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Raphael Gallus

“Che affare le lingue!”: la politica linguistica dell'U.E. dalla strategia di Lisbona ad oggi

Raphael Gallus
Antenna della Direzione generale della Traduzione
Commissione Europea - Rappresentanza in Italia
ROME, Italie
Raphael.Gallus@ec.europa

Buongiorno, io sono qui a rappresentare la Commissione Europea e in particolare la Direzione generale della traduzione. Non sono un accademico, non sono un economista quindi perdonate se non toccherò i picchi accademici e non entrerò in particolari statistici e inerenti all’economia del lavoro come ha fatto il professore prima di me. Vorrei illustrarvi la politica per il multilinguismo dell’Unione Europea e in particolare della Commissione e poi dare una breve panoramica di quelle che sono attualmente le campagne che la Commissione sta portando avanti per sensibilizzare sul tema che è stato oggetto della precedente relazione, ovvero lavoro e imprese.

Una piccola domanda procedurale: la mia presentazione è in italiano, va bene?

L’agenda per il multilinguismo come è stata formulata dalla commissaria Vassiliou che nel suo portafoglio, oltre che la cultura e l’istruzione, ha anche il multilinguismo, è triplice: permettere ai cittadini di accedere alla legislazione comunitaria nella propria lingua, e a tutte le informazioni che riguardano l’Unione Europea, e questo è il lavoro di noi traduttori interni alle istituzioni europee oltre che degli interpreti; poi c’è quello che forse a noi oggi interessa, e cioè promuovere una solida economia multilingue. Che cosa è una solida economia multilingue? Lo vedremo più tardi; e ancora incoraggiare l’apprendimento delle lingue e promuovere la diversità linguistica con il famoso obiettivo che è stato formulato dal Consiglio Europeo di Barcellona nel 2002 ovvero un invito ai giovani o comunque un invito ai cittadini a raggiungere l’obiettivo “Due lingue oltre alla propria”.

A che punto siamo con questo obiettivo? Vediamo: l’ultima indagine Eurobarometro è ormai del 2006 e diceva che il 56% dei cittadini dell’Unione e il 41% degli Italiani sapeva tenere una conversazione in una lingua diversa da quella materna, il 28% dei cittadini aveva già raggiunto questo obiettivo e solo il 16% degli Italiani, mentre il 44% degli Europei e il 59% degli Italiani confessava, se così si può dire, di saper parlare solo la propria lingua materna.

Quali sono le lingue che si studiano in Italia? Ovviamente la lingua straniera che si studia è l’inglese, la seconda lingua straniera, laddove esiste, perché su questo, come è stato detto, ci sono dei fortissimi problemi: io giro l’Italia, soprattutto visito scuole e anche facoltà universitarie e riscontro sempre più un forte malcontento da parte degli insegnanti soprattutto di francese e di tedesco nelle scuole superiori perché sono state ridotte le ore dedicate a queste due lingue.

Perché le lingue sono una competenza chiave? Sono una delle otto competenze chiave: la comunicazione in una lingua diversa definita dalla politica della Commissione del Lifelong Learning (apprendimento permanente). Attualmente si investe già un miliardo di euro all’anno nei famosi programmi di mobilità. Erasmus è forse il programma di gran lunga più rappresentativo, più simbolico, più di successo tra tutti i programmi dell’Unione Europea. L’obiettivo è di raddoppiare il numero di giovani, insegnanti, ricercatori che riceveranno borse per studiare e formarsi all’estero. Se la proposta della Commissione verrà approvata, dal 2014 il nuovo programma Erasmus si chiamerà Erasmus For All e saranno 5 milioni le persone che potranno usufruire di programmi di mobilità. Naturalmente l’Unione europea non ha competenze dirette nel campo dell’istruzione può semplicemente sostenere e integrare l’azione degli Stati membri, ma deve pienamente rispettarne la sovranità.

Per la nuova strategia Europa 2020 l’obiettivo è quello di rilanciare l’economia, farla diventare un’economia intelligente, sostenibile e solidale articolata su cinque obiettivi: occupazione, innovazione, istruzione, integrazione sociale, clima, energia. Quello che interessa in questa sede è l’istruzione. Parliamo del famoso studio ELAN che mi sembra sia stato menzionato in termini non totalmente positivi dal professor Grin, che però avendovi comunque partecipato, non lo può del tutto distruggere. Queste sono le cifre che diamo quando andiamo nelle imprese, nelle scuole: l’11% delle piccole e medie imprese, complessivamente quasi un milione e mezzo di imprese in Europa perdono contratti e opportunità d’affari per la carenza delle conoscenze linguistiche, mentre il 46% di queste piccole e medie imprese pensano di possedere potenziali di esportazione.

