{"id":9922,"date":"2023-07-18T18:16:03","date_gmt":"2023-07-18T16:16:03","guid":{"rendered":"https:\/\/www.dorif.it\/reperes\/?p=9922"},"modified":"2024-01-20T17:10:57","modified_gmt":"2024-01-20T16:10:57","slug":"edith-cognigni-paola-leone-gnilt-globally-networked-italian-language-teaching-uno-scenario-formativo-di-telecollaborazione-per-ridurre-le-distanze","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.dorif.it\/reperes\/edith-cognigni-paola-leone-gnilt-globally-networked-italian-language-teaching-uno-scenario-formativo-di-telecollaborazione-per-ridurre-le-distanze\/","title":{"rendered":"Edith COGNIGNI, Paola LEONE, \u201cGNILT &#8211; Globally Networked Italian Language Teaching\u201d: uno scenario formativo di telecollaborazione per ridurre le distanze"},"content":{"rendered":"<h3 id=\"edith-cognigni-paola-leone\" style=\"text-align: center; padding-left: 120px;\">Edith COGNIGNI, Paola LEONE<\/h3>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2 id=\"\u201cgnilt---globally-networked--0\" style=\"text-align: center;\"><strong>\u201cGNILT &#8211; Globally Networked Italian Language Teaching\u201d : <\/strong><strong>uno scenario formativo di telecollaborazione per ridurre le distanze<\/strong><\/h2>\n<h2 id=\"\u201cgnilt---globally-networked-\" style=\"text-align: center;\"><strong>\u00a0<\/strong><\/h2>\n<p><strong>Edith Cognigni<\/strong><br \/>\nUniversit\u00e0 di Macerata<br \/>\n<a href=\"mailto:edith.cognigni@unimc.it\">edith.cognigni@unimc.it<\/a><\/p>\n<p><strong>Paola Leone<\/strong><br \/>\nUniversit\u00e0 del Salento<br \/>\n<a href=\"mailto:paola.leone@unisalento.it\">paola.leone@unisalento.it<\/a><\/p>\n<hr \/>\n<p><strong>Abstract<\/strong><\/p>\n<p>The current study is an empirical investigation of the agency expressed by Italian future teachers in an online project called <em>Globally Networked Italian Language Teaching <\/em>(<em>GNILT<\/em>), which was integrated in two post-graduate courses on the teaching of Italian as L2, held at the University of Macerata and the University of Salento. <em>GNILT <\/em>was an experience of collaborative planning and teaching of a task that future teachers had to test during an online lesson with students of Italian as L2 from a Turkish and a North-American University. For the current research, agency is an individual&#8217;s ability to analytically and critically assess different experiences and to actively participate in different teaching contexts. A thematic analysis has been carried out focusing on the language used by future teachers (n. 17) in final questionnaires, presentation files for assessing the training experience and discussion forums. The investigation shows that future teachers: a) reiterate teacher-centered models; b) rarely reflect on their responsibilities when unsuccessful events occur; c) sometimes manifest the emergence of a \u201ccollective agency\u201d thanks to technology mediated collaborative work with their colleagues.<\/p>\n<hr \/>\n<h3 id=\"introduzione\">Introduzione<\/h3>\n<p>Il presente studio<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a> \u00e8 un\u2019esplorazione empirica dell\u2019<em>agency <\/em>(agentivit\u00e0) espressa in alcuni testi da partecipanti ad un progetto online per la formazione iniziale per l\u2019insegnamento a distanza dell\u2019italiano L2. Il progetto, denominato <em>Globally Networked Italian Language Teaching <\/em>(<em>GNILT)<\/em>, comprende un percorso formativo e un\u2019esperienza di pianificazione didattica collaborativa e di insegnamento a distanza dell\u2019italiano come lingua straniera, integrata in un corso magistrale di Didattica dell\u2019italiano L2 dell\u2019Universit\u00e0 del Salento (referente: Paola Leone) e nelle attivit\u00e0 di tirocinio del Master ITALINT dell\u2019Universit\u00e0 di Macerata<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\"><sup>[2]<\/sup><\/a> (referente: Edith Cognigni). Con <em>agency <\/em>si intende la capacit\u00e0 di valutare, in modo analitico e critico, le opportunit\u00e0 offerte dalle varie esperienze e di intervenire attivamente nei diversi contesti didattici.\u00a0 L\u2019agentivit\u00e0, a nostro avviso indispensabile nella pratica di insegnamento, deve infatti maturare sin dalle prime fasi di sviluppo delle competenze professionali, soprattutto nei casi in cui il percorso di formazione si configura come evento innovativo che vede il partecipante quale attore del processo professionalizzante. Se ci\u00f2 non accade, occorre intervenire sulla struttura della proposta formativa per migliorarne la qualit\u00e0. La nostra indagine si ispira al lavoro di Priestley et al. (2015) che, pur riguardando il contesto professionale, consente di esplorare anche ambienti formativi. Essa si realizza nella logica di un percorso di \u2018ricerca-azione\u2019, per esaminare la natura dell\u2019esperienza <em>GNILT <\/em>al fine di promuovere futuri interventi migliorativi della pratica formativa. Pi\u00f9 propriamente, tale procedura dovrebbe essere, forse, definita \u2018azione-ricerca\u2019 per sottolineare che, come nel caso dato, l\u2019agire formativo precede la ricerca. Gli stessi attori coinvolti, attraverso l\u2019analisi delle opinioni di altri partecipanti all\u2019iniziativa, delineano il valore educativo delle varie strategie messe in pratica. Non deve sorprendere, quindi, se le ricercatrici sono le coordinatrici e le docenti del progetto di formazione e se i dati usati per l\u2019indagine sono testi realizzati a scopo didattico e non scientifico. Questi ultimi, poich\u00e9 esprimono le convinzioni e il pensiero dei partecipanti, sono una risorsa che reca vantaggio al presente studio. La definizione che meglio aderisce alle procedure di indagine seguite \u00e8 quella di McNiff &amp; Whitehead (2006: 7): \u00aba form of enquiry that enables practitioners everywhere to investigate and evaluate their work\u00bb.<\/p>\n<p><em>GNILT<\/em> mette al centro varie forme di distanza per poterle colmare attraverso l\u2019esperienza. Come tutti i progetti di telecollaborazione, in primo luogo, la distanza geografica tra i partecipanti, che si affronta e si riduce. Grazie all\u2019uso delle tecnologie, come afferma Rossi (2010: 50), \u00abla distanza diventa abitata\u00bb. In secondo luogo, la distanza culturale (es. valori, idee, conoscenze) tra comunit\u00e0 di apprendimento. In terzo luogo, lo spazio virtuale che separa chi ricopre ruoli differenti all\u2019interno di un processo formativo. La nostra ricerca si focalizza su quest\u2019ultima tipologia di distanza, quella cio\u00e8 tra modelli formativi che caratterizzano la storia personale e professionale dei corsisti e il percorso innovativo in essere, quindi anche tra formatore-formando e tra gli insegnanti in formazione e gli studenti partecipanti alla sperimentazione (insegnante-allievo).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2 id=\"\u00a0-la-cornice-teorica\">1.