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Laura SANTONE

In ricordo di Jacqueline Risset

(Commemorazione S.U.S.L.L.F, Roma, Centro di Studi Italo-francesi, 6 febbraio 2015)

Introduzione alla lettura di una scelta di passi tratti da Les instants les éclairs1

Pubblicato da Gallimard nel gennaio 2014 nella collana «L’Infini» diretta da Philippe Sollers, Les instants les éclairs è un libro cui Jacqueline Risset ha lavorato per oltre dieci anni. Un libro “in divenire”, l’esatto contrario di un progetto compiuto, che prende in un unico gesto testo e vita; un libro dove scorre una felicità anarchica, sovrana, e dove la mano che scrive è la mano di quell’uccellatore – per dirla con Lacan, presenza molto vicina a Jacqueline – che prende “alla lettera”, catturandoli al volo, una fitta trama di istanti in cui il presente della scrittura intesse con uno stesso filo i ricordi dell’infanzia e la materia onirica.

Les instants les éclairs possono considerarsi una sorta di «testamento involontario», come è stato ben detto all’indomani della pubblicazione, ed è esattamente questo il motivo che mi ha spinto a proporne, in occasione di questa commemorazione, una scelta di passi. Ho voluto allacciare il ricordo che oggi la Susllf tributa a Jacqueline Risset ai ricordi della sua stessa infanzia: un modo per sentirla ancora con noi e tra noi; un modo per colmare il vuoto che ha lasciato con schegge di luce: les instants, les éclairs.

« On ne regarde avec une passion esthétique que les paysages qu’on a d’abord vu en rêves », scrive Bachelard2. E’ esattamente quello che accade in questo libro, dove la passione estetica è cifra di intensità di una scrittura che, nitida e leggera, passa per una prosa poetica in cui gli istanti si rivelano e si svelano, par éclairs, accavallandosi ai sogni. Energia del sogno e energia della scrittura si confondono; attive sotto la mano che scrive, captano frammenti, epifanie, piccole madelaines che ricompongono il mosaico dell’infanzia “ritrovata a volontà”, e che con allegria capovolgono, come scriveva Nietzsche, «l’eterna clessidra dell’esistenza»3. La prospettiva biografica ne esce rovesciata: il passato e il presente si confondono, il prima e il dopo si mescolano, la memoria e l’oblio si incrociano. Dante, Proust, Baudelaire, Rimbaud, Mallarmé, Bataille, non sono lontani. Accanto a loro, Fellini, il grande “incantatore”, ma anche Debussy, Ravel, Boulez… Presenze vigilanti, protettrici; presenze fluide, musicali, fatte della stessa sostanza dei sogni: si avvertono, palpitanti, dietro il canto di una cicala, nello stormire delle foglie di un ulivo, nei bagliori di un’alba «rosa Tiepolo…»

Eclairs. Ils éclairent, voilà tout : sono le parole che chiudono il libro, e che risuonano come un invito a sentire. A sentire quei «coups de foudre» che riaccendono la vita, e che come note gaie e pulsanti di una musica jazz ir-rompono nel tessuto del tempo, dilatano la lingua facendo cantare anche il silenzio, e mettono in scacco la morte inducendo al sogno dell’essere. Essere ancora, oggi in questa sala Capizzuchi, insieme alla mia Professoressa, insieme alla mia Maestra, insieme alla NOSTRA, e per sempre cara, Jacqueline.

1
Passi letti dall’attrice Elena Gaffuri e da Linda Gil, sottofondo musicale di Thelonious Monk.

2
Cfr. BACHELARD, Gaston, Les eaux et les rêves, Paris, José Corti 1942, p. 6.

3
Cfr. NIETZSCHE, Friedrich, La gaia scienza, libro IV, Milano, Rusconi, 2012, aforisma 341.

Per citare questo articolo:

Laura SANTONE, In ricordo di Jacqueline Risset, Repères DoRiF Les voix/voies de la traduction - volet n.1 - coordonné par Laura Santone - octobre 2015, DoRiF Università, Roma octobre 2015, http://www.dorif.it/ezine/ezine_articles.php?id=257

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