{"id":12699,"date":"2025-10-02T06:51:02","date_gmt":"2025-10-02T04:51:02","guid":{"rendered":"https:\/\/www.dorif.it\/reperes\/?p=12699"},"modified":"2025-10-16T22:47:12","modified_gmt":"2025-10-16T20:47:12","slug":"ciro-ranisi-i-francesismi-gastronomici-in-uso-nella-lingua-italiana-contemporanea-uninchiesta-quali-quantitativa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.dorif.it\/reperes\/ciro-ranisi-i-francesismi-gastronomici-in-uso-nella-lingua-italiana-contemporanea-uninchiesta-quali-quantitativa\/","title":{"rendered":"Ciro RANISI, I francesismi gastronomici in uso nella lingua italiana contemporanea: un\u2019inchiesta quali-quantitativa"},"content":{"rendered":"<h3 id=\"ciro-ranisi\" style=\"text-align: center; padding-left: 80px;\">Ciro RANISI<\/h3>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2 id=\"i-francesismi-gastronomici-in-\" style=\"text-align: center;\"><strong>I francesismi gastronomici in uso nella lingua italiana contemporanea: un\u2019inchiesta quali-quantitativa<\/strong><\/h2>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p><strong>Abstract<\/strong><\/p>\n<p>Il presente studio analizza la presenza e la percezione dei francesismi nel lessico gastronomico della lingua italiana contemporanea, attraverso un\u2019indagine quali-quantitativa svolta su un campione di 473 studenti italiani di et\u00e0 compresa tra i 14 e i 18 anni. L\u2019obiettivo \u00e8 stato valutare la competenza semantica e l\u2019integrazione simbolica dei termini di origine francese rispetto ai loro corrispettivi italiani. La metodologia si \u00e8 basata su un questionario articolato in due sezioni: riconoscimento e definizione libera di 30 termini, equamente divisi tra francesismi e lemmi italiani equivalenti. I risultati hanno evidenziato una maggiore familiarit\u00e0 dei giovani studenti con i prestiti francesi ad alta visibilit\u00e0 mediatica (es. \u201cchef\u201d, \u201ccr\u00eape\u201d), rispetto a termini italiani specialistici o legati a tradizioni locali (es. denominazioni di utensili, tecniche di cottura o preparazioni regionali). L\u2019analisi qualitativa ha mostrato come la conoscenza di tali termini sia fortemente legata all\u2019esperienza concreta, alla frequenza d\u2019uso e al prestigio culturale percepito. Le definizioni raccolte indicano una rielaborazione pragmatica dei significati, spesso scollegata dalla consapevolezza etimologica. Il lessico culinario emerge cos\u00ec come spazio privilegiato di contatto linguistico, performativit\u00e0 sociale e costruzione identitaria. Lo studio suggerisce l\u2019importanza di un approccio didattico che valorizzi la riflessione culturale sul linguaggio, anzich\u00e9 limitarsi alla sua componente formale.<\/p>\n<hr \/>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<h3 id=\"-introduzione\">1. Introduzione<\/h3>\n<p>Il francese ha sempre avuto una notevole influenza sulla lingua italiana e i numerosi francesismi presenti nella nostra lingua confermano l\u2019idea che malgrado la stragrande maggioranza dei prestiti pi\u00f9 recenti provenga dall\u2019inglese, la lingua francese continui a coesistere nell\u2019italiano di tutti i giorni.<\/p>\n<p>Negli ultimi anni, grazie a internet e ai processi di globalizzazione, i rapporti tra l\u2019italiano e il francese hanno subito trasformazioni, con l\u2019italiano che ha integrato numerosi termini francesi relativi a pietanze, ingredienti e spezie, riflettendo un fenomeno di prestiti linguistici facilitato dalla crescente interconnessione culturale.\u00a0 Tali prestiti possono essere qualificati come \u201cprestiti di lusso\u201d, ovvero termini mutuati da lingue che detengono un ruolo dominante in uno specifico ambito e che godono di un prestigio riconosciuto anche al di fuori del proprio contesto linguistico (Della Pietra 2021: 385).<\/p>\n<p>Il lessico gastronomico si configura come uno spazio linguistico fortemente connotato sul piano culturale, capace di evocare tradizioni e contesti socioculturali differenti anche attraverso semplici prestiti linguistici. Ingredienti come <em>les herbes de Provence<\/em> o l\u2019origano, pur circolando in tradizioni culinarie diverse, conservano una forte capacit\u00e0 di richiamare l\u2019identit\u00e0 culturale e geografica dei territori d\u2019origine. Cos\u00ec, l\u2019origano, tradotto in francese come <em>origan<\/em>, continua a evocare la dimensione mediterranea.<\/p>\n<p>Al contempo, alimenti dalla lavorazione articolata, come il formaggio e il pane, si fanno portavoce di universi linguistico-culturali differenti e assumono di conseguenza connotazioni variabili a seconda della lingua e\/o della cultura di riferimento. Claude L\u00e9vi-Strauss osservava che, per lui in quanto individuo bilingue, \u201cfromage\u201d e \u201ccheese\u201d indicano la stessa realt\u00e0, ma con sfumature diverse. Il formaggio \u201carchetipo\u201d, dunque, per L\u00e9vi-Strauss, non \u00e8 lo stesso a seconda che si pensi in una lingua o in un\u2019altra (in DI SABATO, PERRI 2023: 106):<\/p>\n<blockquote><p><em>Fromage<\/em> evoca una certa densit\u00e0, una consistenza cremosa e poco friabile, un sapore denso. E\u2019 un termine particolarmente adatto a designare quelli che i produttori chiamano \u2018a pasta molle\u2019; mentre cheese, pi\u00f9 leggero, fresco, un po\u2019 aspro, che si sfa sotto i denti (basti pensare alla posizione che prendono le labbra) mi fa immediatamente pensare al formaggio fresco. Il formaggio \u201carchetipo\u201d, non \u00e8 dunque lo stesso per me, a seconda ch\u2019io pensi in francese o in inglese. (L\u00c9VI-STRAUSS, 1985)<\/p><\/blockquote>\n<p>Negli ultimi anni, numerosi studiosi hanno dedicato le loro ricerche all\u2019influenza dei forestierismi in ambito gastronomico e dal materiale esaminato si evince che il discorso \u00e8 ancora aperto e che questo settore continua a offrire ampi spazi di approfondimento e sviluppo per la ricerca.<\/p>\n<p>In particolare, nel saggio di Stefano Ondelli <em>Dal cr\u00e8me caramel al cupcake: l\u2019invasione degli anglicismi in cucina, al ristorante e al bar<\/em>, viene affrontato in modo approfondito il tema dell\u2019incidenza dei prestiti linguistici stranieri, con un focus specifico sul lessico enogastronomico contemporaneo. L\u2019autore propone una ricca casistica di esempi tratti sia da testate giornalistiche generaliste (come <em>Il Corriere della Sera<\/em> e <em>La Repubblica<\/em>, comprensive dei rispettivi supplementi settimanali), sia da riviste specializzate (quali <em>Giallo Zafferano<\/em> o <em>Sale e Pepe<\/em>), oltre che da blog e portali dedicati alla cultura gastronomica (ONDELLI 2017: 373). Questo fenomeno pu\u00f2 essere interpretato alla luce del modello proposto da Montanari (<em>Il mondo in cucina<\/em>), secondo cui la cucina possiede un lessico \u2014 rappresentato dagli ingredienti; una grammatica \u2014 costituita dalle ricette; una sintassi \u2014 ovvero i menu e l\u2019ordine delle vivande; e una retorica \u2014 ossia l\u2019insieme delle regole di comportamento a tavola. In questo quadro, i prestiti linguistici osservati da Ondelli non modificano soltanto il lessico, ma entrano in gioco anche nella \u201cgrammatica\u201d e nella \u201csintassi\u201d dei piatti, influenzando la composizione dei menu e la percezione culturale delle pietanze, confermando l\u2019analogia tra evoluzione linguistica e pratica culinaria proposta da Montanari (2002: 3):<\/p>\n<blockquote><p>Come il linguaggio, la cucina contiene ed esprime la cultura di chi la pratica, \u00e8 depositaria delle tradizioni e dell\u2019identit\u00e0 di gruppo. Ma \u00e8 anche il primo modo per entrare in contatto con gli altri: pi\u00f9 ancora della parola, il cibo si presta a mediare fra culture diverse, aprendo i sistemi di cucina a ogni sorta di invenzioni, incroci e contaminazioni.