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Enrico FRATTAROLI

NON HUNC SED BARABBAM

dall’ultima pagina di Giacomo Joyce di James Joyce

 

Enrico Frattaroli
Autore di opere teatrali acustiche plastiche audiovisive
info@enricofrattaroli.eu

 

NON HUNC SED BARABBAM – VIDEO

 

Giacomo Joyce, lasciato dall’autore allo stato manoscritto, è un testo composto di cinquanta unità di scrittura, disseminate su otto fogli da disegno non rilegati, in un alternarsi mai uguale di spazi bianchi e scrittura. Un testo ibrido, indefinibile – sebbene disparatamente definito – in bilico tra epifanie e flusso di coscienza; un testo unico nell’universo testuale di Joyce, che implica una lettura e uno sguardo altrettanto singolari.

Non ho considerato il manoscritto autografo una stesura provvisoria ma l’edizione definitiva, tipograficamente irriducibile di Giacomo Joyce. Di essa sono parti essenziali le dimensioni, il numero e lo stato non rilegato dei fogli, le loro dimensioni e consistenza di foglio da disegno, l’inchiostro in cui si manifesta e sustanzia l’ineffabile calligrafia di Joyce. In altre parole: la sua natura fisica, di scrittura non indifferente al supporto, ma che fa corpo con esso, e di cui la stampa tipografica non può che essere una riduzione simulacrale, in effigie, rinviante al manoscritto come alla sua matrice: il suo stato originale, irripetibile, dato[1].

Joyce compie un atto di scrittura su un foglio non pensato come pagina di un libro, ma come spazio, campo visivo i cui limiti sono orizzonti, confini di un universo testuale fatto di scrittura e di vuoto, in cui anche il vuoto, il bianco della pagina è scrittura. In Giacomo Joyce, il vuoto ha una valenza sostanziale, strategica, testuale. Il vuoto non può essere né eluso né eliso perché, in ultima analisi, è proprio sul vuoto che si fonda l’ordo grafico e sull’ordo grafico il sistema testuale di Giacomo Joyce. Direi di più, la sua solidità testuale è proprio nel vuoto, nel bianco della pagina.

Immaginare Giacomo Joyce condensato in una sequenza contigua di a capo, o espanso su tanti fogli quante sono le sue unità di scrittura, dà immediatamente l’idea di quanto diversa dovrebbe essere la sua lettura, o ricondotta a una sequenza convenzionale di paragrafi o esplosa in cinquanta monadi testuali tra loro irrelate. E conferma il valore insostituibile della sua irregolare, mai uguale disposizione sulla pagina. Alla singolare disposizione testuale è indissolubilmente legata la singolarità della sua lettura, anzi, è proprio per realizzare questa lettura che Joyce mette in pagina la scrittura di Giacomo Joyce: Un principio operativo, una lettura visiva della pagina che precede la sua lettura testuale. Non a caso, la riproduzione del manoscritto nel suo formato originale, che realizzai per avere davanti ai miei occhi le pagine che Joyce aveva avuto davanti ai suoi, per guardare, leggere e sfogliare il testo nelle dimensioni stesse in cui Joyce lo aveva scritto e disposto sulla pagina, implicava un’esperienza visiva e fisica dell’oggetto testuale elevata al rango di prima lettura di Giacomo Joyce.

Non hunc sed Barabbam è un’opera video basata sull’ultima pagina (o verso dell’ottavo foglio) di Giacomo Joyce. I suoi materiali sono:

  • immagini di Giacomo Joyce tratte dal suo stato di libro gualcito, opera plastica ottenuta riproducendo il fac-simile su cinquanta fogli di carta da lucidi secondo dispositio originale, ultimo atto performativo di un seminario da me tenuto sul manoscritto di Joyce all’Università di Firenze (18 novembre 2009).
  • elaborazione in grafica digitale della scrittura autografa di Joyce.
  • enunciazione vocale della (mia)traduzione italiana del testo.
  • musica citata esplicitamente da Joyce e quindi consustanziale al testo (Youth has an end di Jan Pieters Sweelink) o implicita nella citazione biblica di Non hunc sed Barabbam (canto gregoriano).
  • alcuni grafi prodotti nel corso dalle mie indagini sulla disposizione e quindi sull’aspetto strutturale e visivo del manoscritto.

Nel video, la pagina originale non compare mai, graficamente, nella sua interezza, ma si dà come lettura implementata dal principio operativo intrinseco alla sua disposizione. Tutto quanto si vede e si ascolta è parte di questa operazione di lettura. Scrittura, elaborazione grafica, lettura vocale, espressione musicale, fogli gualciti sono voci di una partitura visiva, musicale, sonora, poetica… espressione della pagina colta nel suo insieme, nella coesistenza diacronica e sincronica dei sintagmi di scrittura e di bianco sulla pagina.

 

[1] Per una trattazione completa di quanto esposto in queste note, cfr. ENRICO FRATTAROLI, Envoy – verso : in : attraverso : da : Giacomo Joyce, «Studi irlandesi. A Journal of Irish Studies», n. 5, 2015.

 

 


Per citare questo articolo:

Enrico FRATTAROLI, « NON HUNC SED BARABBAM dall’ultima pagina di Giacomo Joyce di James Joyce », Repères DoRiF, n. 25 – Les processus de communication : oralité, écriture, digital, DoRiF Università, Roma, ottobre 2021, https://www.dorif.it/reperes/enrico-frattaroli-non-hunc-sed-barabbam-dallultima-pagina-di-giacomo-joyce-di-james-joyce/

ISSN 2281-3020

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