequali siano le competenze su cui puntare in Europa nei prossimi decenni. Tra gli elementi che sono emersi come capaci di dare ai laureati maggiori chances di inserimento nel mercato del lavoro, accanto a una serie di elementi quali l’expertise professionale, la flessibilità funzionale, la capacità di mobilitare delle risorse, l’orientamento all’innovazione ecc. riveste un ruolo fondamentale l’orientamento internazionale. Definito non solamente come conoscenza linguistica ma soprattutto come esperienza in un ambiente che favorisca l’orientamento internazionale. Secondo il rapporto finale della ricerca le conoscenze linguistiche rappresentano ancora un elemento di fragilità, non solamente nel nostro Paese ma in generale in Europa. Si tratta dunque di creare un ambiente in cui le occasioni interculturali siano un’abitudine. Uno degli elementi che sono segnalati come in grado di fornire maggiori chances è risultata un’esperienza significativa all’estero, dove si coniugano l’avanzamento nella conoscenza della lingua, l’esperienza di comunicazione in lingua e l’esperienza interculturale. Analogamente hanno rilevanza esperienze di lavoro in un’organizzazione internazionale, profit o no-profit. Questi elementi, le esperienze di studio e di lavoro all’estero o in organizzazioni internazionali, appaiono dunque fondamentali per creare competenze tali da avere maggiori chances di buon inserimento nel mercato del lavoro. Le università devono dunque promuovere attivamente queste occasioni ed esperienze durante il percorso di studio, costruendo ed organizzando una specifica rete di soggetti capaci di rispondere a tali esigenze.

Nella progettazioni di corsi universitari dobbiamo quindi non solo svolgere dei corsi in inglese ma prevedere normalmente interventi formativi plurilingui, testi di riferimento ed esami plurilingui, e soprattutto esperienze all’estero o in ambito internazionale. Oggi permangono regole che prevedono che dobbiamo fare lezione in italiano e difficoltà nell’inserire l’obbligo di studiare su libri scritti in altre lingue o di permettere lo svolgimento di una prova scritta in una lingua diversa dall’italiano. Questi sono elementi da superare se vogliamo intraprendere un orientamento che favorisca il plurilinguismo. La disponibilità di fondi per borse all’estero o la mobilità internazionale sono limitati ma proprio per questo debbono essere sfruttati al meglio. Queste sono alcune delle sfide che ci attendono e che ci richiedono le nuove generazioni.

Grazie per l’invito e auguri di buon lavoro.

Per citare questo articolo:

Giorgio Alleva, Avant-propos - Prefazione, Repères DoRiF n. 4- Quel plurilinguisme pour quel environnement professionnel multilingue? - Quale plurilinguismo per quale ambito lavorativo multilingue?, DoRiF Università, Roma dcembre 2013, http://www.dorif.it/ezine/ezine_articles.php?id=138

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