Un altro studio, denominato PIMLICO, è stato condotto nelle piccole e medie imprese nel 2010 e in base a questo studio, le società che adottano una strategia linguistica coerente hanno aumentato il fatturato, passando dal 10 al 25%. È tuttavia sempre molto grave questo problema delle imprese che continuano a perdere contratti a causa di barriere linguistiche. Nel quadro di questo studio è stata fatta poi una sorta di classifica delle migliori pratiche e tra le migliori aziende selezionate, si è riscontrato che tutte hanno una strategia linguistica innovativa, ampia ecc. e che l’hanno applicata nella maggior parte delle loro operazioni economiche. Ma quali lingue servono per quali mercati? L’inglese serve per esportare verso 20 mercati, tra cui naturalmente Regno Unito, USA, Canada e Irlanda, però il tedesco serve per esportare verso 15 mercati, per esempio per esportare verso gli Stati baltici; per la Polonia e la Bulgaria serve il russo, il francese sreve per 8 mercati, naturalmente Francia, Belgio Lussemburgo e altri. Secondo un’indagine delle Camere di commercio britanniche, le imprese che applicano le capacità linguistiche esportano il 45% in più.

La Cardiff Business School ha calcolato che le imprese del Regno Unito potrebbero perdere 21 miliardi di sterline di contratti appunto perché non assumono personale con competenze linguistiche. L’82% dei consumatori sono meno propensi ad acquistare beni on-line se il sito a cui accedono non è nella propria lingua madre. Nel 2000, il 51% dei siti internet, o comunque della comunicazione in internet, avveniva in inglese. Nel 2009, questo si è ridotto del 29%. Queste sono cifre che vengono attualmente diffuse nel Regno Unito per dire ai britannici “guardate che l’inglese non basta”, ma dovrebbero anche servire qui da noi per preparare le classi professionali, le classi economiche del futuro per dire “english is not enough, bisogna andare oltre”. Nel Regno Unito si diventa sempre più sensibili a questo fatto. Ho inserito due frasi che ho trovato sul sito del Telegraph, tratte da un articolo1: “Se la forza lavoro britannica non riuscirà a colmare questo gap linguistico, saranno candidati provenienti da altri paesi a riempirlo”, questo lo ha dichiarato il direttore generale della multinazionale Regus. E poi dice l’articolo : “Chiunque abbia in mente di fare business o voglia espandersi in un paese straniero avrebbe maggior successo se iniziasse fin dall’inizio a pianificare una formazione del personale più importante nella lingua di quel paese”.

In Italia attualmente solo il 28% delle imprese adotta criteri linguistici come parametri per assumere il personale; in Germania sono già il 59%, in Francia il 61%, la media europea è del 40%. Eurobarometro del 2010 ha svolto delle interviste a 7000 responsabili delle assunzioni di varie imprese sia private che pubbliche di 31 paesi e qui si è appurato che più della metà delle imprese di quelle che hanno più giro d’affari a livello internazionale ritengono che la conoscenza delle lingue sia la più importante conoscenza per il futuro. Il tedesco è la lingua che attualmente nel Regno Unito si sta profilando come la lingua più richiesta dai datori di lavoro. L’altro giorno parlavo con la direttrice del Goethe Institute di Roma che diceva “Sono tempestata ogni giorno da telefonate di imprese tedesche che mi chiedono: “avete dei laureati, dei giovani ricercatori che sappiano il tedesco da invitare subito in Germania?” e hanno veramente grosse difficoltà a trovarli”.

Importante è anche un altro dato: turisti stranieri in Italia, quasi il 30%, senza contare poi la quota della Svizzera, sono di lingua tedesca, poi invece ben l’11% viene dalla Francia, e nel settore turistico si riscontra invece una sempre maggiore formazione unilaterale, monolingue sull’inglese, è un altro problema. Pensate ad esempio ai danni di immagini prodotti dalla campagna del Comune di Roma denominata “Roma è nostra, rispettiamola”, la traduzione tedesca fa venire i brividi ("Rom ist unsere Behausung. Respektieren wir es", e viene da chiedersi “Ma possibile che il Comune di Roma non abbia i soldi per trovare un traduttore professionista che traduca una frase?”.

Tra le iniziative della Commissione sviluppate negli ultimi anni, a parte il rapporto che forse conoscerete del cosiddetto forum Davignon presentato nel 2008 “Le conoscenze linguistiche migliorano l’efficienza delle imprese ?”. C’è questa piattaforma “lingue per le piccole e medie imprese”2, una campagna informativa lanciata nell’autunno del 2010 dalla Direzione Generale dell’Istruzione e Cultura proprio per promuovere un maggiore uso delle lingue da parte delle piccole e medie imprese. Questa campagna ha prodotto un ausilio per le piccole e medie imprese, un portale che grazie al lavoro dei traduttori della Commissione europea è stato tradotto in 21 versioni linguistiche ed è indirizzato al target dei giovani imprenditori che cercano finanziamenti per andare alla conquista di nuovi mercati. Poi contiene tutta una serie di informazioni su eventi, congressi ecc., nonché l’elenco delle best practices. Il portale è fatto in maniera molto intuitiva, c’è anche una pagina dedicata agli strumenti terminologici dove si trova accesso anche alla banca dati terminologica dei traduttori della Commissione europea ovvero IATE3 che i traduttori aggiornano su base giornaliera grazie anche ai contatti con i traduttori che lavorano nelle istituzioni degli Stati membri. C’è anche una parte dedicata ai fondi, ai contratti pubblici e un’altra dedicata al mercato. Il portale è in tutte e 23 le lingue ufficiali.

