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Elisabetta LÀDAVAS

L’indefinibile confine tra mente e corpo nella comunicazione orale

 

Elisabetta Làdavas
Centro di neuroscienze Cognitive, Università di Bologna
elisabetta.ladavas@unibo.it

 

Oralità, scrittura e digitale sono tre modalità comunicative diverse e un modo di vedere la diversità sta nella ricchezza sensoriale che si accompagna al messaggio comunicativo e agli effetti delle stimolazioni sensoriali nel nostro corpo.

Effetti comportamentali e neurofisiologici della comunicazione orale e scritta

La modalità orale può essere considerata la più ricca di informazioni sensoriali che vengono tramesse attraverso diversi canali sensoriali; essa è sempre accompagnata da informazioni visive relative al corpo del parlante e all’ambiente circostante, da informazioni olfattive relative ai possibili odori provenienti dal corpo o presenti nello spazio circostante, e infine, ma non meno importanti, da informazioni tattili. Queste informazioni vengono “incorporate” (dall’inglese embodied) dall’ascoltatore. Per esempio, alla vista di un parlante che prova determinate sensazioni fisiche in alcune parti del corpo, si può associare un vero e proprio sentire la stessa sensazione nelle stesse parti del proprio corpo. La visione di un volto umano che viene toccato, abbassa la soglia di detezione tattile nel volto dell’osservatore; ciò significa che sarà più rapido a rispondere se viene toccato nella stessa parte del volto (SERINO et al. 2008). Questo effetto scompare se si osserva un volto non-umano (BECK et al. 2013). Se vediamo un volto con una espressione di paura porteremo subito la nostra attenzione lontano dal volto per esplorare lo spazio circostante, alla ricerca dello stimolo minaccioso, dal momento che la espressione facciale di paura, a differenza di quella di rabbia, non induce paura, ma ci segnala la presenza di un pericolo nell’ambiente (ELLENA et al. 2020).

Va qui ricordato che accanto a queste modificazioni comportamentali prodotte dalla vista del parlante, si verificano importanti modificazioni a livello cerebrale. Nei primi due esempi, si osserva una attivazione specifica delle cortecce somato-sensoriali, dove c’è una dettagliata rappresentazione del corpo umano e delle sue specifiche parti, mentre nel terzo esempio assisteremo alla attivazione del sistema limbico, e in modo particolare, trattandosi del volto di paura, dell’amigdala. Naturalmente, parlando di comunicazione orale, e quindi di ascolto di un messaggio, si vedrà anche l’attivazione di diversi circuiti cerebrali deputati alla codifica linguistica.

In altre parole, nel messaggio orale il nostro cervello oltre a codificare il contenuto lessicale, semantico e sintattico del messaggio, importante per la comprensione e ricordo del messaggio stesso, codifica anche le diverse informazioni sensoriali legate al contesto nel quale si sviluppa il messaggio. Questo spiega perché nel ricordare il contenuto di un messaggio, siamo in grado di rievocare il tono emotivo, l’espressione facciale del parlante, ricostruire la scena visiva che ha fatto da cornice al messaggio, possibili odori presenti nell’ambiente e possibili esperienze tattili. Le esperienze sensoriali avute possono anche non essere consapevoli, anzi nella maggioranza dei casi sono inconsapevoli, ma sono comunque codificate dal nostro cervello e immagazzinate in sistemi sensoriali diversi ma connessi tra di loro. Questo spiegherebbe il perché una informazione irrilevante, come il riprovare una certa sensazione tattile in una certa parte del nostro corpo, può fare emergere anche il contenuto verbale del messaggio orale ad esso precedentemente associato, anche se il contesto è completamente diverso. In altre parole la ricchezza multisensoriale che accompagna un messaggio orale può favorire il recupero in memoria del messaggio stesso. Da questo punto di vista il messaggio scritto, a differenza di quello orale, presentandosi in un contesto multisensoriale povero, ha meno capacità rievocative. In questo caso la capacità di ricordare sembra essere legata prevalentemente alla salienza del ricordo, cioè al valore motivazionale del contenuto semantico del messaggio.

Una dimostrazione della forza associativa legata alle esperienze sensoriali, viene da un fenomeno chiamato sinestesia, un processo di contaminazione sensoriale, in cui due sensi, percepiti dal soggetto come distinti, si manifestano contemporaneamente seppur in condizioni in cui un solo canale sensoriale è stimolato. Ad esempio in alcuni soggetti la percezione del suono riesce a stimolare la corteccia visiva V4, specializzata nel riconoscimento dei colori, provocando un’inedita percezione cromatica, senza che sia effettivamente intervenuto lo stimolo relativo al colore (WITTHÖFT, WINAWER 2013). Un’altra forma conosciuta di sinestesia è quella lessicale-gustativa: il soggetto che presenta questo tipo di sinestesia, nel momento in cui legge determinate parole, prova specifici gusti, a volte anche forti. In uno studio su un campione di 11 soggetti con sinestesia grafema-colore, 10 di loro mostravano abbinamenti tra lettere e colori sorprendentemente molto simili e i colori abbinati alle lettere erano gli stessi di un noto gioco di magneti Fisher-Price, che 10 partecipanti su 11 hanno ricordato di possedere nell’ infanzia. La sinestesia è un esempio della forza dell’integrazione multisensoriale, che in questo caso è considerata maladattiva, ma nell’esempio della oralità essa si esprime in maniera adattiva, perché permette una migliore codifica dei messaggi orali, permettendo una maggiore probabilità di ricordare ciò che si è udito. Va qui forse ricordato come in alcuni studi è stato osservato come la sinestesia si associ spesso a una buona memoria, oltre che ad alti livelli di creatività, e la memoria è utile per il “sapere” così come per il “vivere”.

