Print Friendly, PDF & Email

Pia Galetto

In ricordo di Enrico Arcaini

Pia Galetto
Redazione SILTA

La dura pandemia che da oltre un anno si è estesa in tutti i Paesi del mondo mietendo circa due milioni e mezzo di vittime non ha risparmiato persone vicine a noi: il 9 gennaio 2021 ci ha lasciato il prof. Enrico Arcaini, che con i suoi studi ha aperto nuovi indirizzi di ricerca alla linguistica applicata.

Difficile ripercorrere a posteriori le fasi di una lunga esistenza che ha attraversato vicende storiche e personali che ne hanno segnato il cammino e che fanno parte di essa, senza cadere in una arida documentazione.

Nato nel 1927 a Pontarlier, cittadina industriale nella regione della Franca Contea, segue qui i suoi studi dall’École maternelle al Licée, conseguendo brillanti risultati che lo fanno segnalare nelle graduatorie nazionali per le discipline umanistiche. Pontarlier è il luogo della sua prima formazione culturale, in senso ampio.

L’anno 1942 impone la dura decisione del rientro in Italia, nel piccolo paese di Acqualunga nel bresciano, luogo di origine dei genitori.

Questo significa l’interruzione degli studi e un nuovo inizio, che passa attraverso l’acquisizione del dialetto bresciano, che si radica profondamente in lui, tanto che frequentemente affiorava nei suoi pensieri e nelle sue espressioni come una terza (o seconda) lingua, accanto al francese e poi all’italiano. L’italiano infatti sarà il frutto di uno studio attento sui testi della letteratura da Dante a tutto il Cinquecento, all’Ottocento.

L’armistizio dell’8 settembre 1943 richiede un’altra scelta,che si compie con l’adesione alla Resistenza nelle file di “Giustizia e Libertà” dove il giovane “Andrea”, il nome del fratello assunto dopo la tragica morte di questo, resterà fino alla Liberazione il 25.04.1945.Verrà riconosciuto“Comandante partigiano di Distaccamento” con il grado di Sottotenente.

Dopo di allora potrà riprendere gli studi fino al conseguimento della Laurea in Lingue e Letterature Straniere presso l’Università “L. Bocconi” di Milano (1950). Lì avrà i primi incarichi come docente fino alla nomina per l’insegnamento di Glottologia presso la Facoltà di Lettere e Filosofia a Bologna (1968) dove resterà fino al 1980.

Bologna

A Bologna potrà manifestare con chiarezza l’approfondimento sul piano teorico e metodologico dei diversi ambiti della linguistica nelle lezioni universitarie, nei suoi articoli e nel suo primo volume Principi di Linguistica Applicata, Bologna, il Mulino, 1967, che avrà una seconda edizione (1972) e la traduzione in francese Principes de Linguistique Appliquée, Paris, Payot, 1972.

Segue nel 1968 Dalla linguistica alla glottodidattica, Torino, SEI.

Il 1972 è l’anno di fondazione a Bologna della rivista Studi Italiani di Linguistica Teorica e Applicatadi cui assume la condirezione con Luigi Heilmann; dal 1987 diventerà titolare e direttore unico fino al 2015. In tale anno – per assicurare continuità alla Rivista – farà atto notarile di donazione all’Università di Roma Tre, continuando a far parte della nuova Direzione collegiale fine a tutto il 2020.

Dal n. 1/1984 al 2001 fa anche parte del Comitato editoriale di Lingua e Stile, rivista a cui collaboracon i suoi articoli fin dal primo numero I, 1, 1966.