\u00a0 La cornice teorica<\/h2>\n<h3 id=\"1-educare-alla-telecollaborazi\">1.1 Educare alla telecollaborazione: l\u2019esperienza del progetto <em>GNILT<\/em><\/h3>\n<p>I progetti di telecollaborazione per la formazione insegnanti non sono recenti. Uno dei modelli cardine, denominato F1L di Develotte et al. (2005; cfr. CAPPELLINI, HSU 2019), propone un\u2019esperienza didattica situata durante la quale i futuri docenti sperimentano con allievi di L2 un\u2019attivit\u00e0 online, basata su materiali multimediali. Allo stesso modo, l\u2019idea progettuale di M\u00fcller-Hartmann (2006) si fonda su un partenariato internazionale telecollaborativo al quale partecipano insegnanti in formazione preliminare e in servizio che devono potenziare la loro competenza culturale e linguistica in inglese L2. Entrambe le iniziative si fondano su una visione esperienziale dello sviluppo professionale, con particolare riferimento alla capacit\u00e0 di agire; la seconda intende, inoltre, promuovere la capacit\u00e0 di riflettere sul proprio operato. Se le prime attivit\u00e0 di formazione si svolgevano con gruppi ristretti, esperienze pi\u00f9 recenti riguardano un pubblico pi\u00f9 ampio (es. EVALUATE project; BARONI et al. 2019).<\/p>\n<p>Dal punto di vista teorico e metodologico, la tendenza attuale conferma quanto gi\u00e0 definito in passato, ovvero il ruolo educativo dell\u2019esperienza diretta di telecollaborazione, che pu\u00f2 condurre il futuro insegnante a presentare e gestire in classe attivit\u00e0 comunicative mediate dal computer in modo pi\u00f9 consapevole. Nel modello proposto da Baroni et al. (2019) per il progetto EVALUATE, denominato Progressive Exchange Telecollaborative (PET), la telecollaborazione \u00e8 finalizzata alla definizione di attivit\u00e0 da sperimentare in futuro con gli studenti. La ricerca sull\u2019efficacia della telecollaborazione per la formazione professionale ha riguardato diversi ambiti e conferma i vantaggi dell\u2019approccio esperienziale. Citiamo solo alcuni studi: ad esempio, Vinagre (2017) sottolinea che un progetto di scambio mediato dal computer tra docenti, il cui scopo \u00e8 discutere contributi sulla telecollaborazione, potenzia la conoscenza e le competenze procedurali relative alle pratiche didattiche in cui si fa uso delle tecnologie della comunicazione. Cappellini e Hsu (2019) evidenziano che la partecipazione a progetti esperienziali telecollaborativi, nei quali si prevede la scrittura di diari riflessivi, matura competenze che gli studiosi, in linea con Guichon (2012), chiamano tecno-semio-pedagogiche, ovvero conoscenze e capacit\u00e0 per applicare la comunicazione mediata dal computer alle diverse finalit\u00e0 didattiche e pedagogiche. Si tratta di competenze che Cappellini e Hsu (2019: 9) spiegano anche in termini di \u00abawareness and ability to use the affordances of the online environments\u00bb. Il termine <em>affordances<\/em> ritorna spesso in letteratura, per ricordare che l\u2019insegnante deve saper esplorare le potenzialit\u00e0 offerte dal sistema delle risorse tecnologiche.<\/p>\n<p>Concludendo, in linea con altri progetti e con le ricerche condotte sulla telecollaborazione e sulla formazione insegnanti, <em>GNILT <\/em>associa l\u2019esperienza diretta di cooperazione a distanza per la preparazione di compiti didattici (<em>task<\/em>) con la sperimentazione degli stessi con apprendenti di italiano L2. Al centro del progetto \u00e8 l\u2019approccio esperienziale e una visione dell\u2019insegnante riflessivo che esplora soluzioni e non \u2018viene formato da altri\u2019. In tal modo, l\u2019iniziativa progettuale intende capovolgere la prospettiva formativa per mettere al centro l\u2019insegnante che, formandosi, costruisce significati personali. L\u2019insegnante \u00e8 attore del percorso formativo: l\u2019apprendimento, infatti, in et\u00e0 adulta deve essere volontario e deve condurre verso l\u2019autonomia e il potenziamento della capacit\u00e0 di collaborare con altri colleghi (es. <em>peer teaching<\/em>, scambio di esperienze; NETOLICKY et al. 2019).<\/p>\n<h3 id=\"2-la-nozione-di-agentivit\u00e0-ne\">1.2 La nozione di agentivit\u00e0 nella formazione insegnanti<\/h3>\n<p>In letteratura la nozione di agentivit\u00e0 \u00e8 interpretata in modi differenti. Alcuni studi (cfr. ad es. HOLLIS 1994 in PRIESTLEY et al. 2015) considerano tale componente una capacit\u00e0 innata e una variabile che definisce i contesti sociali in cui si opera. Altri orientamenti scientifici (EMIRBAYER, MISCHE 1998) propongono una nozione di agentivit\u00e0 come fenomeno emergente, frutto di capacit\u00e0 individuali, di risorse e potenzialit\u00e0 presenti negli ambienti in cui gli individui agiscono. Poich\u00e9 mette in rilievo sia la dimensione individuale sia contestuale dell\u2019agire, quest\u2019ultima concettualizzazione di agentivit\u00e0 \u00e8 ecologica (PRIESTLEY et al. 2015). Essa si associa all\u2019intenzionalit\u00e0 individuale, ovvero alla \u00abcapacity to formulate possibilities for action, active consideration of such possibilities and the exercise of choice\u00bb (PRIESTLEY et al. 2015)<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\"><sup>[3]<\/sup><\/a>, in risposta ai fattori sociali e materiali presenti nell\u2019ambiente. Per comprendere la natura del comportamento umano e l\u2019agentivit\u00e0 degli individui \u00e8 necessario quindi interrogarsi sul modo in cui i singoli si relazionano con le propriet\u00e0 del contesto in cui operano.<\/p>\n<p>Tre dimensioni caratterizzano il concetto di agentivit\u00e0 nel modello di Priestley et al. (Diagramma 1): a) iterativa, che risente delle influenze del passato; b) pratico-valutativa, ossia il grado di coinvolgimento nelle attivit\u00e0 che si svolgono nel presente (<em>hic et nunc<\/em>); c) proiettiva, ovvero l\u2019orientamento verso il futuro a breve o a lungo termine. L\u2019impatto che le singole dimensioni hanno sul comportamento varia a seconda degli ambienti in cui si opera.<\/p>\n<p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-9923\" src=\"https:\/\/www.dorif.it\/reperes\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/cognini-leone.jpg\" alt=\"\" width=\"589\" height=\"427\" srcset=\"https:\/\/www.dorif.it\/reperes\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/cognini-leone-200x145.jpg 200w, https:\/\/www.dorif.it\/reperes\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/cognini-leone-300x217.jpg 300w, https:\/\/www.dorif.it\/reperes\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/cognini-leone-400x290.jpg 400w, https:\/\/www.dorif.it\/reperes\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/cognini-leone.jpg 589w\" sizes=\"(max-width: 589px) 100vw, 589px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2 id=\"\u00a0-il-contesto-e-le-fasi-della\">2.\u00a0 Il contesto e le fasi della ricerca-azione<\/h2>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Come anticipato, il progetto <em>GNILT<\/em> si poneva come obiettivo principale di potenziare le competenze didattiche degli studenti dell\u2019Universit\u00e0 di Macerata (Unimc) e dell\u2019Universit\u00e0 del Salento (Unisalento) che, attraverso l\u2019uso delle TIC, hanno progettato compiti didattici di lingua e cultura italiana per gli studenti di alcuni atenei stranieri. Due sono gli assi principali intorno ai quali \u00e8 stato strutturato il percorso formativo:<\/p>\n<ul>\n<li>la telecollaborazione, che ha previsto la formazione e progettazione collaborativa tra gli studenti italiani di attivit\u00e0 didattiche basate sulla metodologia del <em>task-based language teaching<\/em> (d\u2019ora in poi TBLT);<\/li>\n<li>la Didattica a Distanza (DaD) dell\u2019italiano come lingua straniera a studenti alloglotti provenienti da due diverse realt\u00e0 accademiche.