<\/p><\/blockquote>\n<p>Tali scambi e contaminazioni, che arricchiscono il patrimonio culinario, suggeriscono una funzione unificatrice del cibo, evidenziata da Marino Niola, il quale mostra come il Mediterraneo possa essere letto attraverso le somiglianze culinarie piuttosto che le differenze. A questo proposito, lo studioso scrive:<\/p>\n<blockquote><p>[\u2026] il Mediterraneo, che oggi vediamo solo come simbolo di guerre e tragedie, ha unito le culture. Anche attraverso il cibo. Le civilt\u00e0 sono una forma di cucina e la dieta mediterranea mette insieme elementi di tutti i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, facendoli diventare qualcosa di nuovo e unico. Dovremo partire da qui per creare la civilt\u00e0 del domani (NIOLA, 2018).<\/p><\/blockquote>\n<p>Questa prospettiva di interscambio culturale attraverso il cibo introduce la riflessione sulla circolazione lessicale e simbolica tra lingue e culture: in questo contesto, lo studio di Marina Arag\u00f3n Cobo (<em>La francomanie dans la langue de la gastronomie espagnole<\/em>) analizza la presenza di gallicismi nel lessico culinario spagnolo, mostrando come la gastronomia diventi veicolo di prestiti linguistici e di contaminazioni culturali. \u00a0Secondo Arag\u00f3n Cobo, il vocabolario della gastronomia spagnola \u00e8 stato, nel corso dei secoli, letteralmente invaso dalla terminologia francese. I termini relativi agli ingredienti, ai piatti, alle tecniche culinarie rilevano una <em>francomanie<\/em> che invita a delle riflessioni. Creativit\u00e0, raffinatezza e distinzione sono i punti chiave della cucina francese e, accanto a motivazioni di natura tecnica o funzionale, emerge anche una componente di \u201csnobismo\u201d dei molti addetti ai lavori, che ha permesso di integrare il lessico d\u2019importazione nel vocabolario culinario spagnolo (ARAG\u00d3N COBO, 2003: 489).<\/p>\n<p>In modo analogo, la ricerca di Daniele Della Pietra (<em>Gli italianismi enogastronomici recenti nella lingua inglese: un\u2019analisi sui corpora<\/em>) si concentra sul trasferimento lessicale in ambito gastronomico, analizzando sistematicamente la diffusione e l\u2019uso di italianismi nella lingua inglese. Lo studioso muove dall\u2019idea di identificare e analizzare i lessemi di origine italiana presenti nella lingua inglese in ambito enogastronomico, entrati a far parte negli ultimi anni della lingua veicolare per eccellenza, sfruttando, come punto di partenza, l\u2019Oxford English Dictionary (OED) e come termine di paragone il Dizionario di italianismi in francese, inglese, tedesco (DIFIT), una notevole opera lessicografica che prende in esame pi\u00f9 di 5000 italianismi (DELLA PIETRA, 2022).<\/p>\n<p>In continuit\u00e0 con questo approccio, nel saggio di Bruna di Sabato e Antonio Perri, <em>\u201cDimmi cosa mangi\u2026: Lessico alimentare e alterit\u00e0 nel mondo contemporaneo\u201d<\/em>, gli autori sottolineano come la prospettiva del linguista e l\u2019uso di procedure tipiche della linguistica dei corpora possano contribuire all\u2019indagine del rapporto tra lessico alimentare e identit\u00e0 culturale, evidenziando analogie metodologiche con il lavoro di Della Pietra pur in contesti linguistici differenti.<\/p>\n<p>Nella loro ricerca gli autori si chiedono se il lessico legato al cibo (e, pi\u00f9 in generale, il discorso del\/sul cibo) possa essere considerato espressione di valori culturali identitari \u2018esotici\u2019, sia pur deboli, in un periodo post globalizzato nel quale trionfano processi di contaminazione e omologazione (DI SABATO e PERRI 2022: 106).<\/p>\n<p>Parallelamente, Roc\u00edo Gragera, nel suo recente saggio <em>La pr\u00e9sence des emprunts lexicaux fran\u00e7ais dans la cuisine anglaise du XIX si\u00e8cle<\/em>, analizza la diffusione dei prestiti francesi nel lessico culinario inglese, concentrandosi sull\u2019identificazione e sull\u2019analisi dei termini di origine francese nei testi scritti da donne nel XIX secolo. I risultati mostrano una presenza significativa di terminologia francese, principalmente dei sostantivi legati agli ingredienti, agli utensili e alle tecniche culinarie, mettendo in evidenza l\u2019importanza e l\u2019influenza francese sulla cucina inglese del XIX secolo. I prestiti linguistici francesi, oltre ad arricchire il lessico inglese, hanno anche incoraggiato e promosso dei cambiamenti notevoli nelle pratiche culinarie e la percezione sociale della gastronomia (GRAGERA, 2025: 2).<\/p>\n<h3 id=\"-metodologia-e-corpus\">2. Metodologia e corpus<\/h3>\n<p>In continuit\u00e0 con le ricerche e le analisi presentate, il presente studio si concentra sulla comprensione e sull\u2019uso di termini gastronomici di origine francese e dei loro corrispettivi italiani da parte di un campione di studenti italiani in et\u00e0 adolescenziale. L\u2019analisi adotta un impianto metodologico misto, che integra dimensioni quantitative e qualitative, e si colloca nel solco della sociolinguistica interpretativa, in dialogo con prospettive recenti sull\u2019indagine dei fenomeni di contatto linguistico e variazione lessicale in contesti educativi e culturali (ANDROUTSOPOULOS, 2007; BERRUTO, 2004). L\u2019attenzione rivolta alla fascia giovanile non intende individuare tratti specificamente riconducibili al cosiddetto \u201cgiovanilese\u201d, bens\u00ec considerare un segmento della popolazione in formazione, particolarmente esposto ai processi di mediazione culturale e simbolica attraverso la lingua. La ricerca \u00e8 stata strutturata attorno alla progettazione e somministrazione di un questionario volto a rilevare il grado di conoscenza e competenza semantica rispetto a un insieme selezionato di termini appartenenti al lessico gastronomico, sia di origine francese che italiana. Il corpus, come si pu\u00f2 vedere nella Tabella 1, \u00e8 costituito dalle risposte fornite da 473 studenti frequentanti il Liceo Linguistico Statale \u201cComenio\u201d di Napoli, con et\u00e0 compresa tra i 14 e i 18 anni (et\u00e0 media: 15,65 anni), prevalentemente di sesso femminile (64,5%) e con contesto familiare quasi esclusivamente italiano (91,5%).