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Valerio MAGRELLI

Per Jacqueline

Come aspettare senza pena il sonno
tra le lenzuola composte da infinite
fibre ed intrecci?
Si giace nella rete inestricabile
che custodisce dentro la sua trama
la rassegnata effigie del dormiente.

Per ricordare Jacqueline, vorrei collegarmi a uno dei suoi testi che più mi colpirono, Puissances du sommeil, una personalissima meditazione, a cavallo tra saggio e prosa poetica. In quei sessantadue frammenti, venivano ripercorse tematicamente le principali fonti letterarie della nostra cultura, con una particolare attenzione al pensiero di Marcel Proust e Georges Bataille.

«Dopo una notte d'insonnia, nessuno ci ama», leggevo nelle parole di Pessoa: «Il sonno ha portato via con sé qualcosa di noi che ci rendeva umani». Nelle righe del volume, come fosse un veleno, circola la spaventosa, alienante forza dell'insonnia, ma è il nome di Cioran ad evocarla con maggiore intensità, definendola come la tragedia più terribile che possa mai accadere a un uomo. Colui cui non è dato addormentarsi, viene infatti condannato ad ignorare la discontinuità, ovvero il solo dono capace di rendere sopportabile l'esistenza: «Si dorme per dimenticare, piuttosto che per riposare».

Passando da alcune, penetranti osservazioni etimologiche, a rare, fantasmatiche evocazioni della propria infanzia, Jacqueline si affida a un'unica testimonianza scientifica. Solitaria e desolata, la voce di Allan Rechstaffen apre una prospettiva del tutto inattesa: «Forse il sonno non ha alcuna funzione. Forse dovremmo risolverci ad accettare la nostra impotenza ad isolare una sua funzione specifica. […] Ma è duro credere che passiamo circa un terzo della nostra vita in uno stato che non corrisponde ad alcuna funzione». Lo scetticismo del ricercatore si fa ancora più amaro, fino a investire il senso stesso del nostro essere al mondo. Se il sonno non è una funzione assolutamente vitale, si domanda Rechstaffen, allora rappresenta il più grande errore mai commesso dal processo evolutivo. Forse si tratta solo di un fossile sopravvissuto alla selezione naturale.

A lettura finita, queste parole continuano a risuonare enigmatiche. Il sonno sarebbe dunque, un mostruoso residuo, qualcosa come le vertebre della coda o il dente del giudizio? «La Natura si è addormentata», si limita a commentare Jacqueline, «e insieme a lei lo scienziato».

Per citare questo articolo:

Valerio MAGRELLI, Per Jacqueline, Repères DoRiF Les voix/voies de la traduction - volet n.1 - coordonné par Laura Santone - octobre 2015, DoRiF Università, Roma octobre 2015, http://www.dorif.it/ezine/ezine_articles.php?id=265

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