{"id":8384,"date":"2021-10-18T12:15:04","date_gmt":"2021-10-18T10:15:04","guid":{"rendered":"https:\/\/www.dorif.it\/reperes\/?p=8384"},"modified":"2022-11-16T08:57:18","modified_gmt":"2022-11-16T07:57:18","slug":"silvana-borutti-la-rete-e-la-trasformazione-dei-processi-comunicativi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.dorif.it\/reperes\/silvana-borutti-la-rete-e-la-trasformazione-dei-processi-comunicativi\/","title":{"rendered":"Silvana BORUTTI, La rete e la trasformazione dei processi comunicativi"},"content":{"rendered":"<h3 id=\"silvana-borutti\" style=\"text-align: center; padding-left: 80px;\">Silvana BORUTTI<\/h3>\n<h2 id=\"--la-rete-e-la-trasformazione-\"><\/h2>\n<h2 id=\"la-rete-e-la-trasformazione-de\" style=\"text-align: center;\"><strong>La rete e la trasformazione dei processi comunicativi<\/strong><\/h2>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Silvana Borutti<br \/>\n<\/strong>Universit\u00e0 di Pavia<br \/>\nborutti@unipv.it<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p><strong>Abstract<br \/>\n<\/strong><strong>The network and the transformation of communication processes<\/strong><\/p>\n<p>The network and the technological transformation of the means of communication has brought about radical changes in our form of life. This article analyzes the positive and negative aspects of two situations that produce changes in interpersonal relationships: distance learning and social networks. Distance teaching is an important tool that allows school continuity, but the lack of a live teaching current runs the risk of not helping students learn to learn. Social networks extend the opportunities for exchange, but the lack of bodily relationships risks impoverishing affective and emotional experiences in young people.<\/p>\n<p><strong>R\u00e9sum\u00e9<\/strong><\/p>\n<p>Le r\u00e9seau Internet et la transformation technologique des moyens de communication ont entra\u00een\u00e9 des changements radicaux dans notre forme de vie. Cet article analyse les aspects positifs et n\u00e9gatifs de deux situations qui produisent des changements dans les relations interpersonnelles : la formation \u00e0 distance et les r\u00e9seaux sociaux.\u00a0 L&#8217;enseignement \u00e0 distance est un outil important qui permet la continuit\u00e9 scolaire, mais l&#8217;absence du courant vif de l&#8217;enseignement en direct et en pr\u00e9sence risque de ne pas aider les \u00e9l\u00e8ves \u00e0 apprendre \u00e0 apprendre. Les r\u00e9seaux sociaux multiplient les possibilit\u00e9s d&#8217;\u00e9change, mais le manque de relations corporelles risque d\u2019appauvrir les exp\u00e9riences affectives et \u00e9motionnelles chez les jeunes.<\/p>\n<hr \/>\n<h3 id=\"-il-web-e-la-dad\"><em>1. Il web e la DAD<\/em><\/h3>\n<p>La rete ha portato cambiamenti radicali, e non ancora del tutto analizzati. \u00c8 bene interrogarsi sulle trasformazioni della nostra forma di vita, come faceva Platone per quanto riguarda la scrittura. Nel <em>Fedro<\/em>, come ci ha ricordato Callari Galli, Platone parlava del primato dell\u2019orale sullo scritto, e diceva cose applicabili per analogia anche a noi. In particolare, richiamava il valore comunicativo dell\u2019intercorporeit\u00e0, di cui hanno parlato tutti e tre gli interventi. Un testo scritto, diceva Platone, se interrogato non risponde, non apre un dialogo di anime. Gli allievi che avranno notizia di molte cose senza insegnamento, cio\u00e8 senza compresenza di corpi e di anime in una corrente di dialogo, scrive Platone, si crederanno dottissimi, ma saranno imbottiti di opinioni, anzich\u00e9 sapienti.<\/p>\n<p>Proviamo ad applicare queste riflessioni alla DAD. Potremmo dire che, come la scrittura per Platone, la rete \u00e8 per noi <em>pharmakon<\/em>, cio\u00e8 insieme rimedio e veleno, positiva e negativa. L\u2019impegno delle strutture e dei docenti nella situazione della pandemia \u00e8 stato ed \u00e8 fondamentale, perch\u00e9 d\u00e0 agli studenti l\u2019idea che una comunit\u00e0 di insegnamento c\u2019\u00e8, che non sono lasciati soli. Docenti e studenti hanno avuto l\u2019occasione per ripensare alla loro relazione e per riflettere sull\u2019importanza delle forme in cui il sapere viene trasmesso e recepito.