<\/p>\n<p>La ricerca si \u00e8 sviluppata in quattro fasi principali, distribuite tra novembre 2023 e marzo 2024:<\/p>\n<ol>\n<li>Fase preliminare (novembre \u2013 dicembre 2023): raccolta della documentazione teorica, revisione della letteratura scientifica sul contatto linguistico e la variazione lessicale in ambito giovanile. In questo periodo \u00e8 stata inoltre delineata la struttura del questionario e definito il campione di riferimento.<\/li>\n<li>Progettazione del questionario (gennaio 2024): stesura definitiva del questionario e aggiustamenti terminologici e formali.<\/li>\n<li>Somministrazione e raccolta dati (febbraio 2024): il questionario \u00e8 stato distribuito in formato cartaceo durante l\u2019orario scolastico, sotto supervisione del docente. Il tasso di risposta \u00e8 stato del 100%, grazie alla collaborazione dell\u2019istituto scolastico coinvolto.<\/li>\n<li>Analisi e interpretazione dei dati (marzo 2024): i dati raccolti sono stati organizzati e analizzati con approccio misto: quantitativo per la frequenza e distribuzione delle risposte, qualitativo per l\u2019interpretazione semantico-pragmatica e simbolica dei termini pi\u00f9 significativi.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Il cronoprogramma ha organizzato le fasi di raccolta e analisi dei dati, permettendo un monitoraggio sistematico coerente con l\u2019approccio interpretativo adottato. Il campionamento, pur esplorativo e condotto in ambito scolastico, \u00e8 stato progettato per includere studenti con et\u00e0, genere e background scolastico diversi, garantendo una lettura articolata dei dati linguistici.<\/p>\n<p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-12701 size-full\" src=\"https:\/\/www.dorif.it\/reperes\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/ranisi-1.jpg\" alt=\"\" width=\"466\" height=\"317\" srcset=\"https:\/\/www.dorif.it\/reperes\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/ranisi-1-200x136.jpg 200w, https:\/\/www.dorif.it\/reperes\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/ranisi-1-300x204.jpg 300w, https:\/\/www.dorif.it\/reperes\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/ranisi-1-400x272.jpg 400w, https:\/\/www.dorif.it\/reperes\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/ranisi-1.jpg 466w\" sizes=\"(max-width: 466px) 100vw, 466px\" \/><\/p>\n<p>Il questionario, articolato in due sezioni, ha inteso da un lato sondare la familiarit\u00e0 con una lista di 30 termini culinari distribuiti tra voci italiane (15) e i rispettivi francesismi (15), e dall\u2019altro raccogliere produzioni spontanee relative alla definizione di tali termini. La selezione lessicale ha seguito criteri di frequenza d\u2019uso, origine linguistica (italiana vs. francese), presenza nei principali media e canali culturali e livello di specializzazione, coprendo uno spettro che va dal lessico tecnico-gastronomico a quello di uso quotidiano. La lista comprendeva, tra gli altri, francesismi ad alta integrazione (es. \u201cchef\u201d, \u201cbuffet\u201d, \u201ccr\u00eape\u201d), equivalenti italiani di larga circolazione (es. \u201ccuoco\u201d, \u201cfrittata\u201d, \u201cpane in cassetta\u201d), termini regionali o arcaici (es. \u201csfritto\u201d, \u201cfornacella\u201d), nonch\u00e9 prestiti francesi ancora marcati da tratti di specialismo o elitarismo semantico (es. \u201cconsomm\u00e9\u201d, \u201cpotage\u201d). Ai giovani partecipanti \u00e8 stato richiesto di indicare i termini conosciuti e, ove possibile, di fornirne una definizione libera. Questa struttura ha permesso non solo di quantificare la distribuzione del riconoscimento lessicale, ma anche di raccogliere dati qualitativi sulle modalit\u00e0 soggettive di costruzione del significato, nonch\u00e9 sulle strategie cognitive e culturali sottese all\u2019appropriazione del lessico d\u2019impronta straniera.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-12702 size-full\" src=\"https:\/\/www.dorif.it\/reperes\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/ranisi-fig-1.jpg\" alt=\"\" width=\"651\" height=\"501\" srcset=\"https:\/\/www.dorif.it\/reperes\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/ranisi-fig-1-200x154.jpg 200w, https:\/\/www.dorif.it\/reperes\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/ranisi-fig-1-300x231.jpg 300w, https:\/\/www.dorif.it\/reperes\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/ranisi-fig-1-400x308.jpg 400w, https:\/\/www.dorif.it\/reperes\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/ranisi-fig-1-600x462.jpg 600w, https:\/\/www.dorif.it\/reperes\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/ranisi-fig-1.jpg 651w\" sizes=\"(max-width: 651px) 100vw, 651px\" \/><\/p>\n<p>L\u2019analisi quantitativa ha restituito un quadro della distribuzione della competenza lessicale in funzione di variabili socio-anagrafiche e ha consentito di individuare <em>pattern<\/em> significativi nelle risposte. L\u2019analisi qualitativa ha permesso di isolare categorie ricorrenti (quali definizioni per analogia, riferimenti esperienziali, approssimazioni semantiche, casi di confusione interlinguistica) e di interpretare le forme di negoziazione del significato attivate dai parlanti. Particolarmente evidenti sono le tendenze a una definizione situata e pragmatica, che prescinde dalla consapevolezza etimologica: \u00e8 il caso, ad esempio, della \u201ccr\u00eape\u201d, definita da numerosi studenti come \u201cuna piadina dolce con Nutella\u201d, formula che riflette una risemantizzazione funzionale fondata sull\u2019esperienza e sull\u2019immaginario condiviso, pi\u00f9 che su una conoscenza tecnico-culinaria. Tali esiti si pongono in continuit\u00e0 con quanto sostenuto da Santoi (2001: 3) in merito al ruolo dei discorsi situati nella costruzione del significato nei contesti giovanili, dove l\u2019uso concreto e contestualizzato della lingua guida la produzione e l\u2019interpretazione dei significati. Questo approccio si integra con la prospettiva della <em>language socialization<\/em>, intesa come processo culturale, incarnato e interazionale, mediante il quale i parlanti acquisiscono competenze linguistiche e norme culturali attraverso pratiche sociali e interazioni quotidiane (OCHS &amp; SCHIEFFELIN, 2012), piuttosto che tramite apprendimento puramente strutturale o formale.