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Nell\u2019a.a. 2020-21 hanno partecipato al progetto una selezione di studenti di italiano della Yildiz Technical University di Istanbul, coordinati dalla prof.ssa Anna Lia Proietti, e un gruppo di studenti della Miami University (Ohio), coordinati dal prof. Daniele Fioretti. Complessivamente hanno partecipato alla sperimentazione circa 30 studenti di livello linguistico non autonomo (A1-A2 a seconda dei casi).<\/p>\n<p>Il progetto si \u00e8 articolato in 4 fasi principali, che hanno permesso agli insegnanti in formazione di approfondire alcuni contributi su specifici temi glottodidattici, di interagire in forum in piccoli gruppi, e, successivamente, di progettare e sperimentare delle attivit\u00e0 didattiche mirate ai destinatari (studenti di italiano L2) sotto la costante guida delle coordinatrici del progetto. Di seguito si illustrano in dettaglio le diverse fasi del progetto, svoltosi tra marzo e maggio 2021 grazie al supporto di alcune piattaforme di telecollaborazione.<\/p>\n<h3 id=\"1-le-fasi-del-progetto\">2.1 Le fasi del progetto<\/h3>\n<p>In una primissima fase (Fase 0), di conoscenza reciproca e familiarizzazione con i contesti didattici della sperimentazione didattica, i corsisti sono stati invitati a pubblicare in un padlet una loro breve presentazione e a partecipare ad alcuni incontri online svoltisi in sincrono sulla piattaforma <em>BlackBoard<\/em> <em>Collaborate <\/em>dell\u2019Universit\u00e0 di Macerata. Sono stati spiegati gli obiettivi e le fasi dell\u2019iniziativa e offerti alcuni approfondimenti teorico-metodologici, legati ai temi del progetto grazie a un webinar tenuto dai due docenti delle universit\u00e0 straniere partecipanti<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\"><sup>[4]<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p>Nella prima fase di <em>GNILT<\/em>, svoltasi ad aprile 2021, sono state quindi proposte alcune sessioni di telecollaborazione in uno spazio dedicato della piattaforma <em>Moodle<\/em> di Unisalento: gli studenti, divisi in gruppi misti per sede di provenienza, hanno approfondito e discusso gli studi teorici inerenti ai temi del TBLT e all\u2019uso delle TIC, a partire dagli stimoli di discussione forniti dalle docenti. Abbiamo inoltre illustrato degli esempi di <em>task <\/em>realizzati in altri ambiti formativi. Questa prima fase di studio ha inoltre previsto la raccolta di informazioni sui bisogni di apprendimento degli studenti di italiano mediante due canali principali: a) la pagina Facebook del progetto<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\"><sup>[5]<\/sup><\/a>, in cui gli studenti delle universit\u00e0 straniere erano stati invitati a depositare una propria presentazione video al fine di valutarne le abilit\u00e0 di produzione orale; b) la realizzazione di un questionario online che, grazie al supporto dei docenti referenti delle due universit\u00e0 straniere, \u00e8 stato poi somministrato agli studenti al fine di conoscerne gli interessi e le motivazioni principali allo studio dell\u2019italiano.<\/p>\n<p>La documentazione cos\u00ec raccolta \u00e8 stata poi oggetto di discussione nel forum e base per la pianificazione collaborativa dei <em>task<\/em> da sperimentare in una sessione online sincrona con gli studenti statunitensi e turchi. Un momento particolarmente costruttivo di questa prima fase \u00e8 stato l\u2019incontro finale in cui i vari gruppi hanno presentato le loro pianificazioni didattiche; all\u2019evento ha partecipato anche la prof.ssa Solange Aranha dell\u2019Universidade Estadual Paulista (Brasile), esperta di didattica delle lingue e di telecollaborazione, che, insieme alle docenti referenti, ha dato utili feedback per perfezionare i <em>task <\/em>progettati dai partecipanti. La comunicazione durante l\u2019incontro, a carattere plurilingue, \u00e8 avvenuta in inglese come lingua di mediazione principale e tramite l\u2019intercomprensione portoghese-italiano.<\/p>\n<p>La seconda fase del progetto, svoltasi nel mese di maggio, ha visto l\u2019organizzazione di una sessione sincrona tra i corsisti delle 4 universit\u00e0 partecipanti: gli studenti di Unimc e di Unisalento, suddivisi in piccoli gruppi misti, hanno sperimentato il <em>task<\/em> progettato con un piccolo gruppo misto di allievi della Yildiz Technical University (Turchia) e dell\u2019Universit\u00e0 di Miami (Ohio), alternandosi nel ruolo di insegnanti e di osservatori.<\/p>\n<p>La fase finale del progetto (Fase 3) mirava a stimolare negli insegnanti in formazione una riflessione sull\u2019esperienza condotta, sollecitando un confronto sugli aspetti positivi e quelli migliorabili dei vari <em>task<\/em> elaborati.\u00a0 In un primo momento \u00e8 stato chiesto loro di: a) riflettere in forum sulla sperimentazione didattica svolta; b) cercare di capire quali fossero i criteri a partire dai quali esprimessero il proprio giudizio. I partecipanti sono stati quindi invitati a pensare ad un argomento da trattare durante l\u2019incontro finale in sincrono, al quale ha preso nuovamente parte la Prof.ssa Aranha, oltre ai docenti referenti delle 4 universit\u00e0 coinvolte. Anche quest\u2019ultima iniziativa si \u00e8 svolta in modalit\u00e0 plurilingue, utilizzando l\u2019italiano, l\u2019inglese e in parte il portoghese. Alla fine dell\u2019esperienza i partecipanti hanno risposto ad un questionario di valutazione dell\u2019esperienza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2 id=\"\u00a0-metodologia-di-indagine\">3.\u00a0 Metodologia di indagine<\/h2>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Oggetto di indagine sono il lessico e il discorso utilizzati dai formandi (n. 17) per parlare dell\u2019iniziativa progettuale. Lo scopo del lavoro \u00e8 duplice: da un lato si vuole delineare la percezione dell\u2019esperienza, dall\u2019altra si intende mettere in luce segnali, seppur tenui, di <em>agency<\/em> da parte dei docenti in formazione. Quest\u2019ultima si evidenzia anche nel modo in cui i partecipanti prendono le distanze da modelli formativi tradizionali per interrogarsi sulle caratteristiche (es. culturali, strutturali e relative ai materiali utilizzati), e sui processi propri del nuovo percorso educativo professionale, in cui il futuro insegnante \u00e8 protagonista attivo del complesso ed articolato scenario formativo. Un quesito \u00e8 trasversale alle varie domande di ricerca: in che misura il vocabolario e il discorso dei docenti in formazione esprime contenuti e concetti rilevanti per maturare <em>agency<\/em>? Collegandosi alla definizione di <em>agency<\/em> data da Priestley et al. (2015), si desidera ivi mettere a fuoco la capacit\u00e0 del formando di riflettere e interrogarsi sulla nuova azione, facendo scelte innovative che marcano la distanza dalle precedenti storie di vita e professionali, spesso caratterizzate da ruoli sociali rigidi, da una visione verticale e normativa dell\u2019educazione (LEONE 2003).<\/p>\n<p>Lo studio, di tipo qualitativo-descrittivo, si \u00e8 svolto nella logica di un progetto di ricerca e azione. L\u2019analisi dei dati \u00e8 stata realizzata in due fasi, seguendo le tappe proprie di un\u2019indagine tematica (VAISMORADI et al. 2016) e mettendo al centro il linguaggio quale strumento per esprimere le proprie convinzioni e, allo stesso tempo, per pensare e rielaborare quanto esperito. In una prima fase, induttivamente, abbiamo evidenziato nei dati i principali temi trattati. Successivamente abbiamo letto, in modo condiviso, le varie informazioni raccolte, alla luce del modello di <em>agency<\/em> di Priestley et al. (2015); in particolare, guidate dalla definizione delle tre dimensioni raffigurate nel diagramma 1, abbiamo messo a fuoco le varie distanze che il corso aveva o meno colmato e il lessico che richiamava la nozione di agentivit\u00e0. I quesiti di ricerca, che saranno approfonditi nel paragrafo successivo, sono i seguenti:<\/p>\n<ol>\n<li>Quale rappresentazione possiedono i formandi dell\u2019esperienza formativa? In che misura i loro giudizi sono analitici e reiterano modelli tradizionali?