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Enrica GALAZZI

Babele

	 
  

Enrica Galazzi
Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano
enrica.galazzi@unicatt.it

	 
  

Nel denso volume La Babele in cui viviamo i temi si rincorrono e incalzano attraversando le epoche e i confini geografici. Ho modestamente isolato la tematica più vicina ai miei interessi e ai miei studi, quella del fonosimbolismo: le specificità culturali che sottende, la parte di inconscio, le trappole che tende alla traduzione per sconfinare spesso nell’intraducibile.

Il lavoro sugli elementi fonici sfida il traduttore: come rendere il filone melico incarnato da Verlaine? O la Fontana malata di Palazzeschi tutta farcita di onomatopee? Prete alle prese con Baudelaire, ma anche Bufalino che ci svela il valore terapeutico della traduzione delle Fleurs du Mal.

La dinamica suono/senso è inesauribile: Valéry, Mallarmé, ma si potrebbe anche aggiungere Artaud nel segno di quella evocata «fureur du signifiant».

L’apertura del volume è affidata ad una psicanalista: scelta felice per chi voglia scavare oltre la dimensione puramente funzionale distintiva dei fonemi. Simona Argentieri, non è una prefatrice di circostanza, come spesso accade nell’Accademia, ma offre uno sguardo acuto, profondo, da un’angolatura poco consueta, quella della psicanalisi. Questo ci garantisce che la prefatrice non puo’ essere indifferente alla dimensione più negletta delle sonorità, deliberatamente ignorata da molti, la dimensione inconscia, prelinguistica, legata alla materialità e alla corporeità dei suoni. Il suo sguardo ci invita a sfidare i confini per andare oltre. La traduzione non è solo concettuale, razionale, ma mette in gioco tutto il corpo e l’immaginario costruito attorno ad esso.

Certo la psicologia nascente alla fine dell’Ottocento e all’inizio del Novecento si interessò delle glossolalie, lo stesso Saussure si cimento’ in sedute interdisciplinari. Jakobson studiò il farsi e il disfarsi del linguaggio, le sue patologie alle quali i medici si dedicano con passione (cf. Gabriele Miceli)1. In tempi a noi più vicini, Ferenczi e le parolacce. Ma soprattutto Ivan Fónagy, negli anni Settanta scandalizzò non poco con i suoi due articoli dedicati alle basi pulsionali della fonazione.2 Fónagy si interessa alla polpa dei suoni 3 e sulla sua scia Agosti e Orelli dopo Contini e Fortini.4

Ci piace evocare il mito di Babele come incontro arricchente delle lingue plurali: l’ospitalità della differenza ci richiama l’hospitalité langagière di Paul Ricoeur: «la traduction est une forme d’hospitalité langagière, où le plaisisr d’habiter la langue de l’autre est compensé par le plaisir de recevoir chez soi, dans sa propre demeure d’accueil : la parole de l’étranger»5.

1
Centro "Mente e Cervello" dell’Università di Trento.

2
FONAGY, Ivan, Les bases pulsionnelles de la phonation, I. Les sons, in «Revue Française de Psychanalyse» 34, 1970, pp. 101-136 [trad. it. Le basi pulsionali della fonazio- ne, in «Il piccolo Hans» 12, 1976, pp. 55-104; edizione aumentata in Id., La vive voix, Paris, Payot, 1983] et Les bases pulsionnelles de la phonation, II. La prosodie, in «Revue Française de Psychanalyse» 35, 1971, pp. 543-591 [trad. it. Le basi pulsionali della fonazione, in «Il piccolo Hans» 16, 1977, pp. 97-165; edizione aumentata in La vive voix, cit.].

3
FONAGY, Ivan, La vive voix. Essais de psycho-phonétique, Paris, Payot, 1983.

4
ORELLI, Giorgio, Fónagy e un verso di Goethe, in SANTONE, Laura, (a cura di), I Linguaggi della voce, Roma, Biblink, 2010, p.47-52.

5
RICOEUR, Paul, Sur la traduction, Paris, Bayard, 2004, p. 20.

Per citare questo articolo:

Enrica GALAZZI, Babele, Repères DoRiF Les voix/voies de la traduction - volet n.1 - coordonné par Laura Santone - octobre 2015, DoRiF Università, Roma octobre 2015, http://www.dorif.it/ezine/ezine_articles.php?id=260

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