<\/p>\n<p>Come docenti, tutti abbiamo constatato che l\u2019insegnamento a distanza richiede pi\u00f9 impegno e accuratezza, perch\u00e9 chi parla non fa altro che lasciare una traccia orale senza alcuna eco, alcuna restituzione, alcun rimbalzo in un contesto collettivo. Chi parla a distanza non pu\u00f2 che essere incerto sull\u2019efficacia dell\u2019insegnamento, non avendo segni prossemici (sguardi, espressioni del volto) che funzionino da riscontri e rassicurazioni, o che facciano capire che bisogna aggiustare il tiro. Senza la corrente viva dell\u2019insegnamento in presenza (il platonico dialogo di anime), senza lo scambio di sguardi che consentono a chi insegna di registrare il proprio ritmo con quello degli allievi, \u00e8 difficile per i docenti <em>imparare a insegnare<\/em> approfittando degli indizi legati al fatto che in aula ci sono corpi in presenza, ed \u00e8 difficile per gli studenti <em>imparare a imparare<\/em>, cio\u00e8 a prendere il tempo della riflessione, ad aver pazienza, a prendere anche il tempo della <em>r\u00eaverie<\/em>, quella funzione mentale divagante e fluttuante che rende recettivi e serve a metabolizzare i dati sensoriali grezzi. Il sapere non \u00e8 un pacchetto di nozioni ben confezionato da consegnare, ma qualcosa che si diffonde in quella comunit\u00e0 intellettuale e fisica che \u00e8 l\u2019aula anche attraverso \u201csuggerimenti, suggestioni, indicazioni, comportamenti, esempi\u201d \u2013 come scrive Asor Rosa (Repubblica, 8 maggio 2020) \u2013 e aggiungerei anche attraverso correnti emotive.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 in generale, la rete \u00e8 utilissima nel mettere a disposizione una massa di informazioni. L\u2019insieme infinito di informazioni attingibili in Internet, gli articoli scientifici scaricabili, le mappe, ecc.: sono tutte cose di cui oggi non riusciremmo pi\u00f9 a fare a meno. Ma \u00e8 giusto ragionare sul <em>significato cognitivo<\/em> di questa massa di informazioni: una massa di informazioni non \u00e8 sapere. Pensare e ragionare non \u00e8 semplicemente raccogliere informazioni, \u00e8 saper vedere le somiglianze e le differenze, saper fare gerarchie concettuali, saper connettere. E questo la rete da sola non lo fa, lo fa la capacit\u00e0 umana di fare inferenze, porsi delle domande, vedere nessi inediti: ragionare creativamente, appunto. \u00c8 la nostra mente che organizza e isola i punti rilevanti, sceglie, discerne in una massa di informazioni; a volte lo fa addirittura in sogno: Kekule racconta il sogno della danza degli atomi in forma di serpenti che si attorcigliano afferrando la propria coda, immagine a partire da cui egli comincia a sviluppare l\u2019ipotesi sulla struttura chimica del benzolo. Si leggono in rete interventi di docenti che parlano della rete telematica come di un possibile nuovo ambiente creativo ed educativo. Ho letto anche di uno studio che dimostra che studenti che hanno a disposizione strumenti tecnologici a scuola o a casa hanno maggiori successi scolastici: ma che tipo di successi scolastici, mi chiedo? Nella forma di ricerche che incollano informazioni raccolte con i motori di ricerca? Nella compilazione di schede a domande multiple?<\/p>\n<p>Come dicevo prima, non si <em>impara a imparare<\/em> se non c\u2019\u00e8 un docente che insegna il metodo, che insegna a selezionare, soprattutto che insegna a riflettere e a prendere il tempo della riflessione. Quando insegno, cerco gli occhi dei miei studenti, cio\u00e8 il loro sguardo. Se li vedo scrivere a testa bassa sul computer, ho la tentazione di pensare: allora tanto vale dare loro delle teleconferenze. Certamente gli appunti saranno pi\u00f9 efficienti: c\u2019\u00e8 un\u2019utilit\u00e0 che \u00e8 il risparmio di tempo, ma ho difficolt\u00e0 a riconoscervi un progresso cognitivo. Certo la rete facilita la ricerca, ma la rende nello stesso tempo pi\u00f9 passiva, meno attiva e