<\/li>\n<li>Quale relazione sociale emerge tra gli attori del processo formativo? In che misura emerge la capacit\u00e0 di riflettere criticamente e la consapevolezza delle capacit\u00e0 personali di intervenire sul contesto (<em>teacher agency<\/em>)?<\/li>\n<li>Qual \u00e8 l\u2019impatto delle risorse tecnologiche e dei materiali utilizzati sulla capacit\u00e0 individuale di gestire la situazione didattica?<\/li>\n<\/ol>\n<h3 id=\"1-dati\">3.1 Dati<\/h3>\n<p>I dati utilizzati per il presente studio sono le risposte date dai formandi in questionari finali di valutazione, interventi nei forum, valutazioni della sperimentazione didattica, realizzate con un software (Powerpoint del pacchetto Office). I corsisti sono 17 e sono stati suddivisi in 7 piccoli gruppi (3 gruppi composti da 3 studenti\/studentesse; 4 da 2 studenti\/studentesse). Sebbene tali dati siano una risorsa didattica e non uno strumento di indagine scientifica, riteniamo che possano essere utilizzati per il presente studio in quanto esprimono le convinzioni e il pensiero dei partecipanti.<\/p>\n<p>Il questionario finale (d\u2019ora in avanti anche Q), somministrato online, si compone di 3 domande con risposta chiusa a scala Likert (5 punti) e una domanda aperta. I quesiti erano: 1) Quanto ti \u00e8 piaciuto partecipare a <em>GNILT<\/em>?; 2) Quanto ti sei divertito\/a?; 3) Hai imparato qualcosa? Infine, la sezione \u201ccommenti\u201d a risposta aperta chiudeva il breve sondaggio.<\/p>\n<p>I dati ottenuti tramite i forum (F) pubblicati sulla piattaforma <em>Moodle<\/em> del corso sono risposte al seguente quesito: \u00abIn che modo valutate la sperimentazione didattica? Su quale base esprimete il vostro giudizio a riguardo (es. a partire dalla reazione degli studenti)? Pensate un argomento da trattare durante l\u2019incontro con la Prof.ssa Aranha. Selezionatelo, tenendo conto della vostra sperimentazione didattica, anche se non \u00e8 stata come avreste voluto\u00bb. Le partecipanti e i partecipanti hanno risposto in piccolo gruppo, ad eccezione di un gruppo (B), le cui componenti hanno ritenuto opportuno esprimere una loro opinione singolarmente. Alcuni interventi sono molto brevi, 133 parole, altri invece argomentano in modo pi\u00f9 approfondito l\u2019esperienza (540 parole, risposta da parte di una componente del gruppo B).<\/p>\n<p>La sintesi e la valutazione della sperimentazione didattica, illustrata in una presentazione in formato digitale (P), \u00e8 l\u2019esito di un lavoro di gruppo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2 id=\"\u00a0-analisi-e-discussione-dei-d\">4.\u00a0 Analisi e discussione dei dati<\/h2>\n<h3 id=\"1-la-percezione-dell\u2019esperie\">4.1 La percezione dell\u2019esperienza formativa tra dimensione iterativa e pratico-valutativa<\/h3>\n<p>La prima domanda di ricerca (<em>Quale rappresentazione possiedono i formandi dell\u2019esperienza formativa? In che misura i loro giudizi sono analitici e reiterano modelli tradizionali?<\/em>) approfondisce la rappresentazione dei partecipanti circa l\u2019esperienza collaborativa condotta, in termini di \u00abidee, valori, credenze\u00bb (v. dimensione pratico-valutativa nel diagramma 1), poich\u00e9 questi ultimi possono influire sulla percezione, in senso positivo o negativo, della sperimentazione didattica realizzata. Da un\u2019analisi qualitativa dei questionari finali (Q) e dalle interazioni in forum (F) con cui i formandi riflettono sull\u2019esperienza condotta discende la possibilit\u00e0 di valutare in che misura i loro giudizi reiterino modelli tradizionali di insegnamento, che sono in primis \u2018culturali\u2019, oltre che legati alla personale esperienza di apprendimento o di insegnamento delle lingue straniere: come vedremo, infatti, nel modello di <em>agency<\/em> sopra descritto, la dimensione iterativa (che include le storie professionali e i percorsi biografici) \u00e8 strettamente correlata a quella pratico-valutativa, nei suoi diversi aspetti culturali, strumentali o materiali.<\/p>\n<p>Nell\u2019esaminare i giudizi in cui emerge una relativa capacit\u00e0 analitica da parte dei partecipanti, si nota innanzitutto come la percezione positiva dell\u2019esperienza si lega spesso alla telecollaborazione (v. estratti Q1 e F1), al feedback positivo degli studenti (v. estratto F1, gruppo E) o alla possibilit\u00e0 di perfezionare le proprie conoscenze e competenze in campo glottodidattico (v. estratto Q2).<\/p>\n<blockquote><p>Q1: Mi sono trovata bene con la mia collega durante tutta l\u2019esperienza. Sono contenta di averne fatto parte.<\/p>\n<p>F1: Il nostro giudizio parte proprio dalla reazione e dall\u2019atteggiamento positivo degli studenti. [&#8230;] \u00e8 stata una bellissima esperienza intraprendere questo percorso insieme a voi!<\/p>\n<p>Q2: E\u2019 stato un bel progetto che mi ha permesso di approfondire l\u2019insegnamento dell\u2019italiano come L2.<\/p><\/blockquote>\n<p>Questi dati avvalorano i presupposti stessi del progetto, fondato sulla validit\u00e0 dello scambio online interculturale e partecipato come modalit\u00e0 privilegiata per co-costruire le competenze didattiche dei formandi, stimolando il confronto reciproco e la riflessivit\u00e0.<\/p>\n<p>D\u2019altro canto, la percezione negativa dell\u2019esperienza \u00e8 attribuita generalmente a fattori esterni, legati alle condizioni materiali (risorse disponibili, ambiente fisico\u2026 ) in cui \u00e8 stata svolta la sperimentazione, come ad esempio la scarsit\u00e0 di tempo a disposizione (v. estratti Q3-4), un\u2019organizzazione imperfetta dell\u2019iniziativa o la poca chiarezza delle indicazioni fornite (v. estratto Q5).<\/p>\n<blockquote><p>Q3: Purtroppo il tempo per svolgere il task \u00e8 stato poco.<\/p>\n<p>Q4: [&#8230;] il tempo non ci \u00e8 bastato e non siamo riusciti a terminare l\u2019attivit\u00e0. Peccato.<\/p>\n<p>Q5: Organizzazione non delle migliori. Indicazioni poco chiare.<\/p><\/blockquote>\n<p>Il tema della perfettibilit\u00e0 dell\u2019organizzazione ritorna in altri commenti nei forum, come per esempio in quello del gruppo B in cui una studentessa italiana ragiona su una possibile diversa strutturazione della sessione di sperimentazione del <em>task<\/em> (v. estratto F2).<\/p>\n<blockquote><p>F2: Personalmente, non avrei svolto la prima attivit\u00e0 in plenum su Padlet (di presentazione) o eventualmente non gli avrei dedicato 30 minuti, ma avrei lasciato a noi singoli \u201cdocenti\u201d di farlo con i ragazzi del nostro gruppo, [&#8230;] per non rendere il tutto meccanico (entrare nelle breaking rooms&gt; iniziare subito con le attivit\u00e0).