<\/p>\n<p>I risultati sono stati interpretati alla luce di un quadro teorico che integra studi classici e recenti su lingua, consumo culturale e costruzione identitaria (tra cui ANDROUTSOPOULOS, 2007; BOURDIEU, 1991; PENNYCOOK, 2010), permettendo di mostrare come l\u2019uso dei francesismi nel lessico gastronomico rifletta pratiche di consumo culturale e negoziazione identitaria tra i giovani. Centrale \u00e8 il riferimento al concetto di \u201cprestigio implicito\u201d (BOURDIEU, 1982: 469; LABOV, 1966), che consente di spiegare la maggiore familiarit\u00e0 con termini come \u201csouffl\u00e9\u201d o \u201cpain carr\u00e9\u201d<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>, anche in assenza di un\u2019effettiva padronanza semantica o etimologica: tali parole, cariche di un\u2019aura simbolica e sociale, agiscono come indicatori di distinzione e di adesione a uno stile comunicativo percepito come legittimo o desiderabile. In parallelo, la scarsa conoscenza di termini regionali o tecnici richiama le dinamiche di \u201c<em>erasure\u201d<\/em> e standardizzazione culturale descritte da Gal &amp; Irvine (1995: 967), secondo cui le variet\u00e0 linguistiche periferiche tendono a essere invisibilizzate nei processi di omologazione simbolica. Il modello di Blommaert et al. (2015: 119) sulla mobilit\u00e0 linguistica e sugli \u201c<em>indexical orders<\/em>\u201d stratificati fornisce inoltre una chiave interpretativa per comprendere perch\u00e9 certi prestiti, pur provenendo da sistemi linguistici esterni, si affermino come risorse identitarie ad alta visibilit\u00e0 simbolica, mentre altri restino relegati a cerchie ristrette di specialisti o intenditori.<\/p>\n<p>Infine, l\u2019intera struttura metodologica \u00e8 stata concepita per cogliere la complessit\u00e0 delle dinamiche identitarie implicate nell\u2019uso e nella conoscenza dei prestiti linguistici in ambito gastronomico, un dominio in cui la lingua non \u00e8 soltanto strumento di denominazione, ma anche mezzo di performativit\u00e0 sociale, visibilit\u00e0 culturale e distinzione simbolica. L\u2019interazione tra mediazione linguistica, pratiche di consumo alimentare e costruzione dell\u2019immaginario collettivo giovanile \u00e8 stata pertanto interpretata in dialogo con i principali modelli teorici sul contatto linguistico (CALVI et al., 2017), sulla \u201cresemantizzazione funzionale\u201d, ossia il processo mediante cui un termine acquisisce nuovi significati in contesti d\u2019uso specifici (WEINREICH et al., 2011) e sulla correlazione tra capitale linguistico e legittimazione sociale (BOURDIEU, 2000). La metodologia adottata consente dunque non solo di descrivere lo stato della conoscenza dei francesismi gastronomici tra gli adolescenti italiani, ma anche di problematizzare i processi di globalizzazione linguistica, erosione delle variet\u00e0 locali e ridefinizione delle appartenenze culturali che attraversano il repertorio linguistico contemporaneo.<\/p>\n<h3 id=\"-risultati\">3. Risultati<\/h3>\n<p>L\u2019 analisi del corpus \u00e8 articolata in due parti, quantitativa e qualitativa, le quali, pur distinte per finalit\u00e0 metodologiche, risultano inscindibili in quanto l\u2019una integra e completa l\u2019altra nella comprensione del fenomeno studiato.<\/p>\n<h4 id=\"1-analisi-quantitativa\"><strong>3.1 Analisi quantitativa<\/strong><\/h4>\n<p>L\u2019indagine quantitativa condotta sul corpus di 30 termini di ambito gastronomico \u2013 equamente distribuiti tra voci italiane (15) e francesismi (15) \u2013 consente di delineare un quadro stratificato e rivelatore circa il grado di penetrazione, riconoscibilit\u00e0 e attivazione semantica di questi lessemi nella competenza linguistica degli adolescenti italiani. I dati, come si pu\u00f2 vedere dalla Tabella 2, evidenziano differenze significative nella frequenza di definizioni corrette, permettendo di distinguere diverse soglie di familiarit\u00e0 che, pur apparentemente di ordine lessicale, rinviano a dinamiche pi\u00f9 profonde, in cui intervengono fattori sociolinguistici, culturali e cognitivi.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-12704 size-full\" src=\"https:\/\/www.dorif.it\/reperes\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/ranisi-2.jpg\" alt=\"\" width=\"655\" height=\"388\" srcset=\"https:\/\/www.dorif.it\/reperes\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/ranisi-2-200x118.jpg 200w, https:\/\/www.dorif.it\/reperes\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/ranisi-2-300x178.jpg 300w, https:\/\/www.dorif.it\/reperes\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/ranisi-2-400x237.jpg 400w, https:\/\/www.dorif.it\/reperes\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/ranisi-2-600x355.jpg 600w, https:\/\/www.dorif.it\/reperes\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/ranisi-2.jpg 655w\" sizes=\"(max-width: 655px) 100vw, 655px\" \/><\/p>\n<p>I lemmi che presentano i valori pi\u00f9 alti di riconoscimento \u2013 superiori al 90% \u2013 comprendono sia parole italiane di base, come \u201ccuoco\u201d (98.3%) e \u201cfrittata\u201d (96.4%), sia francesismi ormai pienamente naturalizzati nell\u2019uso quotidiano come \u201cbuffet\u201d (94.5%), \u201ccroissant\u201d (93.7%), \u201cchef\u201d (93.3%), \u201cdessert\u201d (92.6%) e \u201ccr\u00eape\u201d (89.9%). La familiarit\u00e0 con questi termini \u00e8 evidente nelle risposte dei rispondenti. Ad esempio, la stretta associazione tra \u201ccroissant\u201d e la sua definizione \u00e8 chiara in casi come:<\/p>\n<ul>\n<li>1. Croissant- cornetto [GAST45]<\/li>\n<\/ul>\n<p>Allo stesso modo, la comprensione di \u201cfrittata\u201d come piatto a base di uova \u00e8 riflessa in:<\/p>\n<ul>\n<li>2. Frittata &#8211; frittata d\u2019uovo [GAST62]<\/li>\n<\/ul>\n<p>La concezione di \u201cbuffet\u201d come esposizione di cibo \u00e8 presente in:<\/p>\n<ul>\n<li>3. Buffet- buffet tipo di tavolo con tanto cibo [GAST26]<\/li>\n<\/ul>\n<p>Questi esempi dimostrano come gli adolescenti coinvolti in questo studio abbiano integrato questi termini nel loro vocabolario quotidiano, utilizzandoli con sicurezza e accuratezza.<\/p>\n<p>Inoltre, la maggioranza degli studenti ha mostrato familiarit\u00e0 con questi termini, suggerendo che essi siano ben consolidati nel repertorio linguistico attivo degli adolescenti, a prescindere dalla loro origine.<\/p>\n<p>Anzi, in molti casi, i prestiti francesi appaiono addirittura meglio riconosciuti rispetto ai loro equivalenti italiani (6 su 9 dei termini sono riconosciuti da oltre il 90% dei partecipanti): \u00e8 il caso, ad esempio, di \u201ccr\u00eape\u201d rispetto a \u201ccrespella\u201d, a indicare una maggiore efficacia comunicativa e simbolica del termine straniero, mentre \u201ccr\u00eape\u201d \u00e8 comunemente descritta in termini culinari specifici:<\/p>\n<ul>\n<li>4. Cr\u00eape- dolce fatto con nutella [GAST368]<\/li>\n<\/ul>\n<p>\u201cCrespella\u201d riceve definizioni meno frequenti o pi\u00f9 semplici:<\/p>\n<ul>\n<li>5. Crespella- cibo simile alla crepe [GAST420]<\/li>\n<\/ul>\n<p>Questo esempio indica che <em>cr\u00eape<\/em> \u00e8 un termine maggiormente riconosciuto e utilizzato dagli adolescenti rispetto al suo equivalente italiano. Generalmente, tale tendenza suggerisce che la forza penetrativa di un lessema non dipende dalla sua trasparenza etimologica o dalla sua appartenenza al repertorio lessicale originario italiano, ma piuttosto dal suo grado di esposizione mediatica, dal prestigio culturale associato e dalla sua capacit\u00e0 di evocare un immaginario codificato. In questo senso, la gastronomia francese si configura come un dominio lessicale in cui la lingua d\u2019origine continua