intraprendente. Ho letto che attraverso l&#8217;interattivit\u00e0 \u00e8 possibile allenare alla flessibilit\u00e0 e alla disponibilit\u00e0 sensoriale, a coniugare la sfera percettiva e cognitiva. Io sono scettica, perch\u00e9 la percezione rilevante in situazioni intermediali \u00e8, credo, quasi solo percezione di immagini. Come osservano Callari Galli e Cosenza, le nuove estensioni corporee (schermi, telefoni), cambiano le competenze della mano (perdiamo la manualit\u00e0, perdiamo progressivamente quella proiezione identitaria che \u00e8 la nostra scrittura che riorganizza lo spazio di un foglio bianco con i \u201cnostri\u201d segni); cambiano lo spazio e il tempo della lettura, e dunque aspetti del nostro-spazio-tempo vitale, privandoci delle pause, del vuoto, della noia, col suo fondo di creativit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3 id=\"-i-social-network\"><em>2. I social network<\/em><\/h3>\n<p>Se Internet ha portato trasformazioni soprattutto cognitive, i social network hanno portato <em>trasformazioni semantiche e antropologiche<\/em>. Le trasformazioni semantiche vanno di pari passo con i cambiamenti relazionali. Consideriamo <em>Facebook<\/em> e il concetto di amicizia, che cambia non solo quando si introducono le espressioni \u201cMi ha chiesto l\u2019amicizia\u201d, \u201cGli ho dato l\u2019amicizia\u201d, ma soprattutto quando si conta il numero di amici per segnalare il proprio record; cambia quando l\u2019amicizia si combina con funzioni come l\u2019autopresentazione attraverso un profilo, quando si introducono funzioni come \u201cmi piace\u201d, selfie, condividere, mandare a un amico.<\/p>\n<p>Di che cambiamento relazionale si tratta? Osservo in primo luogo che, di fatto, il poter comunicare senza limiti di spazio e di tempo e senza il peso dei corpi, che \u00e8 la caratteristica della <em>agor\u00e0 <\/em>immateriale, cio\u00e8 della <em>piazza virtuale<\/em> di cui si sono impadroniti i giovani, \u00e8 di fatto una ricchezza e uno strumento importante, soprattutto per i giovani timidi, complessati, con difficolt\u00e0 relazionali. E invito gli adulti a riflettere su di s\u00e9 i: va detto infatti che le nuove generazioni si impadroniscono di questi nuovi mezzi con tanta pi\u00f9 radicalit\u00e0, quanto meno noi adulti e anziani li convochiamo e li coinvolgiamo nelle <em>piazze reali<\/em> (dove ci sono adulti o anziani che fanno i giovani). Le generazioni adulte devono riflettere anche su di s\u00e9, sul fatto che le reazioni di demonizzazione di fronte a eventi e possibilit\u00e0 nuove possono essere dettate dal timore di perdere il potere di controllo sociale.<\/p>\n<p>Ma ci sono molti elementi problematici. Il parlare di s\u00e9 \u00e8 certamente una forma di autocomprensione, ma \u00e8 anche un rafforzamento di aspetti narcisistici, o addirittura ipernarcisistici, della personalit\u00e0. Se la scrittura di s\u00e9 \u00e8 certamente un esercizio riflessivo, il presentarsi attraverso immagini e fotografie mi sembra un modo molto superficiale e esibizionistico di parlare di s\u00e9. Attraverso le immagini si conquista un\u2019identit\u00e0 pubblica, tutta rovesciata all\u2019esterno (feticistica, scrive Scruton (2011), cio\u00e8 trasformata in oggetto), che si pensa possa dare senso all\u2019identit\u00e0 privata, interiore: ma allora \u00e8 l\u2019identit\u00e0 interiore che rischia di perdere spessore e di venire a mancare di elaborazione riflessiva. Se il racconto di s\u00e9 \u00e8 importante, tuttavia \u00e8 anche finzione, e se \u00e8 esibito sostanzialmente attraverso immagini rischia di mistificare la realt\u00e0, e di farci vivere nell\u2019immaginario, nel virtuale \u2013 dimensioni che diventano una vera e propria supplenza della realt\u00e0. Sull\u2019esteriorizzazione del s\u00e9 e sulla cancellazione della distinzione moderna tra pubblico e privato aveva insistito il sociologo Bauman: l\u2019identit\u00e0 costruita attraverso il profilo su Facebook, con continue aggiunte di immagini e informazioni, perde il suo nucleo interiore privato, e segreto, per diventare una faccia pubblica, esteriore, una confessione ridotta a un insieme di immagini e di dati e offerta a tutti, senza alcuna selezione dei destinatari.