<\/p><\/blockquote>\n<p>Il giudizio, analitico e contestualizzato, denota un certo grado di riflessivit\u00e0 da parte della docente in formazione, ma solleva anche la questione dell\u2019autorit\u00e0 dell\u2019insegnante e come questa sia stata in parte delegittimata sottraendo tempo alle attivit\u00e0 pianificate in gruppo. Seppure si esprima in fondo un giudizio personale (\u00abPersonalmente, non avrei svolto\u2026 \u00bb), l\u2019affermazione comprende l\u2019uso di pronomi e aggettivi possessivi plurali (\u00abnoi singoli \u201cdocenti\u201d\u00bb; \u00abi ragazzi del nostro gruppo\u00bb), quasi a voler sottolineare l\u2019importanza di \u2018un\u2019 agentivit\u00e0 collettiva\u2019 nella conduzione della sperimentazione (cfr. par. 4.2). Tuttavia, qui come altrove, si evince la permanenza di un modello tradizionale di insegnamento in cui la distanza gerarchica insegnante-allievo svolge ancora un ruolo rilevante, nonostante la limitata differenza di et\u00e0 tra gli attori dell\u2019azione didattica. L\u2019influenza della dimensione iterativa su quella pratico-valutativa \u00e8 ancora pi\u00f9 evidente negli estratti seguenti in cui la richiesta degli studenti statunitensi di ricorrere all\u2019inglese come lingua di mediazione viene interpretata come una deroga al patto educativo e, pertanto, disattesa dal gruppo, inducendo gli allievi ad abbandonare la sessione:<\/p>\n<blockquote><p>P1: Dopo esserci debolmente scusate per non aver ceduto al ricorso alla lingua inglese, abbiamo chiarito che utilizzare una lingua diversa dall\u2019italiano non era proprio possibile. J. ha pertanto abbandonato la piattaforma, non riconoscendo la nostra autorit\u00e0 di insegnanti, venendo meno al Task.<\/p>\n<p>P2: \u00e8 entrato in gioco un fattore importante: la societ\u00e0 a distanza gerarchica debole. [&#8230;] ho potuto constatare come l&#8217;America sia pi\u00f9 vicina a questo tipo di societ\u00e0 dove il ruolo dello studente e del professore \u00e8 quasi alla pari. La concezione che noi abbiamo del professore \u00e8 totalmente diversa. Il professore deve essere rispettato e si eseguono le attivit\u00e0 assegnate senza richiedere insistentemente l&#8217;uso di una lingua che non rientra nel progetto. Tutto questo ha creato un distacco, favorito dal fatto che la lezione fosse a distanza.<\/p><\/blockquote>\n<p>La consapevolezza che esista una diversa percezione della distanza gerarchica (cfr. ad es. HOFSTEDE 1986) nelle culture educative di riferimento tra insegnate-allievo non sembra tuttavia influire sulle capacit\u00e0 del gruppo di gestire la situazione didattica, il quale preferisce \u2018attenersi\u2019 ad una norma implicita nella cultura scolastica italiana piuttosto che \u2018cedere\u2019 alle insistenti richieste degli studenti. Il carattere normativo di questa distanza \u2212 culturale prima che didattica \u2212 \u00e8 qui rafforzato dal ricorso al verbo modale (\u00abil professore <em>deve<\/em> essere rispettato\u00bb) nonch\u00e9 dall\u2019uso della forma impersonale (\u00ab<em>si eseguono<\/em> le attivit\u00e0 assegnate\u00bb).<\/p>\n<p>La distanza gerarchica tra gli insegnanti in formazione e gli studenti partecipanti alla sperimentazione \u00e8, invece, percepita e risolta in modo differente dal gruppo E che, facendo leva sulla propria agentivit\u00e0, si \u00e8 attivato in ogni modo per facilitare il compito agli studenti alloglotti, nonostante le condizioni materiali e il poco tempo a disposizione: \u00abIl nostro intervento verso gli studenti \u00e8 stato privo di autorit\u00e0. Abbiamo fatto di tutto per farli sentire a proprio agio ed attraverso questa strategia i risultati ottenuti sono stati per lo pi\u00f9 positivi e soddisfacenti\u00bb (P3).<\/p>\n<p>Altri studenti attribuiscono l\u2019esito insoddisfacente della sperimentazione alla scarsa motivazione o partecipazione da parte degli studenti stranieri (Q6: \u00abHo avuto grande entusiasmo nel prendere parte al progetto <em>GNILT<\/em>. Mi \u00e8 dispiaciuto, tuttavia, non aver trovato persone interessate\u00bb), aggravata in alcuni casi dall\u2019ulteriore \u2018distanza\u2019 creata dal malfunzionamento della strumentazione informatica: \u00abSulla base dell\u2019interazione con i ragazzi non possiamo affermare che la sperimentazione sia stata sufficiente. Purtroppo, la scarsa conversazione e il mancato utilizzo di webcam, non ci ha permesso di svolgere tutte le attivit\u00e0 che avremmo voluto presentare\u00bb (F3, gruppo A).<\/p>\n<p>In altri casi, la frustrazione di non poter sperimentare appieno quanto progettato ha indotto alcuni formandi ad interrogarsi sull\u2019importante ruolo che la motivazione svolge rispetto al grado di coinvolgimento degli studenti, limitandosi pur tuttavia, a giustificare la scarsa partecipazione di alcuni di loro con la mancata attribuzione di un voto da parte dei loro professori: \u00abSicuramente l\u2019impossibilit\u00e0 di poter sperimentare il task ci ha fatto interrogare sulla motivazione degli studenti coinvolti. I ragazzi turchi sapevano che avrebbero ricevuto un voto mentre gli altri no\u00bb (P4, gruppo C). Anche nell\u2019estratto F4 (gruppo B), l\u2019insuccesso dell\u2019esperienza didattica \u00e8 attribuita ad altri. L\u2019autore\/autrice dell\u2019intervento in forum, dopo aver presentato proposte di variazioni alla sequenza di attivit\u00e0 sperimentate, attribuisce il parziale fallimento ai professori dei loro allievi, che non hanno motivato abbastanza questi ultimi a seguire con attenzione la loro proposta didattica:<\/p>\n<blockquote><p>F4: (penso che) gli studenti coinvolti debbano essere sufficientemente motivati dai propri professori, per evitare che venga percepita come un\u2019attivit\u00e0 extra-curricolare obbligatoria e che di conseguenza venga fatta controvoglia.<\/p><\/blockquote>\n<p>Seppure con varie eccezioni, emerge dunque una tendenza generalizzata a dare spiegazioni esterne all\u2019insuccesso, atteggiamento che, come evidenziato in molti studi sul <em>locus of control<\/em><a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\"><sup>[6]<\/sup><\/a> (cfr. ad es. DWECK 2000, KIRAL 2019), pu\u00f2 compromettere l\u2019<em>agency<\/em> del docente, in quanto non ci si percepisce come artefice o responsabile dell\u2019azione didattica, ma piuttosto come semplice \u2018utente di un servizio\u2019 e osservatore.<\/p>\n<h3 id=\"2-agire-in-squadra-e-rifletter\">4.2 Agire in squadra e riflettere su s\u00e9 stessi<\/h3>\n<p>Il secondo quesito di indagine <em>(Quale relazione sociale emerge tra gli attori del processo formativo? In che misura emerge la capacit\u00e0 di riflettere criticamente e la consapevolezza delle capacit\u00e0 personali di intervenire sul contesto (teacher agency)?<\/em>) evidenzia la capacit\u00e0 critica del formando in relazione ai ruoli dei partecipanti all\u2019iniziativa. Intende inoltre mettere in luce se, e in che misura, il futuro docente \u00e8 consapevole di ci\u00f2 che \u00e8 in grado di fare per cogliere le potenzialit\u00e0 della situazione formativa, prima, e didattica poi, e migliorare di conseguenza la qualit\u00e0 dell\u2019intero processo.<\/p>\n<p>Rispetto alla relazione sociale, un aspetto importante che emerge \u00e8 la percezione dell\u2019esperienza come condivisione. Nel forum (v. estratti F5, F6), qualcuno usa il soggetto plurale in riferimento alle scelte operate in una determinata situazione. Qui la connessione tra le capacit\u00e0 individuali, le risorse e le potenzialit\u00e0 del contesto sono lette in termini di <em>agency<\/em> condivisa con la collega. Una dimensione di lavoro tra pari che sar\u00e0 molto utile nella pratica di insegnamento in futuro.