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Simona CIVES

La Casa delle Traduzioni di Roma, le Case del traduttore in Europa

Simona Cives
Responsabile Casa delle Traduzioni
Via degli Avignonesi, 32 00187 Roma
casadelletraduzioni@bibliotechediroma.it

Résumé

Les Maisons du traducteur sont nées en Europe afin de favoriser la mobilité du traducteur éditorial ainsi que la qualité des traductions. La Maison des Traductions italienne, conformément aux modèles européens, offre une bibliothèque spécialisée et une résidence ouverte principalement aux professionnels qui traduisent de l’italien vers d’autres langues. Elle propose aussi des activités de lifelong learning – séminaires et laboratoires de traduction – et un service pour l’orientation professionnelle.

Abstract

The Translator’s Houses developed in Europe to favour editorial translator’s mobility and translation quality. The Italian House of translations, modeled on European standards, has a specialized library and a residence. It is mainly dedicated to professionals translating from Italian. Moreover it is characterized by its lifelong learning activities – seminars and translation workshops – and career guidance.

Parole chiave: traduzione, casa delle traduzioni, lifelong learning

Vorrei iniziare la mia riflessione sulla Casa delle Traduzioni a Roma e sulle case del traduttore in Europa tracciando innanzitutto un profilo del traduttore editoriale.

Il traduttore editoriale deve riunire in sé molte e diverse qualità: deve infatti conoscere bene la lingua di partenza e altrettanto bene, se non meglio, la lingua d’arrivo, deve disporre di ampie conoscenze letterarie e di un bagaglio di competenze che si costruiscono con lo studio, l’esperienza, ma anche, molto, con il confronto con altri professionisti del settore. A fronte di tali premesse, il lavoro del traduttore presenta caratteristiche che spesso non favoriscono lo scambio di idee e di esperienze: generalmente il traduttore lavora, infatti, chiuso nella sua stanza, in un dialogo riservato solo a sé e all’autore che sta traducendo. Inoltre, anche da un punto di vista giuridico e più ampiamente culturale, il ruolo del traduttore è ancora scarsamente riconosciuto: ancora oggi capita spesso, leggendo recensioni di libri tradotti all’interno di note riviste, che il suo nome non venga nemmeno citato. Sappiamo bene, invece, quanto il traduttore sia un anello cruciale all’interno della filiera editoriale e quanto una buona o cattiva traduzione sia spesso responsabile del successo o del fallimento di un libro.

Per la valorizzazione del ruolo del traduttore e il suo riconoscimento giuridico si sono costituite, in Italia, associazioni di categoria quali Aiti (Associazione italiana traduttori e interpreti) e Strade (Sindacato dei traduttori editoriali), ma anche liste di discussione di traduttori, di cui Biblit rappresenta l’esempio più noto, per dialogare virtualmente con altri professionisti del settore e per avere un confronto su problemi di traduzione, contratti, tariffe e così via. In Italia, inoltre, sono nati numerosi appuntamenti centrati sulla figura del traduttore, quali le Giornate della traduzione letteraria di Urbino, la sezione l’AutoreInvisibile all’interno del Salone del Libro di Torino, e molte altre.

Possiamo affermare che in Italia e in Europa specialmente negli ultimi dieci anni sono stati compiuti molti sforzi per render conto di quel fondamentale patrimonio culturale che è la traduzione editoriale. Nonostante ciò si è sentita l’esigenza, già a partire dagli anni ottanta, di compiere ancora qualche passo per aiutare il traduttore a superare quella condizione di concreto isolamento in cui generalmente si trova a operare. A tal riguardo la “mobilità” è ritenuta un aspetto fondamentale della sua esperienza: è molto importante, infatti, che il traduttore abbia la possibilità di trascorrere periodi più o meno lunghi in paesi diversi per avere momenti di scambio e di confronto con altri professionisti e, più in particolare, che possa “respirare” la lingua dalla quale sta traducendo. Per questo motivo sono state fondate in tutta Europa le Case o Collegi del traduttore.