a esercitare un\u2019egemonia simbolica: il francesismo, anche quando non adattato graficamente o foneticamente, viene accolto con familiarit\u00e0 e naturalezza, come accade per \u201comelette\u201d, \u201csouffl\u00e9\u201d, \u201cmousse\u201d, \u201cgratin\u201d, e \u201cchantilly\u201d. Tuttavia, \u00e8 importante sottolineare che la coesistenza tra i prestiti dal francese e i loro presunti equivalenti italiani non implica una piena sovrapponibilit\u00e0 semantica, ma piuttosto evidenzia una differenza di registro, un valore simbolico o un contesto d\u2019uso. In altre parole, \u201cchef\u201d non \u00e8 semplicemente il corrispettivo francese di \u201ccuoco\u201d, ma si carica di una valenza professionale pi\u00f9 elevata, evocando competenze specialistiche e un riconoscimento sociale maggiore (Es. 6). Analogamente, <em>dessert<\/em> non si sovrappone perfettamente a \u201cdolce\u201d (Es. 7): il primo introduce una sfumatura di formalit\u00e0, di internazionalit\u00e0 o di adesione a un gusto globalizzato, che il secondo, pi\u00f9 domestico e generico, non possiede (BOURDIEU, 1982). Tali differenze si riflettono anche nelle risposte degli studenti, dove l\u2019adozione del termine francese pu\u00f2 indicare consapevolezza stilistica e, secondo la prospettiva sociolinguistica, un orientamento identitario, inteso come scelta linguistica che segnala appartenenza culturale o aspirazione a specifici codici sociali (cf. ECKERT, 2000; BUCHOLTZ, 2002):<\/p>\n<ul>\n<li>6. Chef- Chi lavora in cucina ed \u00e8 a capo [GAST179]<\/li>\n<li>7. Dessert- dolce che si serve a fine pasto [GAST280]<\/li>\n<\/ul>\n<p>Al di sotto di questa soglia di alta familiarit\u00e0 si collocano lemmi che, pur mantenendo una discreta visibilit\u00e0, mostrano tassi di riconoscimento pi\u00f9 contenuti, tra il 65% e il 75%. \u00c8 il caso, tra gli altri, di \u201cmousse\u201d (70.4%), \u201cpain carr\u00e9\u201d (73.6%), \u201cgratin\u201d (65.3%) e \u201crinfresco\u201d (68.1%).\u00a0 Questi termini mostrano un livello di acquisizione ancora in via di consolidamento: il loro significato \u00e8 spesso interpretato dagli studenti per analogia con esperienze sensoriali, visive o gustative, piuttosto che attraverso una consapevolezza diretta della loro origine etimologica.<\/p>\n<p>L\u2019oscillazione definitoria che si registra nelle risposte raccolte suggerisce che tali lemmi appartengono a una zona intermedia del lessico mentale degli adolescenti: riconosciuti, talvolta utilizzati, ma non sempre pienamente interiorizzati. La nozione di lessico passivo appare qui particolarmente utile per descrivere questo stadio: i termini sono presenti nella memoria, ma non ancora stabilizzati nel repertorio produttivo. Termini come \u201cmousse\u201d vengono talvolta semplicemente ripetuti, mentre \u201cpain carr\u00e9\u201d \u00e8 descritto in modo essenziale:<\/p>\n<ul>\n<li>8. Mousse- mousse [GAST230]<\/li>\n<li>9. Pain carr\u00e9- pezzo di pane [GAST8]<\/li>\n<\/ul>\n<p>Questo suggerisce che lo studente fornisce una definizione minima, senza dettagliare aspetti funzionali o culturali del termine. Un quadro pi\u00f9 problematico emerge invece dai dati relativi ai termini compresi tra il 35% e il 55% di definizioni accettabili. In questa fascia troviamo \u201csouffl\u00e9\u201d (55.4%), \u201csaut\u00e9\u201d (46.3%), \u201cgratt\u00e9\u201d (40.8%), \u201csfritto\u201d (40.0%), \u201cpotage\u201d (38.3%), \u201cconsomm\u00e9\u201d (37.2%) e \u201ccrespella\u201d (37.2%). In questi casi, le definizioni, quando fornite, appaiono spesso approssimative, generiche, oppure indicano tentativi interpretativi basati su associazioni contestuali pi\u00f9 che su una competenza semantica consolidata. L\u2019utilizzo di espressioni dubitative come \u201cpenso sia\u201d o \u201cforse indica\u201d segnala una percezione incerta del significato, e spesso la ricostruzione del lemma si affida a strategie di analogia fonetica, prossimit\u00e0 semantica o esperienze culinarie personali. Il dato sociolinguisticamente rilevante \u00e8 che quest\u2019incertezza non si distribuisce casualmente, ma si concentra su lemmi la cui frequenza d\u2019uso \u00e8 minore nei media e nei contesti comunicativi scolastici. Ci\u00f2 conferma l\u2019importanza della frequenza d\u2019esposizione come fattore determinante nella stabilizzazione del significato (NATION 2021: 564). Per esempio, \u201csaut\u00e9\u201d riceve definizioni scarse e incerte, mentre \u201cpotage\u201d viene semplificato come:<\/p>\n<ul>\n<li>11. Potage- Penso che sia una specie di minestra [GAST398]<\/li>\n<\/ul>\n<p>Esempi simili dimostrano una conoscenza limitata e una tendenza a ricondurre il termine a concetti pi\u00f9 familiari.<\/p>\n<p>Ancor pi\u00f9 marcato \u00e8 il quadro relativo ai termini con una percentuale inferiore al 35%: \u201cspumone\u201d (35.5%), \u201cristretto\u201d (33.6%), \u201cpane in cassetta\u201d (31.2%) e \u201csformato\u201d (27.3%). \u00c8 interessante notare che, in questo gruppo, figurano prevalentemente parole italiane o regionali, e non francesismi. Questo dato sovverte in parte l\u2019attesa che il termine straniero sia meno riconoscibile: al contrario, ci\u00f2 che emerge \u00e8 che la forza comunicativa e la riconoscibilit\u00e0 di un lemma dipendono molto pi\u00f9 dalla sua presenza culturale e visibilit\u00e0 sociale che dalla sua trasparenza morfologica o appartenenza alla lingua madre. Ad esempio, \u201cpane in cassetta\u201d (31.2%) \u00e8 riconosciuto meno di \u201cpain carr\u00e9\u201d (73.6%), sebbene sia il corrispettivo italiano. La differenza di familiarit\u00e0 tra termini, come nel caso di \u201cpain carr\u00e9\u201d rispetto ad altri lessemi, sembra essere determinata pi\u00f9 dalla frequenza d\u2019uso, dalla densit\u00e0 mediatica, dalla visibilit\u00e0 commerciale e dalla pregnanza culturale, che dalla lingua d\u2019origine o dall\u2019et\u00e0 dei parlanti. \u00a0La difficolt\u00e0 con i termini italiani emerge in risposte come \u201csformato\u201d (Es. 12), in cui lo studente fornisce una definizione minimale o parziale del concetto:<\/p>\n<ul>\n<li>12. Sformato- Cibo senza forma [GAST200]<\/li>\n<\/ul>\n<p>Dunque, da un punto di vista quantitativo, la distribuzione dei dati delinea un processo di selezione lessicale altamente influenzato da dinamiche simboliche e culturali: i francesismi che godono di maggiore fortuna sono quelli associati a un\u2019immagine di raffinatezza, internazionalit\u00e0 o competenza culinaria; quelli meno riconosciuti sono percepiti come esotici, settoriali o scarsamente rilevanti nella quotidianit\u00e0 dei giovani parlanti. Le voci italiane, al contrario, risultano familiari solo quando fanno parte della lingua di base o dell\u2019uso domestico; laddove si tratti di lemmi regionali o specialistici, il tasso di riconoscimento crolla, segnalando una frammentazione verticale del lessico tra ci\u00f2 che \u00e8 veicolato dalla scuola e dai media e ci\u00f2 che resta confinato a un ambito locale o tecnico.