Intensa è l’attività in due direzioni che si intrecciano tra la residenza a Roma e l’incarico a Bologna:

  1. L’innovazione nell’insegnamento della lingua francese; in questo ambito realizza corsi radiofonici di francese tenuti alla RAI (dal 1959al 1973) e alla televisione (dal 1959 al 1968); è del 1973 Progression, Situations, problèmes, expansions, Roma, ERI, che già nel titolo annuncia le linee metodologiche.
  1. I progetti di ricerca internazionali incentrati sul confronto interlinguistico di precise strutture sintattiche. In questo si inserisce la partecipazione dal 1970 al 1980 al progetto PACEFI (Projet d’Analyse Contrastive de l’Español, du Français, de l’Italien) finanziato dal CNRS svizzero in collegamento con l’Università di Neuchâtel. Il progetto propone studi descrittivi di alcune strutture sintattiche delle lingue a confronto: 1971 Remarques pour une analyse phonématique contrastive au niveau de la syllabe en français et en italien, Bulletin CILA, Neuchâtel, pp. 142-166;Enrico Arcaini, Bernard Py, Rema Rossini Favretti, Analyse contrastive et apprentissage des langues: la syntaxe de l’interrogation en español, français, italien et anglais, Bologna, Pàtron, 1979.

Segue nel 1978 L’analisi linguistica come strumento e come fine, Milano,Feltrinelli-Bocca che va oltre l’assunzione dei meccanismi del sistema linguistico verso la ricerca delle operazioni soggiacenti ad essi. Largo spazio è dedicato al lessico, al segno linguistico, alla sua funzione significativa e all’analisi semantica di esso.

Si lega al precedente Introduzione alla linguistica descrittiva. Il segno nella prospettiva del testo, Brescia,La Scuola, 1980,in cui l’analisi critica delle proposte teoriche perviene a una definizione e a una lettura ermeneutica del segno.

Roma

Il 1980 segna il passaggio all’Università “La Sapienza” di Roma con la cattedra di Linguistica Applicata e successivamente all’Università Roma Tre fino all’anno 2000. Qui il suo insegnamento si incentra sull’analisi linguistica comparativa, sulla traduzione e traduttologia. È la via che sarà presente in tutti i suoi lavori.

Ma non trascura il rapporto con la Scuola nell’obiettivo di superare la separazione tra Scuola e Università, tra insegnamento e ricerca. Se l’Università è la sede preposta alla ricerca, non si può tuttavia porre una frattura tra i due momenti assegnando a ciascuno compiti distinti. In quest’ottica nasce il Progetto Scuola/ Università presentato alla Facoltà di Magistero che si concretizza con un gruppo di docenti della Scuola Secondaria, a cui chi scrive partecipa fin dall’inizio (Pia Galetto, “Università/Scuola: un’interazione tra ricerca e applicazione”, SILTA, XVI, 1, 1987, pp.141-178). Questo porta a una collaborazione di arricchimento e di scambio culturale, di consuetudine di studio, di rielaborazione concettuale che continua per tutti gli anni a seguire:

nella Redazione della Rivista (1992), negli articoli scritti in collaborazione sulla diatesi verbalemedia e riflessiva, considerata in chiave diacronica e comparativa (1990, !993, 1999), sui verbi trivalenti (1997), e nel Dizionario degli italianismi in francese, inglese, tedesco (2008).

La traduzione è sempre stata al centro della sua riflessione, fin dall’articolo “Pierre Bersuire, primo traduttore di Tito Livio, Convivium, XXXV, 6, 1967, pp. 732-745, condotto sull’analisi del manoscritto presso la Biblioteca della Sorbonne.

Nel 1986 esce Analisi linguistica e traduzione, Bologna, Pàtron in cui la traduzione si definisce come analisi intralinguistica e interlinguistica, come traduzione dell’intenzione comunicativa e trasposizione omologica. E non solo la traduzione linguistica, ma anche la traduzione intercodica e intersemiotica.

Il volume avrà una seconda edizione riveduta e ampliata nel 1991, che comprende un’interessante sezione dedicata a Universali cromatici e relativismo culturalenell’analisi comparativa francese/italiano.

Intensa è anche l’attività per la promozione di Associazioni Culturali, quali il Dorif: è del 1984 la sua “Lettera del Presidente”.