Le Case del traduttore sono nate nel giro di trent’anni per offrire uno spazio in cui lavorare in totale tranquillità ma anche per promuovere la lingua e la letteratura dei paesi ospitanti. Il primo collegio dei traduttori letterari è stato fondato nel 1978 a Straelen, in Germania. Dieci anni dopo sono nati altri centri in Francia, Spagna, Grecia, Gran Bretagna, Olanda, Irlanda, Belgio, Ungheria. Anche in Italia, più precisamente nell’isola di Procida, era stata fondata una casa del traduttore nel 1989. Annamaria Galli Zugaro, traduttrice nota anche per il primo e unico tentativo, in Italia, di istituzione di un’anagrafe dei traduttori editoriali, aveva realizzato una sorta di “albergo diffuso” per traduttori stranieri. Gli ospiti della casa del traduttore avevano la possibilità di lavorare in totale tranquillità alla traduzione di un autore italiano godendo allo stesso tempo delle bellezze dell’isola, immersi nella cultura italiana. Questa esperienza, nata per iniziativa privata e conclusasi con la scomparsa della sua fondatrice, ha avuto grande importanza. La casa di Procida è stata infatti tra i membri fondatori di Recit, Réseau Européen des Centres Internationaux de Traducteurs littéraires, la rete delle case del traduttore europee. Proprio dall’isola ha preso il nome il documento istitutivo della rete, la cosiddetta “Carta di Procida”, del 21 settembre 1991. La carta definisce i requisiti indispensabili per appartenere alla rete: «essere un luogo di lavoro e di ricerca, generalmente associato a una residenza»; «essere un luogo di incontro e di scambio per i traduttori di tutte le nazionalità»; «essere un centro di documentazione e di consultazione specializzata».

Nel corso degli anni si è sviluppata l’attività di cooperazione tra i centri e si sono andati meglio definendo gli obiettivi da perseguire, quali l’offerta, ad autori e traduttori, di una biblioteca, una residenza e altri servizi con l’obiettivo della formazione permanente, la realizzazione di attività culturali e la partecipazione a manifestazioni nazionali e internazionali che facciano emergere il patrimonio culturale rappresentato dalla traduzione letteraria. Al momento Recit è composta da dodici Case e Collegi del traduttore, questi ultimi di dimensioni maggiori. I rappresentanti delle Case si incontrano ogni volta in una sede diversa per confrontarsi e progettare insieme attività e strategie comuni. La Casa delle Traduzioni di Roma è entrata nella rete nel 2012 e ne ha ora assunto il ruolo di segreteria. Lavorare insieme significa rafforzare l’identità europea delle case e dei collegi, e moltiplicare la capacità dei singoli centri di promuovere la mobilità del traduttore editoriale. Giocano un ruolo fondamentale, in questa prospettiva, i progetti finanziati dall’Unione Europea, quali la “Fabrique européenne des traducteurs”, un programma di laboratori da varie lingue e che è stato realizzato presso diverse sedi.

Il percorso compiuto dalla rete europea delle case del traduttore è stato la base da cui si è partiti per la fondazione di un centro per traduttori in Italia. Si è trattato, in questo caso, non solo di fondare una biblioteca per un’utenza molto caratterizzata, ma anche di riunire idealmente una comunità di traduttori che condividesse e sostenesse il progetto, facendo appello a un archivio di buone pratiche fatte di iniziative, pubblicazioni sul tema, festival. Molto importante è stata la presenza delle associazioni di categoria e di tanti traduttori che hanno iniziato a lavorare a stretto contatto con la Casa delle Traduzioni sia nella selezione degli ospiti stranieri sia nell’organizzazione delle attività culturali.

La nascita della Casa delle Traduzioni è stata possibile soprattutto grazie alla generosa donazione di due appartamenti da parte della vedova del poeta Armando Patti, al quale è oggi intitolata la biblioteca. Gli appartamenti in via degli Avignonesi, nei pressi di piazza Barberini, sono ora sede della biblioteca specializzata e della residenza per i traduttori.

Il centro fa parte del sistema delle biblioteche del Comune di Roma: trentotto biblioteche distribuite nel tessuto urbano e suddivise in biblioteche di pubblica lettura e centri specializzati. Grazie a tale circuito gli utenti hanno accesso ai servizi di consultazione e prestito, e a un patrimonio bibliografico complessivo di oltre un milione di documenti. La Casa delle Traduzioni, in quanto appartenente a tale sistema, offre a tutti i cittadini, senza distinzione, gli usuali servizi di consultazione e di prestito. Questa caratteristica la distingue dalle altre realtà europee. Il suo principale obiettivo, però, in linea con le prerogative degli altri centri Recit, è offrire un luogo di lavoro e di incontro a traduttori italiani e stranieri e a tutti i professionisti dell’editoria.