<\/p>\n<p>I dati analizzati indicano che l\u2019adolescente medio attiva e riconosce i termini francesi non semplicemente in quanto tali, ma perch\u00e9 sono associati a contenuti di prestigio, modernit\u00e0 o gusto. In questo senso, l\u2019assimilazione lessicale si manifesta quando un francesismo come<em> \u201c<\/em><em>buffet\u201d<\/em><em> o \u201c<\/em><em>souffl\u00e9\u201d<\/em> viene percepito come parte del repertorio culturale e linguistico comune, pi\u00f9 che come un termine straniero. Al contrario, parole italiane apparentemente trasparenti come \u201csformato\u201d o \u201csfritto\u201d vengono percepite come marcate, arcaiche o di registro basso, e per questo escluse dal repertorio attivo.<\/p>\n<p>I dati mostrano che alcuni francesismi sono ampiamente riconosciuti dagli adolescenti, mentre altri vocaboli, inclusi alcuni italiani, risultano meno compresi. Ci\u00f2 suggerisce che l\u2019insegnamento della lingua dovrebbe considerare non solo il lessico, ma anche il contesto culturale e le traiettorie dei termini tra lingue e pratiche quotidiane, integrando riflessione metalinguistica e consapevolezza culturale. Questa prospettiva \u00e8 coerente con l\u2019approccio lessico-culturale di Galisson (1999), secondo il quale l\u2019apprendimento linguistico deve includere la comprensione dei significati culturali veicolati dalle parole, la cosiddetta \u201ccarica culturale condivisa\u201d, e non limitarsi alla mera acquisizione lessicale o grammaticale. L\u2019integrazione di conoscenze linguistiche e culturali favorisce una didattica pi\u00f9 critica e interculturale, in grado di preparare gli studenti a comprendere le implicazioni comunicative dei termini stranieri nei contesti reali.<\/p>\n<h3 id=\"2-analisi-qualitativa\">3.2 Analisi qualitativa<\/h3>\n<p>L\u2019analisi qualitativa delle risposte aperte fornite dagli adolescenti nel questionario conferma e approfondisce i risultati emersi dall\u2019analisi quantitativa, restituendo un quadro dettagliato della percezione e della comprensione dei francesismi gastronomici nella lingua italiana contemporanea. Le definizioni raccolte costituiscono un prezioso materiale per osservare i processi cognitivi, ideologici e culturali che guidano l\u2019interpretazione e l\u2019elaborazione dei prestiti lessicali da parte dei giovani studenti. Un primo dato rilevante riguarda il grado di attivazione semantica spontanea. I termini francesi pi\u00f9 diffusi e stabilizzati \u2013 come \u201cbuffet\u201d, \u201ccroissant\u201d, \u201cchef\u201d, \u201ccr\u00eape\u201d \u2013 vengono definiti con sicurezza, spesso in maniera funzionale e descrittiva. Ad esempio, \u201cbuffet = tavolo con alimenti\u201d o \u201ccroissant = cornetto\u201d, indicano una familiarit\u00e0 consolidata che si manifesta in una definizione operativa del termine, evidenziata da definizioni operative che si basano sull\u2019esperienza quotidiana piuttosto che su conoscenze enciclopediche. Questo tipo di risposta, breve e diretta, mostra come il prestito sia ormai interiorizzato e non richieda riflessione metalinguistica: si tratta di parole \u201cacquisite per uso\u201d, secondo la terminologia di Nation (2021: 564), attraverso un\u2019esposizione reiterata nei contesti di consumo e nei media.<\/p>\n<p>Al contrario, i termini meno noti \u2013 in particolare alcuni francesismi meno comuni come \u201cpotage\u201d o \u201cconsomm\u00e9\u201d \u2013 e alcuni italianismi tecnici o regionali come \u201csfritto\u201d, o \u201csformato\u201d \u2013 generano risposte pi\u00f9 esitanti, vaghe o addirittura ironiche, come ad esempio \u201cspumone= una spuma grande\u201d. \u00c8 significativo il ricorso frequente a formule dubitative: \u201cpotage = penso che sia una specie di minestra\u201d, oppure \u201csformato = una cosa non precisa\u201d, che indicano un posizionamento liminale del lemma tra il lessico passivo e quello attivo. Il parlante conosce il termine, lo ha forse incontrato, ma non ne possiede una definizione chiara e autonoma. Queste risposte configurano il tentativo di costruzione del significato attraverso analogia fonetica o deduzione contestuale: un segno di incertezza linguistica tipica delle fasi intermedie di acquisizione<strong>.<\/strong><\/p>\n<p>Particolarmente interessante, da un punto di vista sociolinguistico, \u00e8 il processo di reinterpretazione e ricontestualizzazione culturale che si osserva per alcuni termini. \u201cChef\u201d, ad esempio, \u00e8 definito talvolta come \u201cCannavacciuolo\u201d, noto chef italiano. <em>Barbecue<\/em>, pur essendo un prestito dall\u2019inglese, viene identificato dagli studenti sia come \u201cattrezzo per cucinare\u201d sia come \u201csalsa\u201d, mostrando come l\u2019interferenza culturale \u2013 in questo caso americana \u2013 contribuisca a ridefinire il significato attribuito alla parola, senza che la pronuncia venga adattata in italiano \/ba\u0281.b\u0259.kju\/, conservando cos\u00ec elementi della forma originale. Non si tratta solo di prestiti linguistici, ma di prestiti concettuali, ovvero termini che importano non solo una forma, ma un intero frame culturale e semiotico.<\/p>\n<p>Analogamente, si osserva un fenomeno di trasformazione semantica per metonimia o sineddoche. La \u201ccr\u00eape\u201d \u00e8 spesso definita come \u201cdolce con Nutella\u201d, oppure \u201cpiadina dolce\u201d, mentre la \u201cpanna montata\u201d \u00e8 descritta come \u201ccosa che si mette sui dolci\u201d o \u201ccrema strapazzata\u201d. In questi casi, il parlante coglie un elemento parziale o esperienziale (la farcitura, la consistenza, l\u2019uso pratico) e lo assume come definizione dell\u2019intero lemma. \u00a0Questo fenomeno indica che l\u2019acquisizione di tali termini avviene prevalentemente attraverso l\u2019esperienza diretta di consumo, in contesti familiari, scolastici o commerciali, piuttosto che tramite insegnamento formale.<\/p>\n<p>La funzione sociale e simbolica dei termini risulta inoltre centrale. Alcuni lemmi francesi vengono utilizzati per segnalare un contesto \u201celevato\u201d o una competenza culinaria superiore. \u201cSouffl\u00e9\u201d, \u201comelette\u201d, \u201cchantilly\u201d sono definizioni che evocano ristorazione di qualit\u00e0, piatti rari, linguaggi specialistici. I corrispettivi italiani (\u201csformato\u201d, \u201cfrittata\u201d, \u201cpanna montata\u201d) pur essendo pi\u00f9 trasparenti, vengono percepiti come pi\u00f9 \u201csemplici\u201d o \u201ccasalinghi\u201d, come illustrato dagli esempi 13 e 14:<\/p>\n<ul>\n<li>13. Frittata- Insieme di uova sbattute [GAST10]<\/li>\n<li>14. Omelette- Piatto elegante di uova [GAST10]<\/li>\n<\/ul>\n<p>In questo senso, la scelta di usare un francesismo non \u00e8 solo linguistica, ma riflette anche logiche di distinzione sociale (BOURDIEU, 1982). Nei termini gastronomici, le parole non indicano solo i piatti o prodotti gastronomici, ma veicolano percezioni di status, gusti e appartenenze culturali.