Vi presento anche l’opuscolo “Raccomandazioni del forum delle imprese”, cosa devono migliorare le imprese? Devono migliorare i collegamenti fra aziende e istruzione sul piano linguistico, rafforzare ovviamente l’insegnamento delle lingue. Ci sono naturalmente moltissimi modi, non è per forza obbligatorio ricorrere ai tradizionali corsi di lingue; poi naturalmente diversificare la gamma delle lingue, sfruttare i programmi europei ma anche altre opportunità per compiere dei periodi di esperienza lavorativa all’estero, farli fare al proprio personale, e migliorare l’adattamento dei corsi e delle qualifiche al contesto aziendale.

C’è poi un’altra campagna recentissimamente lanciata dalla Commissione che si intitola “Che affare le lingue!”, un portale che più che per gli imprenditori stessi è forse dedicato al grande pubblico ma anche agli imprenditori. Anche questo è un sito molto intuitivo, accompagnato da opuscoli. È raccontata l’esperienza di piccole e medie imprese che sono riuscite a realizzare con successo le strategie linguistiche nella propria attività. Ci sono anche qui 10 suggerimenti che vengono dati per potenziare il giro d’affari: adattate il vostro sito web alle diverse lingue e culture, offrite uno stage a studenti stranieri, adottate le tecnologie linguistiche, collaborate con le università locali, assumete personale con comprovate competenze linguistiche, organizzate corsi di lingue per il personale commerciale, avvaletevi dei servizi di traduttori e interpreti professionisti.

Altri consigli per le PMI: collaborate con agenti locali e organizzate conferenze sulle culture di altri paesi per il personale. Lì, un’azienda italiana che ha grandissima pratica e un’ottima strategia in questo senso è l’ENEL. A ottobre abbiamo organizzato una conferenza sul multilinguismo insieme a EUNIC, la rete degli Istituti di cultura europea a Roma ed era venuto un responsabile della formazione interna dell’ENEL che ci ha spiegato quanto loro, ENEL ormai è un’azienda che lavora in quasi tutti i paesi del mondo, e fin dall’inizio ha creduto in questa strategia linguistica e culturale. Infine su questo portale si trova un piccolo test grazie al quale ogni azienda può verificare il livello linguistico e vedersi attribuire un punteggio.

Vi presento, per concludere, alcuni link utili e alcuni materiali bibliografici:

- Campagna “che affare le lingue”
http://ec.europa.eu/languages/languages-mean-business/index_it.htm

- Gruppi di lavoro dell’unione europea sull’apprendimento delle lingue
http://ec.europa.eu/education/languages/languages-of-europe/doc4015_it.htm

- Forum interattivo per le imprese
http://projects.tipik.eu/sme-wiki/

- Portale generale sul multilinguismo
http://ec.europa.eu/education/languages/index_it.htm

- Portale generale dedicato all’istruzione
http://ec.europa.eu/education/index_en.htm

- Sito della rappresentanza di traduttori della commissione europea a Roma
http://ec.europa.eu/italia

I testi base sul multilinguismo sono:

- “Il multilinguismo: una risorsa per l'Europa e un impegno comune” (2008)
http://ec.europa.eu/education/languages/pdf/com/2008_0566_it.pdf

- “Un quadro strategico aggiornato per la cooperazione europea nel settore dell'istruzione e della formazione” (2008)
http://ec.europa.eu/education/lifelong-learning-policy/doc/com865_it.pdf

- Conclusioni del Consiglio sullo stesso argomento
http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:C:2009:119:0002:01:it:HTML

- Risoluzione del 2009 del parlamento europeo sul multilinguismo
http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+TA+P6-TA-2009-0162+0+DOC+XML+V0//it

1
Is a lack of language skills dammaging British firms abroad? http://www.telegraph.co.uk/finance/personalfinance/expat-money/9054863/Is-a-lack-of-language-skills-damaging-British-firms-abroad.html.

2
http://ec.europa.eu/small-business/index_it.htm.

3
http://iate.europa.eu/iatediff/switchLang.do?success=mainPage&lang=it.

Per citare questo articolo:

Raphael Gallus, “Che affare le lingue!”: la politica linguistica dell'U.E. dalla strategia di Lisbona ad oggi, Repères DoRiF n. 4- Quel plurilinguisme pour quel environnement professionnel multilingue? - Quale plurilinguismo per quale ambito lavorativo multilingue?, DoRiF Università, Roma dcembre 2013, http://www.dorif.it/ezine/ezine_articles.php?id=139

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