La biblioteca presenta pertanto un alto livello di specializzazione: qui il traduttore italiano e straniero può trovare dizionari monolingui e bilingui, dizionari tecnici, saggi e manuali di traduzione, testi tradotti. La biblioteca possiede anche il prezioso fondo “Elsa Morante”, una raccolta di traduzioni in varie lingue dei libri della scrittrice romana, donati da Carlo Cecchi, cui si sono andate associando, nel tempo, altre raccolte, come le traduzioni dei libri di Vitaliano Brancati, donate dalla figlia dello scrittore, e le traduzioni di Milena Agus, dono della casa editrice Nottetempo. Ogni stanza ospita ritratti di scrittori italiani del fotografo Rino Bianchi.

La residenza, che rende la Casa delle Traduzioni un’esperienza unica in Italia, è riservata a ospiti selezionati, con preferenza per i traduttori editoriali dall’italiano nelle altre lingue.

Come per le altre Case europee, l’obiettivo è quello di fornire al traduttore un ambiente in cui poter svolgere al meglio il proprio lavoro, e di promuovere la diffusione della lingua e della letteratura nazionale. Da qualche tempo la Casa delle Traduzioni accetta le candidature anche di traduttori da altre lingue verso l’italiano o di professionisti impegnati su diverse combinazioni linguistiche. In questi anni gli ospiti sono stati tanti e di varia provenienza, dalla Francia all’Australia, alla Spagna, all’Olanda, all’America e spesso queste visite hanno dato luogo a incontri e seminari di grande interesse per i colleghi italiani.

Elemento distintivo della Casa delle Traduzioni è il gran numero di attività culturali: più di 250 in tre anni, tra seminari, presentazioni di novità editoriali, incontri con associazioni di categoria ma soprattutto, in una prospettiva di lifelong learning, laboratori di traduzione, che rappresentano il cuore dell’attività e che sono realizzati in maniera assolutamente gratuita e democratica. Con lo stesso obiettivo della formazione permanente è stato pensato anche uno “Sportello di orientamento alla professione di traduttore letterario”, un servizio di consulenza personalizzato realizzato in collaborazione con Biblit e molto apprezzato dagli utenti.

È essenziale che vi sia costantemente un proficuo scambio tra cittadino e istituzioni, che pubblico e privato si integrino, che gli utenti, insomma, partecipino in maniera diretta all’organizzazione delle attività della biblioteca. Molti laboratori nascono in base a proposte dei traduttori o facendo seguito ai desiderata dei lettori; spesso poi alla Casa delle Traduzioni si realizzano, su proposta degli utenti, lavori di traduzione di gruppo, laboratori di revisione, circoli di lettura.

La Casa delle Traduzioni ha instaurato in questi anni un gran numero di collaborazioni e di alleanze: ha ricevuto il patrocinio del Ministero degli Esteri e ha offerto un servizio di consulenza al Centro per il Libro per la realizzazione della Banca dati dei traduttori editoriali, collabora con la Rappresentanza in Italia della Commissione europea ed è una delle sedi del concorso Juvenes Translatores, dedicato agli studenti delle scuole superiori, organizza incontri seminariali con le tre Università di Roma e offre un servizio di tutoraggio agli studenti iscritti ai corsi di traduzione. Collabora con le principali associazioni di categoria, quali l’Associazione Italiana Traduttori e Interpreti e il Sindacato dei Traduttori Strade, e con il network dei traduttori editoriali Biblit. È partner delle Giornate della Traduzione letteraria di Urbino, del Festival “Lector in Fabula” di Conversano e della rivista “Lettera Internazionale”. Infine, in vista di Expo 2015, ha avviato con la Fondazione Mondadori una proficua collaborazione che si svolge secondo due direttive: la creazione di contenuti all’interno del portale “Booksinitaly”, mediante l’inserimento di video-interviste agli ospiti della residenza italiana, e l’offerta di ospitalità gratuita in foresteria per i traduttori italiani e stranieri che parteciperanno alle attività previste per la stessa Expo 2015.

La comunicazione della Casa delle Traduzioni avviene attraverso una pagina web e una nutrita mailing list, ma anche attraverso i più noti social network, assai consultati specialmente dalle fasce di utenza più giovani e utilizzati con l’obiettivo di una comunicazione più leggera e amichevole tra la biblioteca e i suoi fruitori.

Per citare questo articolo:

Simona CIVES, La Casa delle Traduzioni di Roma, le Case del traduttore in Europa, Repères DoRiF Les voix/voies de la traduction - volet n.1 - coordonné par Laura Santone - octobre 2015, DoRiF Università, Roma octobre 2015, http://www.dorif.it/ezine/ezine_articles.php?id=254

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