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Enrica GALAZZI

Voci, lettere e clics…

 

Enrica Galazzi
Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
enrica.galazzi@unicatt.it

 

Dagli innumerevoli stimoli lanciati dai colleghi coglierò soltanto due parole-chiave: migranti e corporeità come spunti per alcune riflessioni.

Ciò che mi ha sempre affascinato nella tematica oggetto di questo incontro, e cioè nel passaggio dall’oralità alla scrittura al digitale, è il salto acrobatico che consiste nel passare dall’oralità al digitale senza l’intermediazione della scrittura. Benché le lingue a tradizione orale siano oggetto di un accelerato passaggio alla scrittura ovunque nel mondo e quindi non esistano ormai quasi più lingue che non siano scritte (SHESL-HTL 2012), i migranti che ancora non conoscono la scrittura si trovano immersi (persi?) in un universo di segni ignoti e indecifrabili. Due esperienze personali narrano di un fallimento e di una integrazione riuscita. Il primo è quello di un giovane suonatore di tamburo (percussionista?) che dal Congo giunge in Europa al seguito della giovane donna che ama. Malgrado il suo desiderio e gli sforzi, senza una chiave di lettura del nuovo mondo, non riesce ad ambientarsi, vive con un assegno di sussistenza, non trova lavoro e, dopo alcuni mesi, riparte per il suo paese. Il secondo esempio vede come protagonista una venticinquenne brasiliana andata sposa a un giovane europeo. Si scopre al momento della firma dell’atto di matrimonio che è illetterata. Dopo 20 anni di vita comune e tre figli lo è ancora. Non scrive, non guida, e questo malgrado l’insistenza e le offerte di aiuto dei figli ormai adulti. L’integrazione (e la sopravvivenza) si è fatta tramite il cellulare.

Un tempo gli immigrati di casa nostra partiti alla volta dell’Australia o delle Americhe, benché semi-illetterati, si tenevano in contatto con la famiglia tramite scambi epistolari che oggi giudicheremmo frettolosamente maccheronici, oggetto di molti studi (tra gli altri, BIANCONI 2013). Queste tracce grafiche, spesso cariche di emozioni, sono state rese obsolete dal cellulare il quale permette il contatto vocale intercontinentale indipendentemente dalla conoscenza della scrittura che regredisce in quantità e importanza nelle relazioni umane.

Lo scritto conserva uno spazio e un prestigio nell’amministrazione e nelle istituzioni il che giustifica il permanere degli écrivains publics nelle periferie dei grandi agglomerati urbani francesi. Fin oltre la metà del secolo scorso nei villaggi di campagna dove ho trascorso la mia infanzia, per farsi leggere o scrivere lettere c’erano due possibilità: il prete o il maestro. Nella mia frazione di poche anime c’era anche il calzolaio che, non ricordo bene perché, godeva di buona fama letteraria…

Il ruolo centrale della parola e della voce mi consentono di passare al secondo stimolo lanciato dai colleghi, quello della corporeità. Oralità, scrittura e digitale hanno ciascuna le proprie specificità e non sono da vedere in termini evolutivi secondo l’utopia progressista troppo diffusa nella nostra società. Il passaggio dall’oralità alla scrittura ha rappresentato una tappa fondamentale dello sviluppo umano che ha comportato una riduzione delle capacità mnemoniche (ONG 2014; GOODY 1997; HAVELOCK 2006); ha determinato altresì un progressivo occultamento della corporeità e dei sensi quali l’udito, la vista, il tatto e perché no anche l’olfatto, fortemente presenti nella cultura orale (l’olfatto, un canale sensoriale emarginato dall’igienismo asettico dei nostri tempi). Come fonetista aggiungerei un gusto che resta, quello delle sonorità che accompagna l’articolazione. Se la dematerializzazione progressiva comporta una cancellazione della fisicità della parola, il contatto fisico non è del tutto perduto se si considera la voce come legame metonimico alla corporeità salvo a perdere l’ancoraggio spaziale (il figlio al cellulare con la madre che chiede inquieta “dove sei”? “sono qua…”). La voce trasmette ogni sorta di contenuti emotivi intellettuali di atteggiamento, può illuminare o mascherare, è un potente canale comunicativo che va perduto nella scrittura (BOLOGNA 1992).

Nel passaggio al digitale (e ancor più durante la pandemia che allontana e separa dolorosamente i corpi), la distanza fa emergere potenzialità insospettate che permettono di tramutare l’avversità in opportunità di cambiamento, di creatività, di innovazione. I griots, vere e proprie banche dati della storia e della cultura orale di un popolo, sono ora sostituiti da banche dati digitali indipendenti dalla nostra memoria.

Vorrei concludere ricordando due fenomeni contemporanei, che emergono dalla cultura della strada e, nella tradizione dei griot, rivalutano con forza la parola e il corpo, la voce e i suoni: da un lato lo slam “poesia ad alta voce” (diffusosi anche in Italia dal 2001, ispirato dalla lettura di  Zumthor e Ong), che ha fra i protagonisti d’Oltralpe il franco-senegalese Souleymane Diamanka, seguace dell’oralolittérature, nel cui francese riecheggiano suoni e ritmi delle lingue iniziali. Per non citare Grand Corps Malade, iniziatore dello slam europeo e l’incisiva presenza femminile (VORGER 2019).

Dall’altro lato, mi colpisce il moltiplicarsi di concorsi, gare e tornei di retorica che vedono coinvolti scuole, università e professionisti della parola, (molto diffusi in vari paesi d’Europa ma poco o nulla in Italia). Sulla scia di Eloquentia di cui si narra nel film À voix haute… Entrambi i fenomeni ci sembrano in sintonia con il meticciato linguistico-culturale che caratterizza la situazione antropologica della nostra società.

Mi auguro che questi esempi non appaiano troppo dissacratori: è ben noto che le innovazioni vengono sovente dalle periferie, e dalle periferie del mondo se volessimo darci la pena di ascoltarle.

 

Bibliografia

BIANCONI, Sandro, L’italiano lingua popolare. La comunicazione scritta e parlata dei «senza lettere» nella Svizzera italiana dal Cinquecento al Novecento, Accademia della Crusca, Storia italiano nel mondo. Studi e testi, 2013.

BOLOGNA, Corrado, Flatus vocis. Metafisica e antropologia della voce, Bologna, Il Mulino, 1992.

Colloque international annuel SHESL-HTL, Linguistiques d’intervention. Des usages socio-politiques des savoirs sur le langage et les langues, Paris, 2012.

GOODY, Jack, La logica della scrittura e l’organizzazione della società, Segrate, Einaudi, 1997.

HAVELOCK, Eric A., Cultura orale e civiltà della scrittura. Da Omero a Platone, Bari, Laterza, 2006 [1996].

JOUSSE, Marcel, Le Style Oral: Rythmique et Mnémotechnique, Paris, Fondation Marcel Jousse, 1981 [1925].

ONG, Walter J., Oralità e scrittura. Le tecnologie della parola, Bologna, Il Mulino, 2014.

VORGER, Camille, Quand le slam se décline au féminin. Portraits et postures de slameuses, forumlecture.ch, Plate-forme internet sur la littératie, 1/2019.

ZUMTHOR, Paul, Introduction à la poésie orale, Paris, Seuil, 1983.

 


Per citare questo articolo:

Enrica GALAZZI, «Voci, lettere e clics…», Repères DoRiF, n. 25 – Les processus de communication : oralité, écriture, digital, DoRiF Università, Roma, ottobre 2021, https://www.dorif.it/reperes/enrica-galazzi-voci-lettere-e-clics/

ISSN 2281-3020

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