<\/p>\n<blockquote><p>F5: Successivamente, avendo risolto la cosa, un* student* american* (non siamo sicure se fosse un ragazzo o una ragazza) aveva problemi di connessione sin dall\u2019inizio, e dopo poco ha definitivamente abbandonato la sessione; stessa cosa per l\u2019altra ragazza americana. Trovandoci alquanto disorientate da questo, cio\u00e8 che la classe si fosse dimezzata, abbiamo alla fine deciso di iniziare con la sperimentazione con le sole due ragazze turche, facendo presente nella main room che due ragazz* fossero usciti.<\/p><\/blockquote>\n<p>\u00abTrovandoci\u00bb, \u00ababbiamo\u2026 deciso\u00bb sono la narrazione di uno scegliere e agire assieme. Lo stesso accade nel seguente estratto (F6) in cui, ancora una volta, la capacit\u00e0 di interagire tra pari e di lavorare con gli altri per risolvere problemi \u00e8 intesa come pratica e non come competenza astratta:<\/p>\n<blockquote><p>F6: Ci piacerebbe sapere quali sono state le impressioni a posteriori dei ragazzi con cui abbiamo lavorato, solo per avere un loro feedback. Ci rendiamo perfettamente conto di aver fatto poco ma speriamo, perlomeno, di aver insegnato loro qualcosa.<\/p><\/blockquote>\n<p>In questo ultimo estratto, in particolare, la riflessione critica riguarda quanto \u00e8 stato fatto. Il racconto si chiude con un enunciato (\u00absperiamo, perlomeno, di aver insegnato loro qualcosa\u00bb) che sembra rimandare a un quesito implicito: \u00ababbiamo insegnato qualcosa?\u00bb. Questo pu\u00f2 essere letto come il segnale di una nuova prospettiva in cui si mette al centro la relazione tra le capacit\u00e0 individuali e le risorse dell\u2019ambiente in cui si opera.<\/p>\n<p>Il lavorare e agire assieme appaiono nell\u2019uso dell\u2019espressione \u00abteam molto collaborativo\u00bb che si incontra nella presentazione finale del gruppo E.<\/p>\n<blockquote><p>P5: Il nostro \u00e8 stato un team molto collaborativo ed il rapporto tra colleghe si \u00e8 rivelato eccellente e siamo state in completo accordo sin dall\u2019inizio. Siamo molto contente di aver partecipato a questo progetto e ancor di pi\u00f9 di essere riuscite appieno nella presentazione del task!<\/p><\/blockquote>\n<p>Nel questionario si individuano dei tentativi di mettere a fuoco le capacit\u00e0 e le responsabilit\u00e0 individuali. In Q7, ad esempio, la partecipante si interroga sulla validit\u00e0 del <em>task <\/em>pianificato, sulla sua \u00abcapacit\u00e0 di rompere il ghiaccio\u00bb. Quindi appare un primo slancio di riflessione su s\u00e9 stessa, che potrebbe essere preludio di una futura agentivit\u00e0. Prosegue per\u00f2 con alcune domande che riguardano pi\u00f9 la dimensione esterna, ovvero la \u00abmotivazione degli studenti\u00bb, la loro competenza in L2.<\/p>\n<blockquote><p>Q7: Sicuramente tutto questo mi ha portata a mettere in dubbio il task e la mia capacit\u00e0 di rompere il ghiaccio, ma soprattutto mi ha fatta riflettere sulla motivazione degli studenti. Come percepiscono l\u2019apprendimento dell\u2019italiano? Quali fattori sono entrati in gioco per far s\u00ec che B., la studentessa turca, fosse un pochino pi\u00f9 partecipe rispetto a loro? Potrebbe essere anche la scarsa conoscenza della lingua, che magari li ha intimiditi?<\/p><\/blockquote>\n<p>Concludendo, emerge tra i formandi un sentimento di squadra e la capacit\u00e0 di sentirsi parte di un processo condiviso. Si notano tentativi di riflettere criticamente su s\u00e9 stessi e sulle capacit\u00e0 personali di intervenire sul contesto (<em>teacher agency<\/em>).<\/p>\n<h3 id=\"3-le-risorse-tecnologiche-nell\">4.3 Le risorse tecnologiche nella gestione della situazione didattica a distanza<\/h3>\n<p>La terza domanda di ricerca (<em>Qual \u00e8 l\u2019impatto delle risorse tecnologiche e dei materiali utilizzati sulla capacit\u00e0 individuale di gestire la situazione didattica?<\/em>) pone l\u2019attenzione sull\u2019interrelazione tra le risorse tecnologiche e i materiali impiegati nella sperimentazione del <em>task<\/em> e le capacit\u00e0 didattiche dei formandi, alla luce delle condizioni materiali gi\u00e0 illustrate (cfr. par. 4.1).<\/p>\n<p>Rispetto a questo terzo quesito, emerge in generale la consapevolezza che collaborare e insegnare una lingua a distanza, soprattutto in una situazione didattica temporalmente circoscritta come quella data e con gruppi di studenti poco noti, sia una sfida notevole per chiunque, tanto pi\u00f9 per chi si sta ancora formando. Certamente, i problemi tecnici incontrati non fanno che rendere ulteriormente complesso il compito, inducendo spesso i partecipanti a rimodulare quanto progettato o ad elaborare strategie di rimediazione non previste durante la pianificazione delle attivit\u00e0.<\/p>\n<p>Diversi partecipanti lamentano che il malfunzionamento dei dispositivi ha rallentato o reso complesso lo svolgimento della sperimentazione, generando a volte l\u2019abbandono della sessione da parte di alcuni studenti. Tra queste criticit\u00e0 figurano in primis la scarsa connessione di alcuni partecipanti, il funzionamento inadeguato del microfono e, soprattutto, della webcam (v. anche F3, par. 4.1). Particolare significato viene attribuito all\u2019uso della videocamera che, dato lo specifico contesto didattico della sperimentazione, viene interpretato come un\u2019ulteriore \u2018presa di distanza\u2019 che complica ancor pi\u00f9 la gestione della situazione didattica, come sottolineano i partecipanti del gruppo C (v. estratto F8) e del gruppo G (v. estratto P6):<\/p>\n<blockquote><p>F8: Dei tre ragazzi, solo una ha partecipato un pochino, ma poi \u00e8 andata via anche lei. I ragazzi americani hanno invece fatto<em> ghosting,<\/em> erano cio\u00e8 presenti alla riunione inizialmente, ma nei primissimi minuti di lezione, <u>non hanno partecipato in alcun modo, n\u00e9 con le videocamere, n\u00e9 parlando con me<\/u>.<\/p>\n<p>P6: Siamo partite dal presupposto che \u00e8 certamente difficile lavorare in telecollaborazione, per via di problemi di connessione, <u>per via dell\u2019eccessiva timidezza degli studenti che rinunciano a mostrarsi in webcam<\/u>, a causa di chi pensa di potersi dedicare ad altro mentre l\u2019insegnante parla dall\u2019altra parte dello schermo.<\/p><\/blockquote>\n<p>In altri casi (es. gruppo D), le criticit\u00e0 tecniche che possono facilmente emergere nell\u2019uso delle TIC, sono state gestite in modo efficace attraverso interventi di facilitazione che hanno consentito agli studenti alloglotti di partecipare. L\u2019uso della chat, ad esempio, \u00e8 servito a fornire chiarimenti o soluzioni degli esercizi, mentre il ricorso ad una velocit\u00e0 di eloquio rallentata ha facilitato la comprensione delle consegne:<\/p>\n<blockquote><p>F9: Io e la mia collega abbiamo creato e mantenuto un clima sereno, abbiamo coinvolto il pi\u00f9 possibile entrambe le studentesse, abbiamo usato la chat per scrivere le soluzioni degli esercizi o per eventuali chiarimenti e abbiamo cercato di parlare lentamente, di fronte anche a un\u2019espressa richiesta.<\/p><\/blockquote>\n<p>L\u2019insorgere di problemi tecnici ha fatto in modo che anche il gruppo B si attivasse prontamente per elaborare delle strategie di rimediazione <em>ad hoc<\/em> capaci di promuovere la partecipazione attiva degli studenti, ai quali \u00e8 stato chiesto di presentarsi utilizzando possibilmente la webcam:<\/p>\n<blockquote><p>F10: In seguito a questi problemi tecnici abbiamo chiesto di presentarsi, per conoscerci meglio, e in particolare Y. ha da subito acceso la videocamera e microfono (che ha poi mantenuto attivi per il resto dell\u2019ora), seguita poi da B. (la quale invece ha tenuto la webcam spenta, forse per problemi di connessione). Nel complesso, le due ragazze si sono mostrate interessate e coinvolte, soprattutto Y.