Non mancano i riconoscimenti per i Servizi resi alla Cultura Francese: 1964 Chevalier dans l’Ordredes Palmes Acaémiques, 1986 Officier, 1993 Commandeur; e 1975 l’Ordre national du mérite quale Direttore del Centro di Linguistica Teorica e Applicata dell’Università di Bologna.

1992-1999 tiene la Direzione scientifica dei Quaderni di Libri e Riviste d’Italia, Ministero dei Beni Culturali e Ambientali, Roma, Istituto Poligrafico dello Stato e cura la pubblicazione di numeri monografici dedicati alla Traduzione:

  • 1992 La Traduzione I, 28 “Modelli teorici per la traduzione”, pp.15-26;
  • 1995 La Traduzione II, Esperienze e prospettive della traduzione in Brasile; Presentazione pp. 7-9; e “L’analisi comparativa come ricerca dei meccanismi generatori di senso”, pp.11-26
  • 1996 n. 37, Atti del Convegno europeo sulla traduzione “Verso un’Unione Europea allargata ad EST: quale ruolo per la traduzione?” Trieste 27-28, maggio1996: “Identité culturelle et traduction”, pp. 85-91
  • 1997 La Traduzione III, 33 Aspetti e prospettive della traduzione in Russia; Presentazione:Traduzione e interpenetrazione culturale pp. 7-16: Discours textuel et métatextuel comme totalité singulière pp.173-188
  • 1999 La Traduzione IV, 43 La traduzione giuridica: implicazioni linguistiche e culturali, pp.7-19

Volumi in cui confluiscono le sue esperienze presso le Università europee (Francia, Germania, Belgio) e le Università di Tunisi, Stati Uniti, Canada, Brasile, Argentina, Giappone.

Come pure in:

1993 Lingua, segno e cultura, Biblioteca dei Quaderni di Italianistica, Canadian Society for Italian Studies.

Non c’è interruzione nella sua attività di ricerca che trova applicazione in ambiti diversi: le lingue minoritarie, il dialetto, l’analisi di testi poetici e letterari, la collaborazione al Dizionario degli Italianismi in francese,inglese, tedesco (Firenze, 2008), e la partecipazione come relecteur et évaluateur dal 2008 al progetto TLF-Étym del laboratorio ATILF.

Terminiamo questo percorso con due opere che completano le linee portanti del suo pensiero:

2000    Italiano e francese. Un’analisi comparativa, Torino/Milano, Paravia Scriptorium/ Bruno Monadori, in cui i due sistemi linguistici vengono analizzati a livello fonologico-fonetico, a livello sintattico e infine morfologico. Particolarmente densa è la parte dedicata alla sintassi: alla struttura della frase, alla passivizzazione e alla riflessivazione.

 2018    L’indeterminatezza del segno e il trasferimento delle culture, Firenze, Olschki editore, un’opera complessa, che apre sulla comunicazione linguistica come primo atto di traduzione da parte dell’utente e sul segno nelle sue diverse manifestazioni: linguistiche (linguaggio ordinario, letterario, scientifico), iconografiche (attraverso opere di pittori e artisti di epoche diverse) e nell’interdipendenza tra linguaggio poetico e musicale. Tutta l’opera è attraversata dal problema del generarsi del linguaggio nel suo rapporto dialettico con la cultura, con il mito.

Si conclude ora la lunga collaborazione che si è alimentata negli anni in una riflessione comune, in uno scambio aperto e propositivo nell’approfondimento delle tematiche che si presentavano nella “costruzione” dei suoi lavori.

Ritroviamo Enrico Arcaini nei suoi libri, di cui amava circondarsi sul suo tavolo di studio, disposti secondo un ordine concettuale e visivo, lo ritroviamo nella sua scrittura così personale in cui la parola è densa di significato.


Per citare questo articolo:

Pia GALETTO, « In ricordo di Enrico Arcaini », Repères DoRiF, n. 23 – Hommage à Enrico Arcaini, DoRiF Università, Roma, luglio 2021, https://www.dorif.it/reperes/pia-galetto-in-ricordo-di-enrico-arcaini/

ISSN 2281-3020