<\/p>\n<p>L\u2019elemento che io ritengo pi\u00f9 problematico dei social \u00e8 l\u2019isolamento e l\u2019assenza dell\u2019interazione, l\u2019assenza dell\u2019intercorporeit\u00e0. Matera parla dell\u2019affermarsi di modelli asettici di comunicazione e di relazione: modelli in cui \u00e8 del tutto assente quella messa a rischio del s\u00e9 che affrontiamo nelle relazioni in compresenza, e che possono alla lunga generare nei giovani analfabetismo emotivo in rapporto alle relazioni corporee. Il desiderio ossessivo di esserci e di essere visti va di pari passo con la mancanza di attenzione e silenzio. Il che non riguarda solo i giovani. Alle conferenze tutti scrivono e leggono messaggi su <em>WhatsApp<\/em>. Chi ascolta?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3 id=\"bibliografia\">Bibliografia<\/h3>\n<p>SCRUTON, Roger, \u00abFilosofia di Facebook, vita reale o feticcio?\u00bb, <em>Vita e pensiero<\/em>, n. 1, 2011.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p>Per citare questo articolo:<\/p>\n<p>Silvana BORUTTI, \u00abLa rete e la trasformazione dei processi comunicativi\u00bb, <em>Rep\u00e8res DoRiF<\/em>, Hors-s\u00e9rie \u2013 <em>Les processus de communication : oralit\u00e9, \u00e9criture, digital<\/em>, DoRiF Universit\u00e0, Roma, ottobre 2021, https:\/\/www.dorif.it\/reperes\/silvana-borutti-la-rete-e-la-trasformazione-dei-processi-comunicativi\/<\/p>\n<p style=\"text-align: center; background: white; margin: 0cm 0cm 15.0pt 0cm;\" align=\"center\"><span style=\"font-size: 10.5pt; font-family: 'Arial',sans-serif; color: #646464;\">ISSN 2281-3020<\/span><\/p>\n<p align=\"center\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-6963\" src=\"https:\/\/www.dorif.it\/reperes\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/logo-reperes-3.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"68\" srcset=\"https:\/\/www.dorif.it\/reperes\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/logo-reperes-3-200x27.jpg 200w, https:\/\/www.dorif.it\/reperes\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/logo-reperes-3-300x41.jpg 300w, https:\/\/www.dorif.it\/reperes\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/logo-reperes-3-400x54.jpg 400w, https:\/\/www.dorif.it\/reperes\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/logo-reperes-3.jpg 500w\" sizes=\"(max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center; background: white; margin: 0cm 0cm 15.0pt 0cm;\" align=\"center\"><span style=\"font-size: 10.5pt; font-family: 'Arial',sans-serif; color: #646464;\">Quest\u2019opera \u00e8 distribuita con Licenza\u00a0<a style=\"box-sizing: border-box; transition-property: color, background-color, border-color; transition-duration: 0.2s; transition-timing-function: linear;\" href=\"http:\/\/creativecommons.org\/licenses\/by-nc-nd\/3.0\/it\/\"><span style=\"color: #017fba; text-decoration: none; text-underline: none;\">Creative Commons Attribuzione \u2013 Non commerciale \u2013 Non opere derivate 3.0 Italia<\/span><\/a>.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p> <a href=\"https:\/\/www.dorif.it\/reperes\/silvana-borutti-la-rete-e-la-trasformazione-dei-processi-comunicativi\/\"> Continue de lire&#8230;<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":8,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"_bbp_topic_count":0,"_bbp_reply_count":0,"_bbp_total_topic_count":0,"_bbp_total_reply_count":0,"_bbp_voice_count":0,"_bbp_anonymous_reply_count":0,"_bbp_topic_count_hidden":0,"_bbp_reply_count_hidden":0,"_bbp_forum_subforum_count":0,"footnotes":""},"categories":[350],"tags":[352,354,353],"class_list":["post-8384","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-les-processus-de-communication-oralite-ecriture-digital","tag-25-les-processus-de-communication-oralite","tag-digital","tag-ecriture"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.3 - 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