<\/p><\/blockquote>\n<p>Emerge infine, in alcuni casi, la tendenza a confrontare l\u2019esperienza didattica online con quella in presenza, che resta comunque la situazione didattica preferibile: \u00abSicuramente una lezione in presenza sarebbe stata pi\u00f9 proficua\u00bb (v. estratto F11, gruppo G).<\/p>\n<p>Nei dati non appare tuttavia alcun commento che riguardi i materiali sulla metodologia TBLT\u00a0 (<em>task<\/em> realizzati in altri contesti formativi), forniti durante la prima fase del progetto che avrebbero potuto fornire ulteriori stimoli di riflessione e di azione ai partecipanti (cfr. par. 2.1).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2 id=\"\u00a0-conclusioni\">5.\u00a0 Conclusioni<\/h2>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La presente ricerca mira ad esplorare in che misura il progetto <em>GNILT<\/em>, uno scenario formativo di telecollaborazione e un\u2019esperienza di sperimentazione didattica, svoltasi a distanza, costituisca un ambiente favorevole a far emergere agentivit\u00e0 nei partecipanti. Il modello formativo adottato capovolge la struttura tradizionale dei processi formativi per mettere al centro il formando. Per la definizione di \u00abteacher agency\u00bb \u00e8 stato utile il costrutto di <em>agency <\/em>impiegato da Priestley et al. (2015) per la formazione in servizio. Per l\u2019analisi dei dati l\u2019<em>agency<\/em> \u00e8 stata letta in termini di capacit\u00e0 dell\u2019insegnante in formazione di interpretare gli eventi di cui \u00e8 protagonista, riflettendo sulle proprie capacit\u00e0 e responsabilit\u00e0 in relazione alle risorse e ai materiali messi a disposizione nello scenario formativo. Tale nozione implica anche la capacit\u00e0 di allontanarsi da modelli formativi tradizionali per accostarsi a modelli azionali ed esperienziali, in cui al formando vengono offerti gli strumenti e le opportunit\u00e0 (risorse, materiali, eventi) per stimolare una partecipazione attiva.<\/p>\n<p>Per l\u2019analisi tematica basata sul lessico e sul discorso adoperato dai formandi nei questionari finali, nei forum e nelle presentazioni finali, in particolar modo, le dimensioni iterativa e pratico-valutativa del menzionato modello sono state un\u2019utile guida. Sono stati colti segnali di reiterazione di schemi interpretativi propri del passato dei formandi ma anche di movimento, verso modelli pi\u00f9 innovativi, centrati sull\u2019uso delle tecnologie e sulle capacit\u00e0 individuali, prendendo la distanza da modelli formativi tradizionali, pi\u00f9 verticali.<\/p>\n<p>In primo luogo, in gran parte dei testi, si manifesta il bisogno di ricondurre a condizioni esterne l\u2019insuccesso dell\u2019esperienza: il <em>locus of control<\/em> risiede fuori da s\u00e9 stessi. Se la sperimentazione didattica con i giovani alloglotti non ha funzionato \u00e8 per colpa dei loro professori che non li hanno motivati abbastanza, dicono alcuni. La carenza di motivazione alla quale sembrano far riferimento gli insegnanti in formazione non \u00e8 quindi intrinseca al loro operato nel corso della sperimentazione (es. materiali utilizzati) ma scaturisce piuttosto da ci\u00f2 che altri (non) hanno fatto prima di loro. Tale prospettiva riduce la capacit\u00e0 di cogliere ci\u00f2 che \u00e8 latente nelle varie situazioni didattiche e non consente perci\u00f2 di intervenire con spirito di iniziativa <em>hic et nunc<\/em> e, in prospettiva, anche in una futura attivit\u00e0 nelle classi. In secondo luogo, grazie al lavoro di gruppo agevolato dall\u2019impiego delle tecnologie, si manifesta uno spirito di squadra, una sorta di \u2018agentivit\u00e0 collettiva\u2019. Le TIC hanno cos\u00ec contribuito a modificare \u00abmodalities of being together\u00bb: persone situate in luoghi distanti creano \u00aba collective \u2018we\u2019\u00bb (LEVY 1998: 15).<\/p>\n<p>Si vedono inoltre flebili segnali di riflessione sul proprio operato e di critica del proprio lavoro. Soprattutto queste ultime tracce, per noi positive perch\u00e9 proiettate verso l\u2019innovazione, servono a orientare la futura attivit\u00e0 formativa, non senza aver prima messo in evidenza le nostre responsabilit\u00e0 e i possibili interventi sulla struttura del percorso per rendere migliore la qualit\u00e0 delle sue varie attivit\u00e0. La ragione per la quale i formandi raramente si sono chiesti cosa avrebbero potuto fare per intervenire attivamente nelle varie situazioni, \u00e8 probabilmente da ricercarsi nelle limitate occasioni di confronto con noi, offerte ai formandi. Alcuni temi dovevano infatti essere approfonditi (es. materiali sul <em>task-based syllabus<\/em>) e discussi in gruppo con loro, non solo nel forum e nel corso di videoconferenze tra pari.<\/p>\n<p>Anche sul piano della ricerca intendiamo intervenire in futuro, cercando di elicitare dati in modo mirato e pianificando lo studio prima ancora di avviare il percorso formativo di telecollaborazione. Strumenti di indagine (es. sondaggi, questionari e\/o interviste), se strutturati in coerenza con gli obiettivi della ricerca, consentiranno di approfondire alcuni temi (es. la dimensione proiettiva) che abbiamo qui dovuto trascurare per carenza di contenuti nella documentazione dell\u2019esperienza.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<h2 id=\"riferimenti-bibliografici\">Riferimenti bibliografici<\/h2>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>BARONI, Alice, DOOLY, Melinda, GARC\u00c9S GARC\u00cdA, Pilar, GUTH, Sarah, HAUCK, Mirjam, HELM, Francesca &amp; LEWIS, Tim, \u00a0<em>Evaluating the impact of virtual exchange on initial teacher education: a European policy experiment<\/em>. 1st edn. Voillans, France: Research-publishing.net, 2019 (doi:<a href=\"https:\/\/doi.org\/10.14705\/rpnet.2019.29.9782490057337\">10.14705\/rpnet.2019.29.9782490057337<\/a>) (<a href=\"https:\/\/research-publishing.net\/book?10.14705\/rpnet.2019.29.9782490057337\">https:\/\/research-publishing.net\/book?10.14705\/rpnet.2019.29.9782490057337<\/a>) (Accessed December 6th, 2022)<\/p>\n<p>CAPPELLINI, Marco &amp; HSU, Yu-Yin, \u00abWhen future teachers meet real learners through telecollaboration: an experiential approach to learn how to teach languages online\u00bb, <em>Journal of Virtual Exchange<\/em> 3, 2020, p. 1-11. (doi:<a href=\"https:\/\/doi.org\/10.21827\/jve.3.35751\">10.21827\/jve.3.35751<\/a>) (<a href=\"https:\/\/hal.archives-ouvertes.fr\/hal-02612296\">https:\/\/hal.archives-ouvertes.fr\/hal-02612296<\/a>) (Accessed October 22th, 2022)<\/p>\n<p>DEVELOTTE, Christine &amp; MANGENOT, Fran\u00e7ois &amp; ZOUROU, Katerina, \u00abSituated creation of multimedia activities for distance learners: motivational and cultural issues\u00bb, <em>ReCALL<\/em>, 17(2), 2005, p. 229-244. (doi:<a href=\"https:\/\/doi.org\/10.1017\/S0958344005000625\">10.1017\/S0958344005000625<\/a>) (Accessed July 27th, 2022)<\/p>\n<p>DWECK, Carol S., <em>Teoria del s\u00e9: intelligenza, motivazione, personalit\u00e0 e sviluppo<\/em>, Trento, Erickson, 2007.<\/p>\n<p>EMIRBAYER, Mustafa &amp; MISCHE, Ann, \u00abWhat Is Agency?