La sinestesia è presente anche nel linguaggio scritto, si pensi, per esempio, a espressioni come “colori caldi”, “dolce profumo”, “voce incolore”, in cui diverse sfere sensoriali vengono associate (vista/tatto, gusto/olfatto, udito/vista). In questi casi, l’associazione tra due campi sensoriali diversi non è automatica, come nei casi precedentemente descritti, ma è voluta da chi scrive per focalizzare l’attenzione su un evento particolare, su aspetti del contenuto che si ha intenzione di sottolineare.

Effetti comportamentali e neurofisiologici della comunicazione digitale

La metafora relativa allo smartphone inteso come protesi ha un corrispettivo fisiologico che ne rinforza il significato o lo giustifichi come asserzione veritiera? Prima di parlare di evidenze scientifiche che possano giustificare la veridicità dell’affermazione, dobbiamo parlare dell’esistenza nei primati e nell’uomo di uno spazio peripersonale che circonda il corpo (LÀDAVAS 2002). Questo spazio è un costrutto multisensoriale con la funzione di proteggere il corpo da eventi minacciosi. Se uno stimolo visivo o acustico si avvicina al nostro corpo, esso è in grado di attivare lo spazio peripersonale, codificato prevalentemente dai neuroni parietali, con livelli di attivazione differenti in base alla sua distanza dal corpo.  Il massimo della attivazione di questa area si ottiene quando lo stimolo è ad una distanza di 10/20 cm dal corpo. Grazie ad una sua connessione con il sistema motorio, questo permette al corpo di attuare movimenti automatici di evitamento dello stimolo pericoloso. Un aspetto interessante di questo spazio è la sua dinamicità, cioè non è uno spazio statico ma può espandersi in seguito all’uso di uno strumento. Nelle persone non vedenti questo spazio si allunga fino all’estremità del bastone utilizzato per la navigazione, quando ne impugnano uno. Al contrario, quando il soggetto non vedente non impugna il bastone, lo spazio peripersonale si riduce a pochi centimetri di distanza dal corpo, così come nei soggetti vedenti (SERINO et al. 2007).

Questa espansione dello spazio peripersonale avviene anche nella scrittura digitale, grazie all’uso prolungato nel tempo del mouse (BASSOLINO et al. 2010). A parità di distanza dal corpo, nel caso di un uso frequente del mouse, si assiste ad una espansione dello spazio peripersonale, che include lo schermo, indipendentemente dalla sua distanza dal corpo. Naturalmente questo risultato si ottiene solo in soggetti con esperienza di scrittura digitale e uso del mouse protratta nel tempo, cioè diversi anni. Nei soggetti con esperienza limitata nell’uso del mouse non si sono trovate differenze nelle diverse condizioni, cioè con e senza mouse. Questi dati suggeriscono come l’esteso uso del computer porti a delle modifiche funzionali del nostro spazio di difesa, fino a incorporare lo schermo.

Le ricerche sopra citate, oltre ad evidenziare le differenze comportamentali indotte dalle diverse modalità comunicative, mettono in luce la enorme plasticità cerebrale che si accompagna alle diverse esperienze ed abilità acquisite.

 

Bibliografia

BASSOLINO, Michela, SERINO, Andrea, UBALDI, Silvia, LÀDAVAS, Elisabetta, «Everyday use of the computer mouse extends peripersonal space representation», Neuropsychologia, n. 48, 3, 2010, p. 803-811.

BECK, Brianna, BERTINI, Caterina, SCARPAZZA, Cristina, LÀDAVAS, Elisabetta, «Observed touch on a non-human face is not remapped onto the human observer’s own face», PloS One, n. 8, 11, 2013.

ELLENA, Giulia, STARITA, Francesca, HAGGARD, Patrick, LÀDAVAS, Elisabetta, «The spatial logic of fear», Cognition, n. 203, 104336, 2020.

LÀDAVAS, Elisabetta, «Functional and dynamic properties of visual peripersonal space», Trends in cognitive sciences, n. 6, 1, 2002, p. 17-22.

SERINO, Andrea, BASSOLINO, Michela, FARNÈ, Alessandro, LÀDAVAS, Elisabetta, «Extended multisensory space in blind cane users», Psychological science, n. 18, 7, 2007, p. 642-648.

SERINO, Andrea, PIZZOFERRATO, Francesca, LÀDAVAS, Elisabetta, «Viewing a face being touched enhances tactile perception on the face», Psychological science, n. 19, 5, 2008, p. 434-438.

WITTHÖFT, Nathan, WINAWER, «Jonathan Learning, memory and synesthesia», Psychol Sci, n. 24, 3, 2013, p. 258-265.

 


Per citare questo articolo:

Elisabetta LÀDAVAS, «L’indefinibile confine tra mente e corpo nella comunicazione orale», Repères DoRiF, n. 25 – Les processus de communication : oralité, écriture, digital, DoRiF Università, Roma, ottobre 2021, https://www.dorif.it/reperes/elisabetta-ladavas-lindefinibile-confine-tra-mente-e-corpo-nella-comunicazione-orale/

 

ISSN 2281-3020

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