<\/p>\n<p>Infine, si registrano nei questionari numerosi casi di non-risposte o definizioni ironiche, soprattutto per i lemmi marginali: \u201cgratt\u00e9\u201d = grattare, \u201csfritto\u201d = non fritto, \u201csformato\u201d = Chernobyl, \u201ccr\u00eape\u201d = nel muro. Questi esempi, se da un lato riflettono un atto di goliardia probabilmente riconducibile alla giovane et\u00e0 del campione, dall\u2019altro costituiscono una forma di resistenza o rielaborazione creativa della parola sconosciuta. In alcuni casi, l\u2019associazione si basa su assonanze (cr\u00eape\/crepa, gratin\/grattare), in altri su immaginari individuali. Questi tentativi evidenziano una funzione ludica attribuita individualmente alla lingua, in quanto ogni parlante pu\u00f2 impiegare termini o forme specifiche in base alla propria esperienza e alla situazione comunicativa. In questo contesto, si osserva come l\u2019uso personale della lingua talvolta differisca dalle norme codificate, mostrando il margine di libert\u00e0 e creativit\u00e0 che il parlante ha nel manipolare le strutture linguistiche. In conclusione, l\u2019analisi qualitativa dei dati conferma che la competenza lessicale degli adolescenti nei confronti dei francesismi gastronomici non \u00e8 omogenea, ma stratificata e socialmente orientata.\u00a0 Le parole pi\u00f9 familiari sono quelle incontrate pi\u00f9 frequentemente, grazie alla loro maggiore circolazione in contesti gastronomici e ristorativi concreti. \u00a0I termini meno conosciuti risultano meno familiari perch\u00e9 sono incontrati meno frequentemente, hanno una bassa rilevanza sociale o presentano difficolt\u00e0 di attribuzione referenziale.<\/p>\n<p>L\u2019apprendimento linguistico, in questo ambito, si manifesta come un fenomeno fortemente pragmatico, situato e ideologicamente orientato, in cui le parole non sono mai semplicemente oggetti linguistici, ma strumenti attraverso cui si costruisce il mondo, il gusto e la percezione culturale. Questa prospettiva \u00e8 coerente con l\u2019evoluzione della didattica delle lingue, che ha progressivamente superato i vecchi approcci centrati sulla forma, privilegiando metodologie comunicative e, pi\u00f9 recentemente, approcci azionali o task-based learning, in cui l\u2019uso del linguaggio \u00e8 strettamente legato alla realizzazione di compiti significativi e contestualizzati.<\/p>\n<h3 id=\"\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0-conclusioni\">4.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Conclusioni<\/h3>\n<p>Alla luce dei dati emersi, appare evidente che il lessico culinario dei giovani italiani sta subendo profonde trasformazioni, in linea con le dinamiche globali di ibridazione culturale e linguistica. I prestiti francesi consolidati si impongono come standard, veicolando percezioni di raffinatezza ed esoticit\u00e0 rispetto ai corrispettivi italiani, mentre i termini locali e tecnici tendono a una progressiva marginalizzazione. Questo fenomeno solleva interrogativi rilevanti sulla conservazione del patrimonio linguistico tradizionale e sulle strategie educative da adottare per promuovere una maggiore consapevolezza linguistica.<\/p>\n<p>Un possibile sviluppo futuro di questa ricerca potrebbe consistere nell\u2019analisi comparativa tra diverse aree geografiche italiane, per valutare se esistano differenze significative nella competenza lessicale locale e nell\u2019adozione dei francesismi. In questa prospettiva si inserisce la riflessione di Agresti e Puolato (2020: 6) sulla \u201cfrancofonia latente\u201d a Napoli, ovvero su quell\u2019insieme di tracce linguistiche e culturali di origine francese che, pur non istituzionalizzate, persistono nel lessico quotidiano e nell\u2019immaginario sociale locale, specialmente in ambiti legati al gusto, alla moda o alla ristorazione. Secondo questi autori, Napoli rappresenta un caso paradigmatico di contesto \u201cfrancofono non ufficiale\u201d, in cui la presenza del francese si manifesta in modo sotterraneo ma simbolicamente significativo, soprattutto in riferimento ai registri del prestigio e della distinzione. Tale impostazione teorica apre la strada a comparazioni diatopiche pi\u00f9 ampie, tra Napoli e altre aree della francofonia periferica (come il Maghreb o alcune regioni svizzere), per comprendere come il francese venga reinterpretato e rielaborato localmente attraverso processi di appropriazione simbolica e contaminazione lessicale, nonch\u00e9 mediante attribuzioni di valori culturali e sociali ai termini. Va tuttavia sottolineato che l\u2019attuale ricerca presenta alcune limitazioni: l\u2019inclusione di altri istituti scolastici, ad esempio con indirizzo alberghiero, e di fasce d\u2019et\u00e0 diverse, come studenti della scuola media, potrebbe offrire un quadro pi\u00f9 completo della percezione linguistica e della capacit\u00e0 di discriminazione, associazione e combinazione del lessico. Questi aspetti costituiscono spunti rilevanti per studi futuri, volti a approfondire la comprensione della competenza semantica e culturale dei giovani parlanti in contesti diversi. Sarebbe inoltre opportuno esplorare il ruolo di variabili socioeconomiche, come il livello di istruzione dei genitori o l\u2019accesso a esperienze gastronomiche e culturali pi\u00f9 specializzate (ad es. frequentazione di ristoranti di alta cucina), nell\u2019influenzare la conoscenza dei termini pi\u00f9 specialistici.<\/p>\n<p>Questi fattori evidenziano come il lessico culinario rappresenti un indicatore sensibile dei processi di mutamento linguistico e sociale, richiedendo un\u2019attenzione specifica da parte della ricerca sociolinguistica sul contatto tra lingue e sulla variazione lessicale nei contesti giovanili.<\/p>\n<p>L\u2019integrazione di francesismi gastronomici risulta essere un fenomeno complesso, che coinvolge sia dinamiche sociolinguistiche di contatto linguistico che pratiche di consumo culturale. Sebbene i prestiti francesi si siano radicati profondamente nel lessico comune, la loro conoscenza tra gli adolescenti \u00e8 ancora eterogenea, mostrando una chiara distinzione tra i termini pi\u00f9 popolari e quelli meno conosciuti o fraintesi.<\/p>\n<p>Questo scenario suggerisce che le politiche educative e le pratiche didattiche dovrebbero integrare non solo aggiornamenti sul lessico corrente, ma anche strumenti per interpretare criticamente i francesismi, basandosi sull\u2019analisi della percezione e comprensione dei termini da parte degli studenti e sull\u2019approfondimento delle loro radici culturali e storiche.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3 id=\"bibliografia\">Bibliografia<\/h3>\n<p>AGRESTI, Giovanni e Daniela PUOLATO. <em>Les repr\u00e9sentations sociales de la langue fran\u00e7aise \u00e0 Naples. De l\u2019enqu\u00eate de terrain aux d\u00e9bouch\u00e9s didactiques<\/em>. La Chaux-de-Fonds, NE, Suisse: Rocco Marcozzi Editeur, 2020.<\/p>\n<p>ANDROUTSOPOULOS, Jannis. \u201cBilingualism in the mass media and on the internet\u201d, in HELLER, Monica. <em>Bilingualism: A social approach.