\u00bb, <em>American Journal of Sociology<\/em>, 103(4), 1998, p. 962-1023. (doi:<a href=\"https:\/\/doi.org\/10.1086\/231294\">10.1086\/231294<\/a>) (<a href=\"https:\/\/www.journals.uchicago.edu\/doi\/10.1086\/231294\">https:\/\/www.journals.uchicago.edu\/doi\/10.1086\/231294<\/a>) (Accessed August 1st, 2022)<\/p>\n<p>GUICHON, Nicolas, <em>Vers l\u2019int\u00e9gration des TIC dans l\u2019enseignement des langues, <\/em>Paris, Didier, 2012.<\/p>\n<p>HOFSTEDE, Geert, \u00abCultural differences in teaching and learning\u00bb, <em>International Journal of Intercultural Relations<\/em> 10(3), 1986, p. 301-320. (doi:<a href=\"https:\/\/doi.org\/10.1016\/0147-1767(86)90015-5\">10.1016\/0147-1767(86)90015-5<\/a>)<\/p>\n<p>KIRAL, Bilgen, \u00abExploring the relationship between teachers&#8217; locus of control with different variables\u00bb, <em>Educational Policy Analysis and Strategic Research<\/em> 14(2), 2019, p. 88-104. (doi: 10.29329\/epasr.2019.201.5)<\/p>\n<p>LEONE, Paola, \u00abLa cooperazione interistituzionale per la formazione insegnanti\u00bb, in ZORZI, Daniela, LEONE, Paola (a cura di), <em>Prospettive ed applicazioni per l&#8217;insegnamento dell&#8217;italiano L2<\/em>, Lecce, Besa, 2003, p. 11-21.<\/p>\n<p>LEVY, Pierre, <em>Becoming Virtual: Reality in the Digital Age<\/em>, New York, Plenum Pr, 1998.<\/p>\n<p>MCNIFF, Jean, &amp; WHITEHEAD, Jack, <em>All you need to know about action research<\/em>, London, Sage Publication. 2006.<\/p>\n<p>NETOLICKY, Deborah M., ANDREWS, Jon &amp; PATERSON, Cameron (eds.), <em>Flip the system Australia: what matters in education<\/em>. Abingdon, Oxon; New York (NY), Routledge\/Taylor &amp; Francis Group, 2019.<\/p>\n<p>PRIESTLEY, Mark, BIESTA, Gert &amp; ROBINSON, Sarah, <em>Teacher Agency<\/em>, Bloomsbury Publishing, Edizione del Kindle, 2015.<\/p>\n<p>ROSSI, Pier Giuseppe. <em>Tecnologia e costruzione di mondi: post-costruttivismo, linguaggi e ambienti di apprendimento<\/em>, Roma, Armando Editore, 2010.<\/p>\n<p>VAISMORADI, Mojtaba, JONES, Jacqueline, TURUNEN, Hannele &amp; SNELGROVE, Sherrill, \u00abTheme development in qualitative content analysis and thematic analysis\u00bb, <em>Journal of Nursing Education and Practice<\/em> 6(5), 2016, p. 100-110. (doi:<a href=\"https:\/\/doi.org\/10.5430\/jnep.v6n5p100\">10.5430\/jnep.v6n5p100<\/a>) (<a href=\"http:\/\/www.sciedupress.com\/journal\/index.php\/jnep\/article\/view\/8391\">http:\/\/www.sciedupress.com\/journal\/index.php\/jnep\/article\/view\/8391<\/a>) (Accessed December 6th, 2022)<\/p>\n<hr \/>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> Il contributo \u00e8 stato concepito e redatto in stretta collaborazione dalle autrici. In particolare, Edith Cognigni si \u00e8 occupata della stesura dell\u2019Introduzione e dei parr. 2, 4.1 e 4.3, Paola Leone dei parr. 1, 3, 4.2 e 5.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\"><sup>[2]<\/sup><\/a> Master di 1\u00b0 livello in \u00abDidattica dell\u2019italiano L2\/LS in prospettiva interculturale\u00bb (ITALINT), erogato dal Dipartimento di Studi Umanistici dell\u2019Universit\u00e0 di Macerata (<a href=\"https:\/\/masteritalint.unimc.it\/\">https:\/\/masteritalint.unimc.it\/<\/a>).<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\"><sup>[3]<\/sup><\/a> Il modello di <em>agency <\/em>di Priestley et al. (2015) costituisce la cornice teorica di uno studio empirico, denominato \u00abTeacher agency and curriculum change\u00bb, realizzato nel 2011-2012, finalizzato a indagare in che misura i docenti erano attori o inibivano il cambiamento in ambito didattico. I dati della ricerca sono elicitati tramite osservazione del comportamento degli insegnanti nelle loro scuole e interviste con domande mirate del tipo \u00abqual \u00e8 lo scopo dell\u2019educazione\u00bb.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\"><sup>[4]<\/sup><\/a> Il webinar, svoltosi il 18 marzo 2021, ha previsto un intervento della Prof.ssa Anna Lia Proietti (Yildiz Technical University) sul ruolo delle emozioni dello studente e dell\u2019insegnante nella didattica di una lingua straniera, e un intervento del Prof. Daniele Fioretti (Miami University) sull\u2019impatto dei fattori ambientali nell\u2019apprendimento linguistico. Il webinar \u00e8 stato anche l\u2019occasione per familiarizzare con i contesti accademici degli studenti per i quali sarebbero poi stati progettati i <em>task<\/em>.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\"><sup>[5]<\/sup><\/a> <a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/Globally-Networked-Italian-Language-Teaching-101739978078306\/?modal=admin_todo_tour\">https:\/\/www.facebook.com\/Globally-Networked-Italian-Language-Teaching-101739978078306\/?modal=admin_todo_tour<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\"><sup>[6]<\/sup><\/a> Come sottolinea Kiral (2019: 99), \u00abindividuals have three different locus of control; internal, external and chance. Those who have internal locus of control believe that they can change the causes and results of incidents, those who believe in external trust in their families, relative, intimate environment or state in changing the course of events. Lastly, those who believe in chance hold superstitious beliefs or think chance, destiny, god or astrology play a significant role in how events evolve.\u00bb<\/p>\n<hr \/>\n<p>Per citare questo articolo:<\/p>\n<p>Edith COGNIGNI, Paola LEONE, \u00ab \u201cGNILT &#8211; Globally Networked Italian Language Teaching\u201d:\u00a0uno scenario formativo di telecollaborazione per ridurre le distanze\u00a0\u00bb,\u00a0<em>Rep\u00e8res DoRiF,<\/em>\u00a0n. 27 \u2013\u00a0<em>2021 l&#8217;Odyss\u00e9e des langues. <\/em><em>La distance dans la dynamique des plurilinguismes<\/em>, DoRiF Universit\u00e0, Roma, luglio 2023, https:\/\/www.dorif.it\/reperes\/edith-cognigni-paola-leone-gnilt-globally-networked-italian-language-teaching-uno-scenario-formativo-di-telecollaborazione-per-ridurre-le-distanze\/<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">ISSN 2281-3020<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-8924 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.dorif.it\/reperes\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/logo-pubblicazione.png\" alt=\"\" width=\"111\" height=\"49\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Quest\u2019opera \u00e8 distribuita con Licenza\u00a0<a href=\"http:\/\/creativecommons.org\/licenses\/by-nc-nd\/3.0\/it\/\">Creative Commons Attribuzione \u2013 Non commerciale \u2013 Non opere derivate 3.0 Italia<\/a>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p> <a href=\"https:\/\/www.dorif.it\/reperes\/edith-cognigni-paola-leone-gnilt-globally-networked-italian-language-teaching-uno-scenario-formativo-di-telecollaborazione-per-ridurre-le-distanze\/\"> Continue de lire&#8230;<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":8,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"_bbp_topic_count":0,"_bbp_reply_count":0,"_bbp_total_topic_count":0,"_bbp_total_reply_count":0,"_bbp_voice_count":0,"_bbp_anonymous_reply_count":0,"_bbp_topic_count_hidden":0,"_bbp_reply_count_hidden":0,"_bbp_forum_subforum_count":0,"footnotes":""},"categories":[375],"tags":[380],"class_list":["post-9922","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premiere-partie-distance-obligee-ou-choisie-en-didactique-des-langues-et-des-cultures-marges-clivages-et-issues-collaboratives","tag-2021-lodyssee-des-langues-la-distance-dans-la-dynamique-des-plurilinguismes"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.5 - 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