<\/em> Londra: Palgrave Macmillan UK, 2007: 207\u02d7230.<\/p>\n<p>COBO, Marina Arag\u00f3n. \u201cLa francomanie dans la langue de la gastronomie espagnole\u201d,\u00a0<em>El texto como encrucijada: estudios franceses y franc\u00f3fonos<\/em>. Universidad de La Rioja, 2003: 487\u02d7500.<\/p>\n<p>BAJINI, Irina; Maria Vittoria CALVI; Giuliana GARZONE; Giuseppe SERGIO (eds). <em>Cibo e identit\u00e0 nel paesaggio linguistico milanese. Parole per mangiare: discorsi e culture del cibo<\/em>, Milano: LED, 2017.<\/p>\n<p>BERRUTO, Gaetano. \u201cThe problem of variation\u201d, <em>The Linguistic Review<\/em> 21(3-4), 2004: 293\u02d7322. <a href=\"https:\/\/doi.org\/10.1515\/tlir.2004.21.3-4.293\">https:\/\/doi.org\/10.1515\/tlir.2004.21.3-4.293<\/a><\/p>\n<p>BLOMMAERT, Jan; Elina WESTINEN; Sirpa LEPP\u00c4NEN. \u201cFurther notes on sociolinguistic scales\u201d, <em>Intercultural Pragmatics<\/em> 12.1, 2015: 119\u02d7127.<\/p>\n<p>BOURDIEU, Pierre. \u201cThe production and reproduction of legitimate language\u201d, <em>The Routledge Language and Culture Reader, <\/em>2000: 467\u02d7477.<\/p>\n<p>CALVET, Louis-Jean. \u201cLes langues en contact\u201d, <em>Que sais-je?<\/em> 8, 2017: 17\u02d741.<\/p>\n<p>DELLA PIETRA, Daniele. \u201cGli italianismi enogastronomici recenti nella lingua inglese: un\u2019analisi sui corpora\u201d,\u00a0<em>Italiano LinguaDue<\/em>\u00a013.2, 2021: 377\u02d7396.<\/p>\n<p>DI SABATO, Bruna, e Antonio PERRI. \u201c\u2018Dimmi cosa mangi\u2026\u2019. Lessico alimentare e alterit\u00e0 culturale nel mondo contemporaneo\u201d,\u00a0<em>Insegnare il lessico<\/em>. Edizioni Edilingua, 2022:103\u02d7112.<\/p>\n<p>GAL, Susan, e Judith T. IRVINE. \u201cThe boundaries of languages and disciplines: How ideologies construct difference\u201d, <em>Social research<\/em>, 1995: 967\u02d71001.<\/p>\n<p>GALISSON, Robert. \u201cLa pragmatique lexiculturelle pour acc\u00e9der autrement, \u00e0 une autre culture, par un autre lexique\u201d, <em>\u00c9tudes de linguistique appliqu\u00e9e<\/em>, 1999: 477\u02d7497.<\/p>\n<p>GRAGERA RETUERTO Roc\u00edo, e Gabriel D\u00edez ABADIE. \u201cLa pr\u00e9sence des emprunts lexicaux fran\u00e7ais dans la cuisine anglaise du XIXe si\u00e8cle\u201d,\u00a0<em>European Public and Social Innovation Review<\/em> 10, 2025: 1\u02d716.<\/p>\n<p>HAUGEN, Einar. \u201cThe analysis of linguistic borrowing\u201d,<em> Language<\/em> 26.2, 1950: 210\u02d7231.<\/p>\n<p>LABOV, William. \u201cHypercorrection by the Lower Middle Linguistic Change\u201d. In BRIGHT, William (Ed), <em>Sociolinguistics, <\/em>London: Mouton, 1966: 84\u02d7113.<\/p>\n<p>SANTOI, Leung. \u201cLanguage socialization: Themes and advances in research\u201d,\u00a0<em>Studies in Applied Linguistics TESOL<\/em>\u00a01\u00a0&amp;\u00a0Applied Linguistics\u00a01(1), 2001: 1\u201318.<\/p>\n<p>LEVI-STRAUSS, Claude. <em>Anthropologie structurale<\/em>, Paris: Plon, 1958.<\/p>\n<p>MONTANARI, Massimo. <em>Il mondo in cucina<\/em>, Laterza: Roma-Bari, 2022.<\/p>\n<p>NATION, Paul. \u201cIs it worth teaching vocabulary?\u201d, <em>TESOL journal<\/em> 12.4, 2021: e564.<\/p>\n<p>NIOLA, Marino. \u201cLa dieta mediterranea simbolo della societ\u00e0 di domani\u201d, Lectio magistralis \u201cEssere e benessere. La ricetta mediterranea\u201d, Fico Eatal Word, Bologna, 2017. <a href=\"https:\/\/video.repubblica.it\/il-gusto\/gusto\/cibo-e-cultura-niola-la-dieta-mediterranea-simbolo-della-societa-di-domani\/292208\/292818\">https:\/\/video.repubblica.it\/il-gusto\/gusto\/cibo-e-cultura-niola-la-dieta-mediterranea-simbolo-della-societa-di-domani\/292208\/292818<\/a><\/p>\n<p>ONDELLI, Stefano. \u201cDal cr\u00e8me caramel al cupcake: l\u2019invasione degli anglicismi in cucina, al ristorante e al bar\u201d. <em>Italiano linguadue.<\/em> 2017. <a href=\"https:\/\/riviste.unimi.it\/index.php\/promoitals\/article\/view\/9880\">https:\/\/riviste.unimi.it\/index.php\/promoitals\/article\/view\/9880<\/a><\/p>\n<p>THOMASON, Sarah. \u201cContact explanations in linguistics\u201d, <em>The handbook of language contact<\/em>, 2020: 3149.<\/p>\n<p>WEINREICH, Uriel; Ronald KIM; William LABOV. <em>Languages in contact: French, German and Romansh in twentieth-century Switzerland<\/em>. Amsterdam: John Benjamins Publishing Company, 2011.<\/p>\n<hr \/>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> Sebbene \u201cpain carr\u00e9\u201d non sia un\u2019espressione effettivamente utilizzata dai parlanti francofoni per indicare ci\u00f2 che in italiano chiamiamo \u201cpancarr\u00e9\u201d, pu\u00f2 tuttavia essere considerata assimilabile alla categoria dei francesismi. Si tratta infatti di una formazione lessicale composta da elementi di origine francese (\u201cpain\u201d e \u201ccarr\u00e9\u201d), la cui struttura richiama quella tipica dei prestiti adattati o ricalcati dal francese.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p>Per citare questo articolo:<\/p>\n<p>Ciro RANISI, \u00ab I francesismi gastronomici in uso nella lingua italiana contemporanea: un\u2019inchiesta quali-quantitativa\u00a0\u00bb,\u00a0<em>Rep\u00e8res DoRiF,<\/em>\u00a0hors-s\u00e9rie \u2013\u00a0<em>En termes de polys\u00e9mie. <\/em><em>Sens et polys\u00e9mie dans les domaines de sp\u00e9cialit\u00e9<\/em>, DoRiF Universit\u00e0, Roma, ottobre 2025, https:\/\/www.dorif.it\/reperes\/ciro-ranisi-i-francesismi-gastronomici-in-uso-nella-lingua-italiana-contemporanea-uninchiesta-quali-quantitativa\/<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">ISSN 2281-3020<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-8924 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.dorif.it\/reperes\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/logo-pubblicazione.png\" alt=\"\" width=\"111\" height=\"49\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Quest\u2019opera \u00e8 distribuita con Licenza\u00a0<a href=\"http:\/\/creativecommons.org\/licenses\/by-nc-nd\/3.0\/it\/\">Creative Commons Attribuzione \u2013 Non commerciale \u2013 Non opere derivate 3.0 Italia<\/a>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p> <a href=\"https:\/\/www.dorif.it\/reperes\/ciro-ranisi-i-francesismi-gastronomici-in-uso-nella-lingua-italiana-contemporanea-uninchiesta-quali-quantitativa\/\"> Continue de lire&#8230;<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":8,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"_bbp_topic_count":0,"_bbp_reply_count":0,"_bbp_total_topic_count":0,"_bbp_total_reply_count":0,"_bbp_voice_count":0,"_bbp_anonymous_reply_count":0,"_bbp_topic_count_hidden":0,"_bbp_reply_count_hidden":0,"_bbp_forum_subforum_count":0,"footnotes":""},"categories":[435],"tags":[431],"class_list":["post-12699","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-varia-hs-en-termes-de-polysemie-sens-et-polysemie-dans-les-domaines-de-specialite","tag-en-termes-de-polysemie-sens-et-polysemie-dans-les-domaines-de-specialite"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.5 - 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